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Nel finale di partita
la politica allenta il rigore

Basilicata

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LA chiamano, in genere, aria da ultimo giorno di scuola. Quell’atmosfera un po’ scanzonata di quando un’avventura è finita e magari ce n’è già in vista una nuova. Di quando tra un bilancio e l’altro c’è il tempo di rilassarsi un po’.

Lo dicono sempre quando nelle aule istituzionali si capisce che la legislatura è arrivata alla fine. Cravatte più lente, qualche giacca in meno, via i gemelli che - a parte il primo giorno, quello della foto per il sito istituzionale - poi sarebbero stati di troppo.

Ad ogni fine legislatura c’è quel periodo un po’ più informale, che permette alla politica di lasciare di tanto in tanto postazioni e posizioni di parte, per scambiare due chiacchiere e qualche battuta senza badare troppo al nemici/amici. Tanto poi si ricomincia.

Atmosfera da #finegiunta, che attraversa i corridoi e poi spunta sui social network, si insinua nelle conferenze stampa e arriva dritta alle assemblee di partito. Nei consigli comunali forse è un po’ diverso: non è solo questione di tempistica, le tensione è venuta meno da un po’.

Va bene, è l’aria di fine mandato: si vota in Regione, presto anche nel Comune di Potenza, e poi anche per le europeee. «Meno male che per adesso il governo Letta tiene, va».

Va bene, è l’aria di fine mandato. Ma non sarà un po’ troppo? O forse non c’entra lo scadere di una legislatura, e semplicemente sono cambiate le modalità di vivere e stare tra i banchi.

Capita, capita spesso, di vedere aule vuote, affiancate da un continuo via vai di capannelli lì nei corridoi. E poi il vociare, continuo.

Il consiglio comunale di Potenza, per esempio, non fa più il pienone da un pezzo. Banchi deserti, numeri quasi sempre traballanti, entusiasmo poco. «È il ruolo del consigliere che non ha più la funzione politica di un tempo», spiegano cercando le cause della stanchezza. Ma sempre uno spazio istituzionale resta. Qualche tempo fa ha fatto scalpore l’ingresso tra i banchi del capogruppo Pd in bermuda e tshirt. Solo una volta, a dir la verità, da allora ha ripreso a indossare giacca e cravatta. Ma il clima a via Nazario Sauro - come probabilmente in molte assemblee -  non ha più il rigore di un tempo. Per carità, le epoche cambiano e bisogna adeguarsi: tacchi e abito scuro sarebbero un’esagerazione. A volte basterebbe un po’ di concentrazione in aula.

Se il luogo non è istituzionale, poi, altro che ultimo giorno di scuola: raccontano che in questi giorni alle assemblee del Pd, nelle stanze  caminetto, se le sian dette di santa ragione, persino volgari.

Capita anche, capita spesso di imbattersi in parole e toni che qualche tempo fa neanche a pensarci. La conferenza stampa di fine mandato della giunta regionale, per esempio: qualche battuta in più tra i presenti, niente giacca per il governatore, si fa presto, niente fronzoli. Chissà, magari c’entra davvero la fine legislatura: De Filippo abbandona citazioni colte, le amate note filosofiche, sceglie parole semplici ma precise, aria scanzonata e si lascia andare all’informalità. «Fa schifo», dice del decreto di attuazione del memorandum. Scappa pure una parolaccia.

Gli era successo anche domenica, nel ruolo di segretario: «La partecipazione alle primarie? Nella maggior parte dei casi è stata questione di  ca*** propri». Lì era scattato l’appluso. Liberatorio.

sa.lo.

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