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Chiuso l'ultimo filone delle indagini
Il conto sale di 39mila euro

Basilicata

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POTENZA - L’acquisto dell’auto del cugino-commercialista a spese del Pd, e il riacquisto della stessa 20 mesi più tardi, ma per sè, a un terzo del valore iniziale. Le gomme per il dirigente dell’Idv. Il capestro attorno al collo del precario della Comunità montana “stretto” dal presidente-consigliere ex Udc. Il pranzo “alla romana” per gli auguri di Natale organizzato dall’ex assessore, che poi si è fatto rimborsare l’importo per intero. Le contraddizioni del collaboratore del presidente. E ancora fatture false, notti in albergo con accompagnatori e accompagnatrici “non autorizzate”, più una tavolata di compleanno.

Ammontano a poco più di 39mila euro i rimborsi contestati ai 9 membri del parlamentino e della giunta lucana destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini dell’ultimo stralcio dell’inchiesta dei pm Sergio Marotta e Francesco Basentini. Su tutti l’ex consigliere dell’Udc poi passato a La Destra, Vincenzo Ruggiero, che da solo ne vale 33mila e rotti. Poi, con poco più di 2mila, segue l’ex assessore “esterno” alle infrastrutture Rosa Gentile, oggi presidente di Acquedotto lucano spa. Quindi il democratico Vincenzo Viti con 1.300, dimessosi da assessore alla formazione e consigliere regionale dopo essere finito agli arresti domiciliari proprio a causa di quest’inchiesta. E ancora a scendere: il consigliere regionale dei Fratelli d’Italia Mario Venezia (1.007), l’assessore regionale in carica alla formazione dell’Udc Roberto Falotico (562), i consiglieri del Pdl Nicola Pagliuca (377)  Franco Mattia (358), Antonio Autilio Idv (276), Agatino Mancusi dell’Udc (230), infine Roberto Dalessandro del Pd (200).

Le ipotesi dell’accusa vanno dal peculato, alla violenza privata passando per la truffa e il falso. Ma tra gli indagati per false informazioni al pm «con l’aggravante di aver consumato il fatto per assicurare l’impunità a Vito De Filippo» c’è anche Nicola Brenna, uno dei più stretti collaboratori del presidente della giunta, indicato proprio da quest’ultimo come il responsabile del pasticcio di quelle 6 fatture da 2.500 euro di francobolli che non convincono gli inquirenti.

Potrebbero rispondere davanti a un gup di favoreggiamento vero e proprio nei confronti di Vincenzo Viti - invece - Carmela Mancino, amministratore del ristorante La Locanda di Potenza, e il suo commercialista Angelo Galgano. Mentre il cugino-commercialista dell’ex deputato risulta iscritto per concorso in falso e peculato per alcuni scontrini corretti a penna con l’aggiunta di cifre per gonfiarne l’importo, e la compravendita della sua auto. Viti in pratica, «in veste di capogruppo del Pd e per conto del gruppo stesso», nel 2010 avrebbe acquistato da una concessionaria la Volvo usata del cugino per 16mila euro. Salvo poi tenerla per sè al termine del mandato non più tardi di venti mesi dopo, quando è stato nominato assessore alla formazione, riscattandola per un terzo del suo valore iniziale. Gli inquirenti contestano «un  danno economico per il gruppo e quindi per la Regione Basilicata» soltanto di 350 euro, che è il sovrapprezzo applicato dalla concessionaria che ha curato la prima compravendita. Eppure nel capo d’imputazione sottolineano l’esistenza anche di quei diecimila di svalutazione, come se su questi avessero fatto un passo indietro soltanto all’ultimo momento. Autilio è accusato di aver usato i soldi del gruppo dell’Idv per pagare un treno di gomme per un autocarro di proprietà dell’attuale coordinatore regionale dell’Idv Gaetano Cantisani. Dalessandro dovrà spiegare perché una tipografia di Miglionico ha disconosciuto una fattura da 200 euro. Falotico negli scorsi mesi ha già restituito sua sponte al Consiglio molto più di quello che oggi gli viene contestato ma rischia di pagare lo stesso un prezzo elevatissimo per alcuni pernottamenti più spese di ristorazione in trasferta con la moglie a Roma. Ospiti “abusivi” in albergo a spese dei rispettivi gruppi anche per Agatino Mancusi, Franco Mattia, Nicola Pagliuca. Diversa la situazione di Mario Venezia per cui il capo d’imputazione parla della fattura da 23 euro di un ristorante di Potenza gonfiata aggiungendo uno 0 e un pranzo e di una tavolata il giorno del suo compleanno a Matera.

 

Infine Ruggiero. L’uomo dei record. Oggi presidente del Consiglio comunale di Valsinni. Già primatista di rimborsi per chilometri percorsi. Quindi di rimborsi contestati nel filone principale dell’inchiesta: oltre 26mila euro, di cui 20mila per retribuire una collaboratrice di dubbia professione ma soprattutto “all’insaputa del marito” . L’unico di quelli raggiunti ad aprile da un’ordinanza restrittiva del gip Luigi Spina, che non ha pensato di restituire indietro i soldi al Consiglio per alleggerire la sua situazione. Ora è accusato anche di violenza privata aggravata. Come capogruppo dell’Udc in Consiglio e al contempo presidente della Comunità montana Basso Sinni avrebbe costretto un precario impiegato per quest’ultima a firmare contratti fasulli di collaborazione con il gruppo e richieste di rimborso benzina per le trasferte sostenute. «Dietro la minaccia - scrivono i pm - ce ove **** non avesse sottoscritto i predetti documenti avrebbe avuto “seri problemi nell’ambito lavorativo e certamente avrebbe perso il posto”». Solo parole? A quanto pare no dato che a giugno 2012 dopo «l’ennesima richiesta» e il «secco rifiuto» del precario  sarebbe arrivato puntuale il licenziamento dall’ente. 

l.amato@luedi.it 

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