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Antonio Laveglia come Silvio Berlusconi
La scure della Severino sulla Basilicata

Basilicata

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4 minuti 17 secondi

 

UN consigliere comunale di Grumento Nova come Berlusconi: condannato in via definitiva a più di due anni di reclusione e per questo ineleggibile. Nonostante i fatti risalgano a ben prima dell’approvazione della legge Severino. 
Si è abbattuta anche sulle regionali del prossimo 17 e 18 novembre in Basilicata la mannaia della legge voluta dall’ex ministro della Giustizia.
A farne le spese è stato in primis Antonio Laveglia, capolista di La Destra in provincia di Matera, poi le liste “Liberiamo la Basilicata Tenente Di Bello” per la provincia di Potenza, e quella regionale e quella provinciale per Potenza sempre di La Destra. 
Per i giudici dell’ufficio centrale regionale della Corte d’appello del capoluogo lucano sul caso di Laveglia è «assolutamente» infondata la tesi della non applicabilità al caso di specie della legge Severino perché l’incandidabilità non andrebbe equiparata a una sanzione ulteriore ma soltanto a una condizione «di onorabilità per l’accesso alle pubbliche funzioni e per quanto qui interessa alle cariche elettive regionali». In secondo luogo evidenziano anche la circostanza, «che le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale siano state indette quando la legge Severino era già in vigore, conferma ulteriormente che l’incandidabilità rientra tra la ipotesi di mancanza di situazioni ostative non solo per ricoprire cariche pubbliche ma anche per partecipare alla competizione elettorale». Infine ribadiscono di essere un organo amministrativo, «come tale abilitato certamente alla lettura delle leggi e dei regolamenti che sia conforme ai principi della Costituzione e delle convenzioni internazionali pattizie ma non può certo disattendere una precisa disposizione dello Stato né sollevare al riguardo questioni di costituzionalità» come quella sull’irregtroattività della stessa legge Severino. 
Quanto invece alle liste escluse per Vincenzo Autera, Alberto Iannuzzi e Roverto Spagnolo il problema starebbe nella mancanza di un’autodichiarazione dei candidati in cui spiegano di non trovarsi in una delle situazioni di incandidabilità previste dalla legge Severino che non si può integrare a meno di violare il requisito «della contestualità formale e sostanziale tra la dichiarazione di accettazione della candidatura e la dichiarazione di non sussistenza di cause di incandidabilità».
Esclusa anche la lista Mir-Samorì per la provincia ma per irregolarità nelle firme dei sottoscrittori che in qualche caso sono risultate apposte più volte e in altri appartenenti a cittadini non iscritti negli elenchi degli elettori di nessun comune.

UN consigliere comunale di Grumento Nova come Berlusconi: condannato in via definitiva a più di due anni di reclusione e per questo ineleggibile. Nonostante i fatti risalgano a ben prima dell’approvazione della legge Severino. 

 

Si è abbattuta anche sulle regionali del prossimo 17 e 18 novembre in Basilicata la mannaia della legge voluta dall’ex ministro della Giustizia.A farne le spese è stato in primis Antonio Laveglia, capolista di La Destra in provincia di Matera, poi le liste “Liberiamo la Basilicata Tenente Di Bello” per la provincia di Potenza, e quella regionale e quella provinciale per Potenza sempre di La Destra.

Per i giudici dell’ufficio centrale regionale della Corte d’appello del capoluogo lucano sul caso di Laveglia è «assolutamente» infondata la tesi della non applicabilità al caso di specie della legge Severino perché l’incandidabilità non andrebbe equiparata a una sanzione ulteriore ma soltanto a una condizione «di onorabilità per l’accesso alle pubbliche funzioni e per quanto qui interessa alle cariche elettive regionali». 

In secondo luogo evidenziano anche la circostanza, «che le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale siano state indette quando la legge Severino era già in vigore, conferma ulteriormente che l’incandidabilità rientra tra la ipotesi di mancanza di situazioni ostative non solo per ricoprire cariche pubbliche ma anche per partecipare alla competizione elettorale». 

Infine ribadiscono di essere un organo amministrativo, «come tale abilitato certamente alla lettura delle leggi e dei regolamenti che sia conforme ai principi della Costituzione e delle convenzioni internazionali pattizie ma non può certo disattendere una precisa disposizione dello Stato né sollevare al riguardo questioni di costituzionalità» come quella sull’irregtroattività della stessa legge Severino.

 Quanto invece alle liste escluse per Vincenzo Autera, Alberto Iannuzzi e Roverto Spagnolo il problema starebbe nella mancanza di un’autodichiarazione dei candidati in cui spiegano di non trovarsi in una delle situazioni di incandidabilità previste dalla legge Severino che non si può integrare a meno di violare il requisito «della contestualità formale e sostanziale tra la dichiarazione di accettazione della candidatura e la dichiarazione di non sussistenza di cause di incandidabilità».

Esclusa anche la lista Mir-Samorì per la provincia ma per irregolarità nelle firme dei sottoscrittori che in qualche caso sono risultate apposte più volte e in altri appartenenti a cittadini non iscritti negli elenchi degli elettori di nessun comune.

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