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Roberto il paciere tra Matteo ed Enrico
Speranza prova a mettere ordine nel Pd

Basilicata

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POTENZA - «Il ricatto» di Berlusconi, il «ping pong»  tra Matteo Renzi ed Enrico Letta, i rischi per l’economia e l’immagine dell’Italia all’estero. Altro che trenini e accordi per evitare sorprese alle primarie per il prossimo candidato governatore del centrosinistra lucano.

E’ uno Speranza tutto nazionale quello comparso a pagina 6 sulla Stampa di ieri, mentre l’Ansa batteva la proposta di De Filippo per una mediazione con l’area bersaniana del partito su 4 nomi per il suo successore. Un Roberto, addirittura, che prova a fare da “paciere” tra Matteo ed Enrico nello scontro sulle candidature in caso di elezioni anticipate. Un «giochino» che a suo avviso rischia di dare la sensazione all’esterno di un partito democratico rassegnato alla fine dell’esperienza del governo,mentre «la responsabilità di uno strappo è tutta solo sulle spalle del Pdl».

Il segretario del Pd lucano, ma ormai sopratutto capogruppo “dem” alla Camera dei deputati, colloquiando con Carlo Bertini ripete il concetto almeno tre volte, accusando di irresponsabilità chi  mette a repentaglio le larghe intese e i risultati dei provvedimenti «messi in fila» nelle scorse settimane, sia sul piano interno che su quello internazionale.

«Se la loro posizione resta quella - dice riferito agli azzurri della maggioranza - il timore è che la corda si spezzi, perché non possiamo accettare ricatti. Io mi auguro che regga questo governo e sarebbe un errore gravissimo provocare nuova instabilità. Tutti sono convinti che sarebbe irresponsabile da parte del Pdl provocare una crisi drammatica. Anche se è comprensibil lo stato di disagio di una grande forza il cui leader è stato condannato in via definitiva. Ma il pallino è nelle mani del Pdl».

Di più sulla vicenda Berlusconi e in particolare il voto sulla sua decadenza da senatore nella Giunta per le elezioni, “Roberto” spiega che da parte del Pd «non può esserci alcun ripensamento». Prima l’Italia e poi il cittadino Berlusconi. «Se si vuol intendere che bisogna prendere tempo perché si tratta di Berlusconi questo è irricevibile, perché la legge e le procedure devono essere uguali per tutti. Vanno fatte le valutazioni di merito ma non si può trasdormare la Giunta in un quarto grado di giudizio». Spiccicata la linea del partito. «Non è che siccome Berlusconi è il padre del centrodestra possiamo interpretare in maniera diversa norme a mio avviso molto chiare».

Quanto invece ai dissidi tra Matteo ed Enrico, Roberto ripete il mantra delle primarie come una formula salvifica. «Se si dovesse votare le faremo». Ma fino ad allora, fermo restando che «non sarà secondario vedere chi sfiducerà questo governo», è Letta «il premier che serve al paese e ogni altra ipotesi porterebbe ad addossare al Pd una parte di responsabilità della crisi. In questo momento non bisogna dare alibi a nessuno parlando di subordinate o sbocchi successivi, perché la responsabilità di uno strappo è tutta solo sulle spalle del Pdl».

Cosa c’è di meglio di un comune nemico esterno per ricompattare le lacerazioni nelle proprie file? Peccato che in Basilicata non se ne veda ancora nessuno. 

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