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Vito De Filippo confermato segretario del Pd
Linea dura e incassa il sì dell'assemblea

Basilicata

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POTENZA - Una riunione di oltre sette ore che non è servita a sciogliere il nodo più complicato e che consegna due Pd. E che soprattutto conferma la distanza tra Marcello Pittella e quasi tutto il resto dei big democratici. E’ quello che emerso alla fine dell’assemblea regionale del Pd, che si è svolta ieri a Potenza all’Hotel Vittoria. Alla fine, anche se il Pd ha un nuovo segretario regionale in Vito De Filippo - che è stato votato con 54 voti più 15 astensioni tra cui Marcello Pittella - non è ancora chiaro cosa accadrà. Perchè rimane sul tavolo la questione della composizione delle liste. Nell’assemblea di ieri sia De Filippo sia Folino (e quindi Bubbico) e altri avevano indicato la linea del partito verso la direzione di un rinnovamento totale nelle prossime liste per le regionali. In pratica “semaforo rosso” a tutti gli uscenti del Pd. Senza distinzione alcuna. Unica eccezione ovviamente lo stesso Marcello Pittella che, avendo vinto le Primarie, non è mai stato messo in discussione. Questo è il dato che probabilmente ancora garantisce spazi alla mediazione. Nessuno ha messo in discussione il risultato delle Primarie di domenica 22. Ma il resto è ancora in alto mare. Entro 48 ore dovrebbe esserci una riunione della Direzione del partito per vedere se è possibile ancora tenere tutti insieme o se accadrà l’irreparabile.

Al momento rimangono in piedi tutte le ipotesi. E ieri a ogni modo si è evitato per un pelo lo “strappo” definitivo. A un certo punto dopo più e più interventi è stato deciso di allegare un documento all’elezione del segretario. Il documento è stato letto dai vari protagonisti. E in quel momento si è rischiata la rottura. Pittella, che nell’intervento di alcuni minuti prima aveva assicurato di ragionare per il bene del Pd, si è detto amareggiato dal comportamento degli altri e ha abbandonato la riunione alzando la voce.

Sono stati minuti lunghissimi in cui tutto è accaduto. Le urla di Luca Braia si sono sentite a metri di distanza. Luongo ha tentato di calmarlo. Mentre in un altro angolo è toccato a Romualdo Coviello calmare gli animi esagitati dei pittelliani che minacciavano di andarsene.

Alla fine sono stati votati due documenti. Il primo proposto da Bubbico, che alza paletti evidenti. Ed è il documento che votato insieme a maggioranza insieme all’elezione del segretario, impegna De Filippo a far comporre liste senza uscenti. In pratica senza nessuno degli indagati di rimborsopoli. Ma la questione ovviamente è tutta aperta. Perchè i sodali di Marcello Pittella (che in precedenza si era sentito a telefono anche con il fratello Gianni che gli chiedeva di non arretrare di un centimetro) hanno preteso la presentazione di un altro documento in cui si profila un altro scenario: ampio rinnovamento che preveda l’uscita dai giochi per le prossime competizioni elettorali degli attuali eletti. In pratica: fuori i consiglieri uscenti ma devono uscire anche i parlamentari.

Insomma il quadro è complicato. Per la cronaca c’è da registrare che sono intervenuti in una maniera o nell’altra quasi tutti i big. Da Margiotta, a Luongo, a Restaino, a Speranza, a Santarsiero, a Lacorazza. Non hanno preso la parola invece Luca Braia e Maria Antezza che hanno in pratica delegato a Pittella il loro pensiero.

Sono state comunque ore anche drammatiche. E gli scenari sono mutati diverse volte. In particolare anche De Filippo è stato costretto a un doppio intervento. Dopo la relazione, Folino infatti si era detto non soddisfatto e aveva annunciato di sospendere il proprio giudizio e quindi il proprio voto sulla segreteria De Filippo. A quel punto, passate alcune ore, De Filippo ha ripreso la parola con una dialettica più diretta allargando la distanza con le parole di Pittella che si era detto non disponibile a ricevere “recinti”.

Ad ogni modo si segnalano gli interventi di Luongo che ha provato a far capire le reali ragioni della distanza tra le parti e quello di Speranza che ha parlato da leader nazionale. Alla fine le parole a caldo di De Filippo: «La dialettica interna è parte della natura stessa di un Partito democratico e del Pd. Questo ci impegna a un lavoro serrato nei prossimi giorni per raggiungere un risultato che la qualità del dibattito e la conclusione dei lavori indica come possibile, positivo e utile per i lucani. In questo interpreto il ruolo di servizio che mi è stato affidato in uno dei momenti più delicati della vicenda del Pd e del centrosinistra lucani».

s.santoro@luedi.it

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