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Il peso terribile della burocrazia

Basilicata

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LE analisi dei giorni passati avanzate da Francesco Perone sulle pagine de "Il Quotidiano della Basilicata" in merito alla questione regionale hanno attivato in me la voglia di riflettere, ragionare e scrivere ancora, come non faccio da tempo.

La Basilicata, dissi tempo fa è, per abitanti, poco più di un Quartiere di Napoli o Roma, ma è, per territorio e risorse, strategica nel contesto nazionale. La legge dei numeri ci insegna, però, che se il numero degli elementi è ridotto la proporzione dei buoni e cattivi è medesima ma il numero in sé dei buoni e dei cattivi è minore, e quindi, calando sulla Basilicata si realizza la cosiddetta "ripetizione dei nomi" nei posti che contano.

Nella nostra terra, amata, è proprio così. La politica, come un'arte ed una professione, si tramanda di padre in figlio o di zio in nipote, come una lobby stretta nella quale l'ingresso è impossibile. I nomi si ripetono nelle pubbliche amministrazioni, nelle cosiddette "Società Miste" ed anche nelle aziende private, perchè in Basilicata il clientelismo ha la sua manifestazione più eclatante anche nelle aziende private, che in realtà tanto private non sono. (Se una azienda privata vive, produce redditi, per la maggior parte con contributi pubblici quella azienda non può definirsi privata ma "quasi pubblica" e la Basilicata ne è la patria di questo tipo di aziende, molto spesso riconducibili alle cosiddette filiere politiche.)

Le filiere politiche, da noi, superano qualsiasi logica partitica e di coalizione, calate ampiamente su tutto il territorio agiscono per finalità tutt'altro che politiche ma solo ed esclusivamente privatistiche. Perchè la politica è lo strumento al servizio, in questa logica, di interessi personali o, al più, familiari.

Il popolo è il primo responsabile, chiariamoci, mai pronto a rimboccarsi le maniche per ribellarsi ma veloce, all'istante, ad andare a stringere le mani al potente di turno, ad offrirgli il prosciutto ed il vino rosso per Natale ed il capretto per Pasqua. Il popolo, in fin dei conti sta troppo bene in questo stato di cose, ma si lamenta, con modi prettamente infantili, nel tentativo di ottenere un tornaconto, sempre personale.

Ecco perchè il 24 aprile del 2013 che doveva essere il giorno della Liberazione Lucana si è assistito ad atteggiamenti di dispiacere e quasi pena verso la decisione di Vito De Filippo di dimettersi. Addirittura è stato supplicato di non mollare, ed infatti è lì in attesa di un posizionamento. Così come il Presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, che oggi sembra essere proiettato alla Candidatura a Governatore della Regione per novembre.

Riflettendo su Rimborsopoli, vera pagina meschina della Regione Basilicata, mi chiedo come possa essere un puro Piero Lacorazza che aveva chiesto, come già affermato nella nota di Francesco Perone di martedì, di ricontrollare i suoi rimborsi: lo dico senza alcun timore, questo atto rappresenta una consapevolezza di un reato, ai miei occhi. Rimborsopoli, in fondo è stato fumo negli occhi ai lucani, che anche questa volta non hanno saputo cogliere un momento importante. Perchè la Lucania dei Lucani, affermavo giorni fa, è morta nei giorni di Scanzano, in cui la politica è riuscita a mettere totalmente le mani sui cittadini, senza darsene accorgere.

La Basilicata è già un'unica Istituzione, che dal centro governa e dirige tutte le postazioni della Periferia, perchè è, di fatto, governata da un'unica entità che da 30 anni o più fa il bello e il cattivo tempo, senza trattare di politica ma di affari, alle spalle dei cittadini.

Probabilmente sarebbe quindi giusto vedere oggi alla Basilicata come una città metropolita così da ottimizzare anche i costi pubblici delle Istituzioni ma tutto questo sarebbe impossibile poichè, quell'entità che ha in mano tutto da 30 anni, necessita di postazioni per ripagare i membri dell'entità stessa. La verità è questa ed è sotto gli occhi di tutti il Walzer delle postazioni che in questi mesi abbiamo visto e delle probabili candidature senza alcuna logica politica e di sviluppo della Regione ma, piuttosto, di occupazione di seggiole.

Quale Basilicata sarà è difficile dirlo, anche solo immaginarlo perchè tutto è talmente confuso che sembra volutamente confuso così da non far assumere a nessuno le responsabilità che gli competono, neppure ai lucani, elettori anomali ed incapaci di un riscatto nei fatti.

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