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Accanto allo sconfitto
La lunga notte di Lacorazza

Basilicata

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POTENZA - «Accidenti a quel dato», quello di Montalbano. Le cose sarebbero cambiate, certo, ma almeno tutta quella frenesia, quell’entusiasmo della vittoria ratificata, no, ecco, non ci sarebbe stata l’illusione. Ma tant’è.

«È che il dato era ribaltato», spiegano nel comitato, quando ormai gli avversari hanno già stappato prosecco e postato status di vittoria definitiva. Facce deluse, fisici stanchi, stanze semivuote. Praticamente notte al comitato di piazza della Costituzione, a Potenza, dove Piero Lacorazza ha mantenuto per un paio di settimane il quartier generale della campagna per le primarie.

Presidente della Provincia, candidato a essere il candidato governatore dal blocco forte del Pd. È contro tutto quel blocco che Marcella Pittella ha corso, con il sostegno di buona parte del consiglio regionale uscente, e un dato finale che fino a qualche ora prima avrebbe sorpreso anche i suoi.

«Accidenti, quel dato», quei cinquecento voti presi per buoni a Montalbano: «a Marcello ne risultavano solo 100». Una prima del comitato di sorveglianza che ha garantito sulle votazioni conferma. Poi un secondo riconteggio. «Così andiamo sotto».

Per tutta la sera si erano sentiti poco oltre il traguardo. Di poco, ma oltre. «Vinciamo noi per due/trecento voti, abbiamo controllato un sacco di volte». Ma quel dato falsava, e non lo sapevano ancora.

Telefoni, macchine in arrivo, il via-vai tra lo schermo e il porticato esterno, telefoni, iPad, amministratori in arrivo, «come stiamo messi?», telefoni, schermo, fogli, matita, «Roberto?», «è di là, con Piero».

Tutti lì. O quasi. Roberto Speranza è stanco. Parecchio. Negli ultimi giorni ha lavorato parecchio. Capogruppo a Montecitorio, ha saltato persino l’assemblea nazionale per presidiare le primarie lucane. Si era fatta difficile la sfida.

Sono tutti lì. O quasi. Il sindaco di Potenza, l’ex di Pignola, dirigenza al completo, consiglieri, quadri, i giovani, lo staff. E il piazzale fuori senza neanche un buco per parcheggiare, una fila di auto che arriva alla curva del parco, parecchio più in là.

«Che succede? Allora?». «E allora niente. È arrivata la comunicazione. Avevano ragione loro». Avevano ragione al comitato di Pittella, dove già avevano esultato. Vincono di là. Lo dice pure il partito. Pochi secondi, via-vai, telefoni, «dov’è Piero», «di là, con Roberto».

Qualche secondo per farsi largo, un po’ di spazio attorno, due battute per la stampa, poi si rivolge ai presenti. «Va bene, ora tutto sarà ricontrollato, ma a questo punto possiamo dire che la vittoria è di Marcello Pittella. Vi ringrazio, ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto, che mi hanno sostenuto».

C’è tanta gente da sentire caldo in quello stanzone vuoto che contiene il silenzio di una delusione pesante. «Quando raccogli una sfida simile, ecco, è chiaro che il risultato è in primo luogo responsabilità mia». Un secondo, una pausa veloce. «Piero, Piero, Piero, Piero, Piero, Piero, Piero...». Stanco Gianni, il fratello. Stanchi i ragazzi che lo hanno accompagnato in camper. Stanchi tutti.

Lo sfollamento arriva improvviso, baci a Piero e via, baci a Vincenzo e via. Proprio lui, Vincenzo Folino, raccoglie gran parte dei commenti, paziente, severo in viso, saluta tutti, ma lo dice una sola volta e bene. Come del resto aveva già detto in altre occasioni pubbliche, all’assemblea di area a Tito, a Potenza.

A chi chiede: e ora? risponde che il punto non può essere l’avversario che ha vinto. Sposta l’attenzione anche dal “come”, che pure in tanti hanno fatto presente, man mano che arrivavano i dati e le notizie dai seggi. «Ha votato un pezzo di destra per loro, hanno fatto votare i cinesi», si ripeteva nella delusione. Il punto è un altro. Il punto è come andare avanti: sul mettere da parte le condizioni poste sul rinnovamento, sulle candidature alle regionali, sul “no” alla riconferma degli uscenti indagati, sullo stop «alle porte girevoli» di passi indietro non è disposto a farne.

Lo spazio attorno si moltiplica. Anche quello nel piazzale. Restano in pochi. Tornano i numeri. «Il dato di Matera, è pazzesco». È quello che ha fatto, sul totale, pendere in parte la bilancia. Ma ci sono anche i comuni che hanno tradito le attese. Li nominano, quasi un mantra. Pignola? Troppo poco lo scarto. Potenza? Troppo poco anche lì. Bernalda una batosta. «Anzi? Ditemi Anzi». Pietrapertosa? «Affluenza normale, dato civile, non drogato». Ma Salvatore? Il senatore Margiotta non c’è, non è passato al comitato.

«Andiamo a mangiare qualcosa, su». Si sono fatte le due, al massimo una birra. «Dovevamo spingere di più». «Dovremo spingere di più». I telefoni ancora in mano, ora soprattutto per qualche curiosità e i commenti del post verdetto. Ci pensano alcuni tweet a strappare una risata. L’analisi del voto torna, si infila nel discorso, «da domani...»

Si è fatto tardi e quello della piazza nuova al Poggio è l’unico locale aperto a quest’ora. Devono averlo pensato anche gli altri, giù al comitato di Pittella, arrivano spediti, sperando di incrociare una birra e qualcosa da mangiucchiare. «Ciao Vincenzo». «Buona sera a tutti». «Oi, Renato, ci sei pure tu».

Poi ciascuno al proprio tavolo, come una piccola isola. Domani si pensa. «Alla salute».

s.lorusso@luedi.it

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