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L'INTERVENTO/ verso le regionali
Un Pd lacerato dalle primarie

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 45 secondi
di MIMMO MASTRANGELO
POLITICAMENTe la penso all’antica. E non so se sia un pregio o un difetto. Pensando fuori da questo tempo, devo dire che le primarie non mi hanno mai appassionato, anche se poi è un metodo  democratico con cui i cittadini  votano liberamente e scelgono un  candidato che potrebbe  divenire il primo ministro, il presidente di una regione o il sindaco di una città o di un comune. Ma a parte la legittimità della formula partecipativa, va pure aggiunto che le primarie nel nostro Paese sono state la risposta all’eruzione di un sistema partitico  scoppiato e sbrindellato. E le primarie lucane del prossimo 22 settembre arrivano in conseguenza di un  Pd regionale abbondantemente malmesso. 
Di un partito spoglio persino di quella  minima  visione unitaria che sarebbe utile per tenere a freno certi pruriti ed aspirazioni del tutto personali. 
Il duello  tra Pittella e Lacorazza (gli altri due candidati delle primarie non fanno testo nella competizione, e lo sanno benissimo) poteva essere evitato  se  solo Roberto Speranza, da segretario regionale, si fosse impegnato, subito dopo le dimissioni della  giunta di De Filippo, a  trovare tra i democratici una nome di garanzia per rinsaldare l’alleanza di tutto il centro-sinistra. Non è andata così. Speranza ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza a gestire una delicata situazione, De Filippo  è andato ad immolarsi in una rocambolesca “endorsement”, Marcello Pittella  avrà peccato  di una qualche presunzione, mentre tutto il gotha del partito (Folino, Bubbico, De Filippo) peggio non poteva fare che  schierarsi con un solo candidato quanto avrebbe potuto muoversi con più finezza. La competizione  Lacorazza-Pittella, a prescindere da chi sarà il vincitore, lascerà di sicuro non pochi  strascichi di malumore e carni lacerate. 
E a quel punto  qualcuno (anzi, più di qualcuno)  dovrà  pur chiedersi che senso ha continuare stare in un partito che non riesce a darsi nemmeno il più fesso dei progetti condivisi, che persiste ad inseguire rotte contorte e continua a marchiarsi di un alto tasso masochistico a farsi male da solo?  

Politicamente la penso all’antica. E non so se sia un pregio o un difetto. Pensando fuori da questo tempo, devo dire che le primarie non mi hanno mai appassionato, anche se poi è un metodo  democratico con cui i cittadini  votano liberamente e scelgono un  candidato che potrebbe  divenire il primo ministro, il presidente di una regione o il sindaco di una città o di un comune. Ma a parte la legittimità della formula partecipativa, va pure aggiunto che le primarie nel nostro Paese sono state la risposta all’eruzione di un sistema partitico  scoppiato e sbrindellato. 

E le primarie lucane del prossimo 22 settembre arrivano in conseguenza di un  Pd regionale abbondantemente malmesso. 

Di un partito spoglio persino di quella  minima  visione unitaria che sarebbe utile per tenere a freno certi pruriti ed aspirazioni del tutto personali. Il duello  tra Pittella e Lacorazza (gli altri due candidati delle primarie non fanno testo nella competizione, e lo sanno benissimo) poteva essere evitato  se  solo Roberto Speranza, da segretario regionale, si fosse impegnato, subito dopo le dimissioni della  giunta di De Filippo, a  trovare tra i democratici una nome di garanzia per rinsaldare l’alleanza di tutto il centro-sinistra. Non è andata così. 

Speranza ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza a gestire una delicata situazione, De Filippo  è andato ad immolarsi in una rocambolesca “endorsement”, Marcello Pittella  avrà peccato  di una qualche presunzione, mentre tutto il gotha del partito (Folino, Bubbico, De Filippo) peggio non poteva fare che  schierarsi con un solo candidato quanto avrebbe potuto muoversi con più finezza. 

La competizione  Lacorazza-Pittella, a prescindere da chi sarà il vincitore, lascerà di sicuro non pochi  strascichi di malumore e carni lacerate. E a quel punto  qualcuno (anzi, più di qualcuno)  dovrà  pur chiedersi che senso ha continuare stare in un partito che non riesce a darsi nemmeno il più fesso dei progetti condivisi, che persiste ad inseguire rotte contorte e continua a marchiarsi di un alto tasso masochistico a farsi male da solo?  

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