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M5S, la rivincita di Di Bello
e i molti nodi dei grillini

Basilicata

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POTENZA - Giuseppe Di Bello e Francesco Vespe. Sono i due più votati nelle “circoscrizioni” 5 Stelle di Potenza e Matera e non fanno proprio contenti tutti. Ma per il tenente della Polizia provinciale tutto questo suona come un riscatto. Blindatissima dai Meetup di Potenza la sua candidatura, più dello stesso Gabriele Di Stasio, forse un po’ “punito” dai potentini proprio per quella riunione carbonara indetta pochi giorni prima delle primarie di Vietri per votare a colpo sicuro il candidato. Sarà ma la questione Di bello è ancora aperta, perché la condanna in primo grado a 2 mesi e 20 giorni per rivelazione di segreto d’ufficio, ottenuta dopo aver scelto il rito abbreviato, a differenza del radicale Maurizio Bolognetti, ancora in attesa di giudizio per rito ordinario perché coinvolto nella stessa vicenda, pesa. E non tanto dal punto di vista umano, quanto da quello puramente politico. E c’è qualcuno, come Michele Labriola, attivista e non candidato, che sta cercando di farlo capire agli altri. Come si comporterà Di Bello quando dovrà firmare la certificazione che attesta la mancanza di condanne penali anche non definitive e la certificazione di mancanza di procedimenti penali in corso? Difficile dirlo, sarà lo staff nazionale a valutare. Da Potenza pensano che la condanna per aver rivelato i dati sull’inquinamento del Pertusillo potrebbe essere una sorta di “medaglia al valore” visto lo spirito del Movimento 5 Stelle. Non a caso le votazioni sono andate avanti a Vietri senza colpo ferire. L’ultimo scoglio è la certificazione nazionale, anche perché il casellario giudiziario pubblicato da Di Bello difficilmente può contenere qualcosa, visto che si tratta di una sentenza ancora non definitiva in quanto solo di primo grado. Peccato che Labriola adesso si trovi in una situazione difficile: perchè Di Bello ha anche minacciato querele nei confronti dell’attivista. Insomma: addio alla pacatezza sul forum. Dopo due giorni di chiusura si ritorna ai toni minacciosi, con buona pace della Liuzzi che aveva invitato i materani (ma si può estendere un po’ a tutti i lucani) a riprendere le redini del movimento e ad evitare il “tastierismo” dietro un pc. Eppure, proprio in occasione della “graticola” di due giorni fa, il gruppo di Potenza aveva votato autonomamente una condizione: non avrebbero risposto alle domande degli attivisti. Un colpo di coda che di fatto ha favorito Di Bello, che è riuscito a scansare le polemiche.

A Matera invece il mal di pancia sta tutto dietro il nome di Francesco Vespe, forte del suo successo perché secondo alcuni si porterebbe dietro qualche pacchetto di voti in più che gli avrebbero garantito il posto da capolista. Ma se è vero che “uno vale uno” adesso i nodi dovranno venire al pettine.

Il day after è fatto anche di tempi organizzativi: perché c’è da mettere insieme i gruppi di lavoro sul programma e far partire la macchina dello staff nazionale per ottenere la certificazione della lista di consiglieri e chiudere la partita sulla scelta del candidato “portavoce” alla presidenza della Regione Basilicata. Per ora si sa che la lista dovrebbe essere di venti persone più il candidato presidente, ma potrebbe anche essere anche più estesa. È per questo che ci sono i candidati riservisti, uno di questi, Andriuolo, ha oltretutto dato la disponibilità come candidato portavoce. Questo aspetto si dovrà valutare soltanto dopo al scelta futuro candidato governatore. Nel caso dovesse essere un materano allora sarebbero scartati i potentini, altrimenti sarà l’esatto contrario.

Quanto agli altri c’è qualche dubbio. Ambrosini, che è finito nella lista consiglieri, è uno di quelli che in una lettera si è dichiarato disponibile alle alleanze con altre realtà di movimento, mentre Angela Calia ha un passato come candidata con Matera Cambia a sostegno di Mimmo Genchi alle comunali del 2010.

v.panettieri@luedi.it


 


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