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E' muro contro muro
Un'altra giornata di passione per Pittella e il Pd

Basilicata

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POTENZA - Che la situazione fosse complicata lo si sapeva già dalla vigilia. Anzi da prima. Ma che allo stesso tempo fosse così difficile mettere il punto definitivo a una vicenda che si trascina ormai da settimane non era ancora chiaro.

Era più che legittimo pensare che ieri fosse l’ultimo giorno per trovare una soluzione. O per rompere definitivamente. E invece alla fine di una lunghissima giornata di incontri e riunioni ci si è aggiornati a oggi. La riunione della Direzione del Partito democratico di Basilicata che si è svolta nella sala convegni del Principe di Piemonte a Potenza, è stata sospesa ieri sera tardi quando le posizioni ormai sembravano avviate a un punto di non ritorno.

Per evitare la rottura tra Marcello Pittella e la maggioranza del Partito democratico (che pare quanto mai probabile a questo punto) si è deciso di usufruire di un ulteriore nottata di riflessione. Ma non c’è dubbio che ieri sera i margini di un accordo erano davvero minimi. Marcello Pittella ha lasciato la riunione ribadendo di essere il candidato presidente del centrosinistra e del Pd per effetto delle Primarie ma che non è disponibile ad accettare «le imposizioni» emerse dall’assemblea del Partito democratico regionale in poi.

Irremovibile anche il segretario Vito de Filippo che poco prima della sospensione (si ricomincia oggi alle 11 di nuovo nella sala del Principe di Piemonte) ha detto: «Se Marcello ha un’altra storia in testa se la deve fare da solo». Insomma il rischio che si crei la scissione è più che mai palese.

Ma si prende ancora tempo. La sensazione è quella di un dramma. E’ come quando finisce una importante storia d’amore. Nessuno ha il coraggio di salutare per primo e mostrare le spalle. E così si continua a parlare, parlare, per prolungare il momento dell’addio.

E’ una sensazione. Poi magari oggi torna a risplendere il sole e ci sarà pace. Ma è complesso oggettivamente, che ciò accada. Detto questo fare la cronaca dettagliata della riunione è impossibile. Il Pd ha deciso per le porte chiuse. Non è stata ammessa la stampa e nemmeno i tanti dirigenti che pure hanno tentato di intrufolarsi. Ammessi nella stanza solo i componenti della Direzione.

Ma le notizie ovviamente sono trapelate. In pratica hanno parlato tutti i big. C’è chi ha assunto il ruolo del guastatore e chi ha tentato una difficile mediazione. A un certo punto addirittura dopo l’intervento di Carlo Chiurazzi pareva che si fossero aperti degli spiragli. E il clima si era un pò stemperato. Ma di poco. Poi però verso le 22 tutto è saltato. Prima ci sono stati gli interventi a gamba tesa di Vito Santarsiero, Nicola Valluzzi e Giovanni Casaletto che in pratica chiedevano a Marcello Pittella di accettare, senza se e senza ma, il rinnovamento totale e il testo del documento dell’assemblea. E poi Antonio Luongo in pratica aveva proposto di mettere la decisione nella mani del segretario nazionale Guglielo Epifani. Una prospettiva che di fatto avrebbe sconfessato tutti i livelli regionali. A quel punto è esploso il caos. Con Vincenzo Folino sugli scudi e poi con il chiarimento di De Filippo: «O si rispetta il documento o io mi dimetto». A quel punto è stato facile per i “falchi” dell’una e dell’altra parte alzare il livello della discussione a rissa.

Inutili quindi i precedenti interventi dei vari Erminio Restaino, Piero Lacorazza e altri che partendo dal riconoscimento del risultato delle Primarie chiedevano a Pittella di sposare il tema del rinnovamento forte. E inutili anche i tentativi di mediazione di Salvatore Margiotta e del già citato Chiurazzi. Alla fine si è rialzato il muro con Pittella che ha lasciato la sala parlando di un tentativo di delegittimare il risultato delle Primarie. In queste condizioni si riparte stamani. Ma se non avviene qualcosa di straordinaria la rottura appare inevitabile.

s.santoro@luedi.it

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