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Uscita pubblica di Adduce e D'Andrea
Erano considerati le opzioni della pace

Basilicata

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7 minuti 21 secondi

 

MATERA - Ci sono tanti modi per confrontarsi. La riflessione su un  libro di storia dei diritti dei lavoratori, di lotte contro il latifondo, di voglia di rivalsa di un popolo, è uno dei migliori. Nella loro prima occasione di incontro pubblico da quando i loro nomi sono in corsa per la presidenza della Regione nelle fila del Pd, hanno rievocato le  figure di  Giuseppe Novello e Vincenza Castria (attraverso le memorie di quest'ultima raccolte dal figlio Filippo nel libro “Rossa terra mia”). Impossibile individuare, se non per cenni quasi impercettibili, eventuali temi di confronto fra le due visioni della politica. A qualche domanda, però, non si sono potuti (e voluti) sottrarre. Incontro fra concorrenti, contendenti, avversari? Salvatore Adduce preferisce attenersi all'attualità. «Ho chiamato Giampaolo per invitarlo a darci il suo contributo, quando già c'erano rumors sulle candidature. Con lui eravamo già stati candidati e poi eletti all'epoca del Mattarellum nel collegio di Matera; fu una collaborazione splendida, riuscendo a svoglere la funzione propria dei rappresentanti dei cittadini. E' stata una delle esperienze migliori, lui al Senato e io alla Camera, tra il 2001 e il 2006. Successivamente col Governo Prodi, quando lui era sottosegretario io nelle vesti di  senatore ho continuato con lui una intensa collaborazione». 
Fair play in piena regola con tanto di onore al ruolo di storico e studioso di D'Andrea: «Questa occasione è stata ideale per poter avere una sua lettura di una pagina importante della storia del secolo scorso, dell'epopea delle lotte contadine. Uno storico come lui, oggi,  non poteva mancare». Dunque, quello al tavolo dei relatori di Palazzo Lanfranchi si deve considerare solo un'occasione comune fra ex colleghi?  «Siamo in una fase di  discussione su ipotesi che potrebbero portare ad uno sbocco unitario alla discussione del Pd. Riconosco a D'Andrea una cultura robusta che in questi anni ci ha consentito di leggere attentamente alcune fasi della storia più o meno recente. Sarà l’occasione - si lascia sfuggire il sindaco di Matera - per scambiarsi qualche notizia sulle ultime giunte in nottata. E’ un’altalena movimentata, sembra lo spread di altri tempi ma come si sa in questi casi, i giochi si chiudono all’ultimo minuto, possono sempre esserci delle sorprese». 
Nulla di strano nell’incontro con Adduce,  secondo Giampaolo D’Andrea che pochi minuti  prima di intervenire per descrivere la vicenda umana e civile di Vincenza Castrìa e Giuseppe Novello, chiarisce: «Le due cose sono slegate. La manifestazione era nata in un altro momento. E’ questa la mia attività preminente perchè  di questi temi mi sono più volte occupato  per i miei studi storici. Credo che le vicende di chi ha dato la vita debbano farci trarre valutazioni. Non avrebbe senso lottare se non per andare avanti, sacrificare una vita se non per indicare nuovi obiettivi». Leggere un paradigma in questi valori sarebbe fin troppo semplice. D’Andrea chiarisce ulteriormente: «Analogie fra il clima dell’epoca e quello di oggi? Si tratta di momenti molti diversi.Il contesto complessivo del Dopoguerra era molto alto, ma era molto più forte anche la voglia di ricominciare, di costruire un mondo nuovo. Anche l’Italia di oggi dovrebbe recuperare quei valori. In questa fase stiamo vivendo una crisi di tipo finanziario che rivela però un Paese che si è è un po seduto e non parlo solo dei decisori politici ma anche per il protagonismo sociale, per la voglia di individuare nuovi obiettivi, nella capacità di comprendere cosa bisogna cercare. Se il Paese regredisse, le lotte raccontate nel libro sarebbero state inutili».
L’incontro a Palazzo Lanfranchi, dunque, ha il sapore di un contributo professionale, storico, accademico anche se la politica è dietro l’angolo. «Le trattative si svolgono senza la nostra partecipazione. Non ho chiesto nè sollecitato la mia candidatura. Da più parti mi è stato fatto presente che io avrei potuto essere la soluzione per uscire  dalla difficoltà determinata dallo scioglimento anticipato del consiglio regionale. Vedo che, però, ci sono difficoltà. Tocca ora a chi deve valutare fino in fondo l’utilità di questa cosa». 
Antonella Ciervo

MATERA - Ci sono tanti modi per confrontarsi. La riflessione su un  libro di storia dei diritti dei lavoratori, di lotte contro il latifondo, di voglia di rivalsa di un popolo, è uno dei migliori. 

 

Nella loro prima occasione di incontro pubblico da quando i loro nomi sono in corsa per la presidenza della Regione nelle fila del Pd, hanno rievocato le  figure di  Giuseppe Novello e Vincenza Castria (attraverso le memorie di quest'ultima raccolte dal figlio Filippo nel libro “Rossa terra mia”). Impossibile individuare, se non per cenni quasi impercettibili, eventuali temi di confronto fra le due visioni della politica. A qualche domanda, però, non si sono potuti (e voluti) sottrarre. Incontro fra concorrenti, contendenti, avversari? 

Salvatore Adduce preferisce attenersi all'attualità. «Ho chiamato Giampaolo per invitarlo a darci il suo contributo, quando già c'erano rumors sulle candidature. Con lui eravamo già stati candidati e poi eletti all'epoca del Mattarellum nel collegio di Matera; fu una collaborazione splendida, riuscendo a svoglere la funzione propria dei rappresentanti dei cittadini. E' stata una delle esperienze migliori, lui al Senato e io alla Camera, tra il 2001 e il 2006. Successivamente col Governo Prodi, quando lui era sottosegretario io nelle vesti di  senatore ho continuato con lui una intensa collaborazione». Fair play in piena regola con tanto di onore al ruolo di storico e studioso di D'Andrea: «Questa occasione è stata ideale per poter avere una sua lettura di una pagina importante della storia del secolo scorso, dell'epopea delle lotte contadine. Uno storico come lui, oggi,  non poteva mancare». 

Dunque, quello al tavolo dei relatori di Palazzo Lanfranchi si deve considerare solo un'occasione comune fra ex colleghi?  «Siamo in una fase di  discussione su ipotesi che potrebbero portare ad uno sbocco unitario alla discussione del Pd. Riconosco a D'Andrea una cultura robusta che in questi anni ci ha consentito di leggere attentamente alcune fasi della storia più o meno recente. Sarà l’occasione - si lascia sfuggire il sindaco di Matera - per scambiarsi qualche notizia sulle ultime giunte in nottata. E’ un’altalena movimentata, sembra lo spread di altri tempi ma come si sa in questi casi, i giochi si chiudono all’ultimo minuto, possono sempre esserci delle sorprese». 

Nulla di strano nell’incontro con Adduce,  secondo Giampaolo D’Andrea che pochi minuti  prima di intervenire per descrivere la vicenda umana e civile di Vincenza Castrìa e Giuseppe Novello, chiarisce: «Le due cose sono slegate. La manifestazione era nata in un altro momento. E’ questa la mia attività preminente perchè  di questi temi mi sono più volte occupato  per i miei studi storici. Credo che le vicende di chi ha dato la vita debbano farci trarre valutazioni. Non avrebbe senso lottare se non per andare avanti, sacrificare una vita se non per indicare nuovi obiettivi». 

Leggere un paradigma in questi valori sarebbe fin troppo semplice. D’Andrea chiarisce ulteriormente: «Analogie fra il clima dell’epoca e quello di oggi? Si tratta di momenti molti diversi.Il contesto complessivo del Dopoguerra era molto alto, ma era molto più forte anche la voglia di ricominciare, di costruire un mondo nuovo. Anche l’Italia di oggi dovrebbe recuperare quei valori. In questa fase stiamo vivendo una crisi di tipo finanziario che rivela però un Paese che si è è un po seduto e non parlo solo dei decisori politici ma anche per il protagonismo sociale, per la voglia di individuare nuovi obiettivi, nella capacità di comprendere cosa bisogna cercare. Se il Paese regredisse, le lotte raccontate nel libro sarebbero state inutili».

L’incontro a Palazzo Lanfranchi, dunque, ha il sapore di un contributo professionale, storico, accademico anche se la politica è dietro l’angolo. «Le trattative si svolgono senza la nostra partecipazione. Non ho chiesto nè sollecitato la mia candidatura. Da più parti mi è stato fatto presente che io avrei potuto essere la soluzione per uscire  dalla difficoltà determinata dallo scioglimento anticipato del consiglio regionale. Vedo che, però, ci sono difficoltà. Tocca ora a chi deve valutare fino in fondo l’utilità di questa cosa». 

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