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Pd, conto alla rovescia
per un accordo in extremis

Basilicata

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POTENZA – Il crocifisso che sovrasta la testa di Bubbico, mentre Folino pronuncia il suo anatema contro “ciechi” e mistificatori, suggerisce l'immagine: solo una grazia potrà salvare il Pd in queste ore difficili. E anche due ex Pci come il viceministro e il deputato di Pietrapertosa – che ieri per le due assemblee di Potenza e Matera hanno dato appuntamento agli esponenti d’area rispettivamente a San Giuseppe lavoratore e al San Domenico – si affidano ai santi per evitare che l'epilogo sia: primarie di guerra.  

Il miracolo si può ancora fare, ma non dovrà arrivare oltre le prossime 48 ore. Una scelta di mediazione è possibile, a patto di garantire un nuovo corso. Non solo nell’indicazione del candidato presidente alle Primarie («uno strumento, ma non una soluzione politica, a cui si può arrivare in tanti modi»), ma anche per un progetto di «cambiamento autentico». E’ Vincenzo Folino a dettagliare la linea: per una mediazione alta serve un candidato «in grado di garantire gli interessi della Basilicata e dei lucani». Poco importa che sia “cattolico o buddista, un ex socialista, comunista o democristiano”. Ma non dovrà rispondere alla logica della cooptazione e della «sola gestione del potere». Con parole ancora più chiare: «I protagonisti dei questi ultimi otto anni devono lasciare la competizione ad altri». Non è unicamente la questione Rimborsopoli, che attiene a responsabilità individuali e rappresenta solo «il riflettore sui limiti di un partito che si è ripiegato solo sulle questioni interne e una classe dirigente che ha pensato a tutelare solo il proprio benessere». Quello che Vincenzo Folino continua a chiamare “partito regione” è un’esperienza chiusa e ora è necessario invertire la rotta.  Con una figura in grado di «rassicurare tutti i lucani sull'etica della politica, con le mani pulite sul banco». E che abbia risposte per i problemi concreti della regione. «Non vogliamo dettare la linea ma contribuire con la proposta di cambiamento». Il messaggio era stato già espresso con chiarezza nell'assemblea di fine giugno a Tito. Ma dall'altra parte «nessuno ha risposto, solo silenzio». Ancora peggio, si sono fatti vivi solo i «mistificatori».

Allora il messaggio tornano a ripeterlo. Nella speranza che questa volta qualcuno lo recepisca. Si tratta dell'ultima chiamata: “rinnovamento e responsabilità” o scontro diretto. Il candidato presidente dovrà essere accompagnato da un programma di comunità «in grado di ricucire lo strappo con cittadini e territori». Dunque, queste le condizioni messe sul banco, già rappresentate al segretario Speranza, a cui ora tocca il lavoro sporco: lavorare – sempre che ce ne siano i margini – per una soluzione che possa riportare sotto lo stesso tetto le due anime in netta contrapposizione. Da un parte quella di Bubbico e Folino, appunto, dall'altra quella di De Filippo e Margiotta. Con un candidato super partes, che per un pezzo importante di Pd lucano non potrà non corrispondere a questo tipo di profilo. Di nomi ufficiali i due parlamentari non ne fanno. Ma in campo ci sarebbero diverse ipotesi: l'ex sottosegretario del governo Monti, Gianpaolo D'Andrea, il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, l'attuale direttore dell'Arbea ed ex assessore regionale Rocco Colangelo. Ma c'è chi suggerisce anche il nome dello stesso viceministro Bubbico. Anche se quest'ultimo precisa: «Non mi sento in corsa. Voglio offrire il più generoso contributo per sbrogliare la difficile matassa, per la causa della Basilicata e del Pd lucano. Ma non sono in competizione». Qualcuno spera ancora nel segretario Speranza.

Resta in piedi pure l’ipotesi, anche se meno praticabile, di un estero: un candidato della società civile, dalla sensibilità politica e culturale che però non abbia avuto nessuna esperienza di gestione. Un profilo molto simile a quello dell’ex di Confindustria, Pasquale Carrano.

Torna a escludere un coinvolgimento diretto  in qualità di candidato presidente anche lo stesso Folino: «Sono a completa disposizione per qualsiasi missione di servizio. Poi mi troverete in un angolo. Ero già fuori dalla Basilicata. Sono tornato per dare il mio contributo in un momento difficilissimo. Ma non m’illudo sul “tutti mi vogliono, allora ritorno”». Ma tra le missioni di servizio ci potrebbe essere anche quella di una sua candidatura nel listino che consentirebbe così di risolvere il nodo De Filippo, che a questo punto rientrerebbe alla Camera come primo dei non eletti. Altro punto ribadito, la necessità di portare nella massima assise regionale consiglieri donne.

Poi, la sferzata finale: «Non vogliamo rivendicare il nostro operato, così come avremmo potuto fare. Nè ci metteremo a dire quello che abbiamo fatto noi e quello che invece hanno fatto gli altri. Ci assumiamo, invece, le nostre responsabilità. E per la nostra parte chiediamo scusa ai lucani per quella politica che ha smarrito la sua funzione di orientamento. Ma questa fase non può più essere gestita con la logica dei gestori, perché il periodo delle vacche grasse è finito». Al silenzio dell’altra parte ora devono seguire le scelte. E se la soluzione della mediazione così com'è stata presentata si rivelerà non praticabile, «allora non potremmo che arrivare alle terza via». Ovvero allo scontro diretto. Ognuno sulla propria strada. Con l’area defilippiana-margiottiana a sostegno di una propria candidatura che molto verosimilmente sarebbe quella di Marcello Pittella. E quella d’ispirazione Bubbico Folino, che - anche se nessuno lo dice ufficialmente -  catapulterebbe per direttissima nella competizione elettorale il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza. Quest’ultimo, presente in sala, commenta: «Non sarò candidato a tutti i costi. Solo se dovesse venire a mancare una scelta di unità considererei la possibilità di scendere in campo». Tra gli altri presenti, anche il sindaco Santarsiero e l'assessore provinciale Valluzzi, oltre ad Attilio Martorano. Assenti invece Antonio Luongo e il segretario Speranza che però hanno preso parte all'incontro di venerdì sera. Il week end sarà decisivo. E Folino ribadisce: «Non andremo a quelle trattative private da condurre in aule riservate a pochi».

m.labanca@luedi.it

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