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L'indegno finale

Basilicata

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SE NON FOSSE che la cosa riguarda il nostro futuro, i nostri destini, il lavoro che tutti cercano e non hanno, le nostre terre fragili che affogano di acqua ogni anno, le nostre scuole senza mense, i nostri figli disabili senza sostegno, le nostre imprese che cercano soldi senza creare occupazione... se non fosse che la politica ancora oggi è lo strumento regolatore delle nostre vite, ci sarebbe da fare una grossa e grassa risata ogni giorno che passa, ogni ora che si snerva un accordo, ogni trattativa che va in fumo. La Basilicata è ingorgata, impantanata.

Mai metafora come quella del lutto di questi giorni capitò più calzante. Oggi è nove ottobre, sì, siamo ancora lontani dalla data in cui i cittadini dovranno rendersi conto a chi delegare il loro futuro. Siamo lontani perchè anche l'ultimo minuto è utile per mediare, per liberare e occupare un posticino, per snellire una lista e accorparne un'altra, per litigare magari sul simbolo del Pd, a sinistra, o capire se sono arrivati i lealisti anche a Potenza, dalla parte del centrodestra, o girare e rigirare il compasso per far quadrare il centro.

Voi pensate che il dissenso andrà ai grillini? E quello che è successo col tenente Di Bello non è un capitolo della grande farsa lucana? Quando il disincanto prende il posto della rabbia significa che è davvero finita. Io vi confesso tutta la fatica a cercare di capire l'irrazionale, a dare un senso e una lettura a quello che un significato non ce l'ha.

La Basilicata la devono cancellare, come dice il professor Ribba?

 Io credo che non ce ne sia bisogno, perchè c'ha pensato da sola a pugnalarsi in queste notti infinite che  hanno lasciato spazio per annunci di milioni subito a disposizione (ricordate cosa successe per l’altro alluvione?), per qualche parola di cura e di apprensione per quello che è successo nel Metapontino l'altro ieri ma soprattutto per molti veleni di cordata. C'era la gente per strada, tanta, gli amministratori a spalare, i volontari a soccorrere: davanti alla tragedia scatta lo spirito di solidarietà.

 Ma la tragedia provocata dagli uomini, questo fangoso pantano di un tracollo di funzioni, di ruoli egemoni e responsabili, di doverosa discusssione sui bisogni della gente, chi riuscirà a drenarlo?

Leggo proclami che si twittano, chi annuncia 1000 posti di lavoro e chi preannuncia redditi di cittadinanza. Parlateci di questo, spiegateci come fare, diteci da dove ricominciare, diteci subito chi saranno gli assessori che volete, su quale squadra puntare per fare cosa e con chi.

Questo significa restituire fiducia ai cittadini. Prevedo astensione diffusa e se non ci sarà significa che il voto sarà coatto, perchè davanti alla delusione di questi giorni io mi sentirei di fare solo quello che i vecchi colleghi dell'Unità fecero al pur nobilissimo Mario Alicata che aveva programmato una grande tavolo di concertazione e organizzazione del giornale poi miseramente fallito.

Gli fecero una gran pernacchia e parliamo di Alicata. A questi indegni epigoni cosa facciamo?

l.serino@luedi.it

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