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Voto disgiunto:
la variabile impazzita

Basilicata

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NON SOLO l’astensione e la protesta. C’è anche un altro fattore importante e da non sottovalutare nel voto di domenica e lunedì prossimo in Basilicata.

Si tratta del cosiddetto voto disgiunto, un’incognita sottovalutata ma sempre più spesso in queste realtà una via di fuga rispetto ad una serie di esigenze non convergenti.

Può essere un’eventualità impercettibile in linea percentuale oppure un dato importante o addirittura decisivo nel calcolo complessivo.

Dipenderà dalle scelte dei cittadini. Conoscere e decidere in questo senso presuppone un forte grado di consapevolezza. Una scelta studiata, voluta, programmata.

Il punto di partenza è chiaro: i cittadini restano sempre e comunque legati al loro rappresentante, alla preferenza ma non identico legame viene espresso nei confronti dei partiti, delle coalizioni, della politica più in generale.

Dati oggettivi non interpretazioni. Dati che possono emergere tramite l’astensione semplice, tramite la protesta rispetto ad una politica tradizionale ma anche attraverso una distinzione consapevole di scelte e ruoli. E dunque questa terza opzione insieme alle altre due rischia di essere uno degli snodi decisivi per comprendere l’esito della prossima campagna elettorale. Se astensione, protesta e disgiunto avranno il sopravvento ed allora gli  equilibri politici potrebbero essere sovvertiti.

Ma proviamo a spiegarci più chiaramente: c’è la possibilità di votare una lista regionale con il relativo candidato presidente ed una diversa lista provinciale con uno dei suoi consiglieri. Cioè un voto diverso per il presidente e i consiglieri. Un’eventualità teorica che però nel tam tam di questi giorni sembra prendere corpo sempre di più. Non con la stessa forza di occasioni precedenti in cui il voto disgiunto risultava addirittura un obiettivo ed un punto di forza di una campagna elettorale. Qui la presenza del disgiunto è più attenuata, quasi sfumata ma comunque il disgiunto c’è. E molti cittadini, questa è la sensazione che si fa spazio, ci pensano. Potrebbe essere una strada seguita, da monitorare anche nell’ambito delle operazioni di spoglio nei seggi. Di fatto siamo in una campagna elettorale che mostra poca verve, una campagna soft a cui molti cittadini sembrano disinteressati o nella migliore delle ipotesi la vivono con distacco. In questo senso il disgiunto potrebbe essere una via di fuga per mantenere il legame con il territorio scegliendo il consigliere e dimostrare anche una sostanziale distanza dalla politica tradizionale.

E’ questa la fotografia di una realtà che potrebbe come l’astensionismo o la protesta essere coltivata e seguita. Una scelta che può fare la differenza. Una risorsa per alcuni, un pericolo per altri.

Di sicuro analizzando storicamente altre situazioni più limitate si può ricordare che in un appuntamento come le Comunali materane ultime, nel 2010, il voto disgiunto ha avuto un peso determinante per un ballottaggio che altrimenti non ci sarebbe proprio stato e in cui il sindaco Adduce ha poi prevalso per poche decine di voti.

Insomma non parliamo di dettagli insignificanti ma di situazioni che vanno monitorate con attenzione per capire se e come avranno un peso.

Qui la competizione è su un piano più ampio e il ballottaggio non c’è ma l’eventualità appare ugualmente concreta e non può essere in alcun modo trascurata o messa da parte. Del resto le voci che si rincorrono, l’aria che tira sembra favorire questo tipo di opzione. Addirittura ci sarebbe chi lavora per quest’opzione: “vota il consigliere e scegli il presidente che vuoi”.  Non è fantapolitica ma qualcosa di molto vicino alla realtà.

La conferma sono le querelle di questi ultimi giorni, lo scontro molto forte tra il Pd e il movimento 5 stelle che si legge nelle parole di Cifarelli e nella replica dei grillini di queste ore. Botta e risposta che sono il sintomo di una lotta e di una scontro in atto tra “politica e antipolitica”. E’ abbastanza chiaro che un’opzione di questo tipo favorirebbe il voto di protesta, per esempio 5 stelle e rischierebbe di penalizzare i partiti tradizionali (Pd e Pdl in testa).

p.quarto@luedi.it

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