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S'infiamma il dibattito nel Pd. Pittella replica a Folino:
«Non accetto lezioni di etica istituzionale»

Basilicata

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POTENZA - I più ottimisti prevedono tempi rapidi per la soluzione del nodo Pd: la proposta di mediazione affidata alla guida regionale, Roberto Speranza, sarebbe attesa a breve. Un nome super partes per portare alle Primarie un partito ricompattato per l’occasione. Le possibili soluzioni sono ancora tutte in campo: dalla convergenza su un esterno, all’individuazione di un candidato interno in grado di mettere tutti d’accordo. Nel frattempo i venti di tempesta sul governo nazionale potrebbero spingere anche a riconsiderare la situazione lucana. E il primo a ripensarci - data l’instabilità del Governo, minacciato dalle ire del Pdl e dallo spettro di elezioni anticipate - potrebbe essere proprio il capogruppo alla Camera Speranza. Forse l’unico ad avere le carte giuste per poter riportare tutti sotto lo stesso netto. Ma nell’attesa di quella che dovrebbe essere la proposta del segretario regionale nel segno dell’unità, sono le divisioni a tenere banco. Soprattutto dopo l’attacco sferrato da Bubbico e Folino che, ufficialmente parlano di alta mediazione, ma nella pratica non risparmiano sferzate. Quelli dell’area moderata, in particolare De Filippo e Margiotta, non rispondono. Anzi, il senatore - assente dalla Basilicata - qualche commento lo affida a twitter. E dal social network liquida la questione: «Non rispondo ad affermazioni mistificatrici e deliranti». Ma aggiunge: «Nessuno sottolinea che prendono distanze dagli ultimi otto anni i protagonisti degli stessi».   «Darò il mio contributo a Speranza perché il Pd vinca la sfida», assicura. E rilancia: «Vorrei un pubblico confronto   per eliminare le ipocrisie di cui Folino è maestro».

Reagisce, invece, in maniera più compiuta, il vice presidente della Giunta, ma soprattutto colui che sarebbe il candidato d’area nel caso in cui una soluzione di mediazione dovesse rivelarsi impossibile. Marcello Pittella, raggiunto telefonicamente dal Quotidiano, nonostante la premessa, «non ho voglia di fare alcuna polemica», non si sottrae alle domande. «Io? Cosa penso? Che non posso accettare lezioni di etica istituzionale da chi parla di rinnovamento ma porta avanti lo stesso modello di partito organizzato per filiere. Cosa sono state le assemblee di sabato se non questo?».

«Per quanto riguarda me - spiega - ho detto subito due cose: sì alle Primarie, ma vissute in un certo modo, con l’assoluta consapevolezza che l’unità del partito e del centrosinistra vengono prima. L’ho detto in direzione, e l’ho ribadito a Speranza. Parlo con il segretario, non con un pezzo di partito. E’ quella la sede in cui confrontarsi non in riunioni d’area che sanno più che altro di schieramento di truppe. Io ci credo nel partito, non alimento filiere di parte, mi sono messo a lavorare ai problemi della Basilicata, per quel che mi compete, e anche all’unità del pd. Se lo facessero tutti - invece di fare strumentale moralismo, impartire lezioni di etica istituzionale e imporre la propria linea - sarebbe meglio. Dal canto mio, non ho risposto agli attacchi, non è così che intendo le Primarie, sono rimasto in silenzio, avrebbero dovuto apprezzarlo».

E’ chiaro che se passasse la linea “nessun candidato che arrivi dagli ultimi otto anni di governo alla regione”, il primo a essere fuori sarebbe proprio lui, il consigliere più votato alle ultime regionali. «Non sento di dover assumere sulle mie spalle la responsabilità di un’intera classe dirigente per un solo anno in Giunta. E non credo che le cause che hanno portato alla crisi politica siano da addebitare ai soli consiglieri, escludendo così chi governa da trent’anni ed evidentemente lo stesso partito, che non ha saputo fare quello scatto di reni che sarebbe stato necessario».    

«L’unità del Pd viene prima, lo ribadisco. Ma attenzione, le primarie non possono essere intese come una guerra. Sbaglia chi lo fa. Poi, non mi sottrarrò alle opportune decisioni per il bene del partito e del centrosinistra. Se serve un’intesa per la Basilicata ci sarà. Ma non questi con metodi, senza imposizioni, attraverso una sintesi  vera, senza filiere organizzate e organigrammi precostituiti». «Ad ogni modo - conclude - la proposta dovrà arrivare dal mio segretario, non da una corrente». 

A commentare le parole del deputato Folino, ieri, anche il renziano, Fausto De Maria: «Condivido fortemente la sua proposta  di partire da un rinnovamento totale  Ma non credo in primarie alla Prodi,  che servono solo per legittimare il candidato deciso a tavolino. Dovranno essere gli elettori - conclude il sindaco di Latronico - a scegliere il loro candidato».

m.labanca@luedi.it

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