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Rimborsopoli, a casa chi ha sbagliato

Basilicata

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SARA’ perché, per deformazione professionale, a me viene naturale ricordare e conservare ogni evento del passato nella mia memoria ma a me pare che in Basilicata, tutti si siano dimenticati perché dobbiamo andare a votare a novembre.

Le dimissioni del presidente De Filippo avvengono dopo uno scandalo di dimensioni eccezionali, uno scandalo che va a innestarsi nell’etica e nella morale individuale e collettiva.

Uno scandalo che investe tutti o quasi tutti, definito rimborsopoli.

Ebbene, non mi piace apparire una sorta di cittadina che punta il dito o controlla o mette sullo stesso piano chi davvero ha utilizzato il danaro pubblico per spese personali e coloro che hanno speso male qualche centinaio di euro. Non serve essere così esageratamente moralisti, ma chi ha usato male il danaro pubblico non deve essere candidato.

Perché se fosse nuovamente candidato allora a cosa sarebbero servite le dimssioni del presidente De Filippo?

Queste elezioni sono un evento straordinario, nascono da dimissoni che non hanno un sapore politico, nascono dalla decisione di De Filippo di porre fine a una situazione malata, ormai incontrollabile, il malaffare che è in tutti o quasi tutti, la cattiva gestione dei fondi, e qualcuno ancora si pone il problema se candidare o meno gli inquisiti o condannati? E sui giornali di carta e sul Web impazza il toto presidente? E su, anche voi signori giornalisti, siate meno gossippari, qui è in gioco il destino di tutti noi. Ma chissenefrega se il presidente sarà Tizio o Caio, interessa che sia onesto e con esperienza e che ami questa terra.

Perché se il PD è di fronte a questo problema che nessuno pare ricordare, lo è anche il PDL o comunque tutti quei partiti regionalisti e non che fra le loro fila hanno consigleri o assessori dediti alla raccolta degli scontrini.

E se i lucani votassero nuovamente costoro diventerebbero complici e, dunque, colpevoli perché voterebbero individui che si sono impossessati indebitamente del danaro di tutti.

E allora tanto vale che il presidente De Filippo torni al suo posto inseme a tutti gli altri, a cosa servirebbe andare a votare? A spendere male altro danaro mentre in giro non c’è lavoro, gli stipendi sono inadeguati al costo della vita e la gente si arrangia a sopravvivere?

La questione etica e morale non è un gioco politico di alleanze, è qualcosa che interessa tutti e chi ha sbagliato deve tornare a casa e lasciare i  pubblici incarchi.

Altrimenti anche io voterò per il partito di Grillo, ci governeranno giovani senza esperienza e capacità amministratva ma mi auguro saranno onesti.

Certo, in questo momento di crisi, non si dovrebbero fare altri errori, non è prudente immaginare giovani inesperti anche se di buona volontà.

Ritengo che la migliore formula sia candidare coloro che hanno esperienza e non sono convolti in rimborsopoli insieme a nuove figure anagraficamente giovani e meno giovani, non dimentichiamo ciò che suggerisce papa Francesco che la vecchiaia è la sede della sapienza.

Se dovessi essere eletta ad esempio al Senato, anche io vagherei raminga senza sapere cosa fare dentro il palazzo del Senato. Se nessuno me lo insegna, non posso conoscere, sapere quali sono i meccanismi e, dunque, se tutti fossero neofiti senatori come me, si bloccherebbe il Senato.

Invece, il buonsenso e la volontà di uscire fuori da questo momento così tormentato, impone che ci siano dei “vecchi” onesti a insegnare ai nuovi la gestione amministrativa, e se mai i nuovi possono far notare dove ci sono stati errori o clientelismi nella gestione di appalti e fondi pubblici.

Mi auguro che questo avvenga in ogni partito, me lo auguro da cittadina, da madre di una giovane laureata e specializzata, me lo auguro da donna, sì mi auguro di vedere donne brave e capaci ad amministrare le scelte che fa la società civile.

Poi se i lucani voteranno gli stessi che hanno procurato le dimissioni del presidente De Filippo, significa una sola cosa e cioè che la corruzione, i soprusi, le clientele, le ingiustizie piacciono e non si vuole debellarle. Insomma, più che definirli lucani, popolo valoroso e orgoglioso dell’antichità, dovranno chiamarsi popolo degli scontrini. Io mi tiro fuori poiché io non voterò per inquisiti e condannati e. pertanto, resto Lucana!

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