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Se le bandiere del Pd
non servono più

Basilicata

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3 minuti 49 secondi

«Ciao». Dov’è? Dov’è?. «Ciao, ciao a tutti». Centinaia di teste girate di là, all’indietro, a puntare dritto il fondo sala. Marcello Pittella è partito da lì, entrata trionfale, a passi lunghi attraverso la platea del teatro don Bosco di Potenza, lo stesso che aveva riempito durante le primarie, poche ore prima di essere consacrato candidato presidente del centrosinistra. «Ha portato fortuna, a me, va bene, ma pure al Pd, lasciatemelo dire». Del Pd, domenica mattina, all’apertura della campagna elettorale, c’era praticamente tutta la dirigenza. Ma le bandiere no, quelle non hanno fatto parte della mattinata del «gladiatore». Ché Pittella ha amato e fatto propria l’immagine scelta dal Quotidiano per raccontare l’esito delle primarie.

È cominciato così il racconto durato poco più di un’ora di Marcello Pittella su Marcello Pittella: che cosa ha in testa, dove vuole andare, dove vuole portare la Basilicata.

Domenica mattina, al teatro Don Bosco, pienone, partito (il suo), partiti (di altri), amministratori, candidati, amici, sostenitori, staff. Roberto Speranza, capogruppo alla Camera arriva a sala piena, per lui la prima fila. I big sono tutti lì, i progressisti e quelli di tradizione cattolico democratica. Vincenzo Folino siede poco distante da Salvatore Margiotta. E poi i candidati, Piero Lacorazza, Vito Santarsiero, quelli che del Pd hanno la tessera e quelli che no.

Il brusio, l’attesa, dentro e fuori il teatro, la giornata permette. Le chiacchiere, i saluti, piano piano sedute occupate, buio in sala, lo schermo si accende e tutti con il naso all’insù.

Pochi minuti di video, servono a preparare l’ingresso: le immagini della campagna per le primarie, gli incontri, i manifesti, le parole chiave.

«Ciao, bentrovati». Eccolo, dal fondo della sala, auricolare montato per avere mani libere. Marcello Pittella non si ferma, raggiunge veloce il palcoscenico, vestito scuro, camicia bianca, cravatta, «come sempre, mica è una novità». Lui è così, il maglioncino non ci sarà quasi mai.

Ma più tardi, quando avrà camminato già un bel po’ su e giù sul palco, quando avrà urlato già tante volte contenuti e bevuto un paio di bicchieri di acqua, giacca e cravatta andranno via. «Perdonate, non c’entra l’estetica, è questione di sopravvivenza».

La bellezza, dice, la lascia alle rivoluzioni. Ne vuole fare diverse in Basilicata: per raccontarle e magari convincere gli elettori - «qui in sala spero siate già convinti» - domina la scena.

Agita le mani, qualche volta le punta sul leggio, altre alla sala. Le prime file sono per candidati e dirigenza democratica (il segretario e governatore uscente, Vito De Filippo, ha fatto un saluto veloce). Nomina poche volte il “Pd”, un po’ più spesso il “partito”, quasi sempre punta sulle esperienze, gli amministratori, i territori. Mentre parla ha alle spalle sempre lo schermo, quello grande delle sere di cinema. Lui parla e lì girano riassunti in hashtag e spot da pochi caratteri gli argomenti che sta lanciando. Il video va avanti, segue il discorso. Lui parla, respira, alza i toni. Il Pd è quasi tutto là, ma Marcello parla di politica, comunità, territorio. Niente bandiere, niente simboli all’apertura della campagna elettorale. Solo tshirt distribuite all’ingresso. Come le pins, andate praticamente a ruba e appuntate sui baveri di molti in sala.

«E adesso mi avvio alla conclusione». Ancora qualche minuto, ancora un video. Scorrono i volti di amici, staff e candidati, spiegano a chi si sta rivolgendo Marcello. Anche ai delusi, anche a chi non crede più. Stop. Luce su Marcello. Di nuovo. «A te lucano, a te parlo, a te mi rivolgo, a te lucano contro». Lo ripete quattro, cinque volte prima di chiudere il discorso. «Grazie, grazie a tutti». Applauso, lungo. Un secondo e ci si muove tutti. Un attimo e Marcello non è più solo sul palco: lo hanno raggiunto i tre figli, quasi navigano nella maglietta da supporter. Lui resiste in piedi, agitando le mani. Gli saltano addosso, si aggrappano al papà che, candidato governatore del centrosinistra, ha cominciato a salutare la folla assiepata sul proscenio. Accoccolato, sudato, bacia, ringrazia, ricorda e sorride. La musica in sottofondo gira a lungo fino a quando la sala si vuota tutta, selezione decisamente pop.

s.lorusso@luedi.it

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