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Fondi comunitari, quell’avviso pubblico
che premia tutto tranne che i progetti

Basilicata

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POTENZA - Ne hanno parlato anche le associazioni datoriali nel recente confronto con i candidati al Park hotel, e il tema rimane uno dei principali terreni di confronto della campagna elettorale: la programmazione delle risorse europee per il settennio 2014-20 è una delle prime e prioritarie questioni di cui dovrà occuparsi la nuova Giunta.

Anche in questa partita sarà necessario un nuovo approccio. Perché se la Basilicata mostra buone capacità di spesa, migliori rispetto a quelle delle restanti regioni del Mezzoggiorno, questo stenta ancora a tradursi in risultati apprezzabili. Dei limiti sull’utilizzo delle risorse comunitarie si è detto molto.

E proprio nei giorni in cui sta per chiudersi la campagna elettorale, arriva dal dipartimento Formazione della Regione un altro esempio - a nostro avviso - di maniera poco oculata di intendere le opportunità di impiego delle ingenti risorse giunte in questi anni.

Ci riferiamo all’avviso pubblico in scadenza proprio in questi giorni (precisamente domani), rivolto all’Università e agli enti pubblici di ricerca.

Sulla carta l’obiettivo è nobile: sostenere i processi di innovazione e trasferimento della conoscenza tra il sistema Universitario e della ricerca e il sistema delle imprese. Come? Attraverso il finanziamento di progetti che potranno essere presentati dall’Università o enti pubblici di ricerca che abbiano sede operativa in Basilicata, la qualifica di ente di ricerca del Miur e esperienze qualificate e comprovabile nella progettazione, coordinamento, erogazione di attività di alta formazione e ricerca.

 A disposizione ci sono più di un milione e cinquencento mila euro del Fondo sociale europeo. I progetti che gli enti di ricerca devono condividere con le aziende, possono avere la durata massima di 18 mesi e devono prevedere necessariamente l’erogazione di borse di studio o assegni di ricerca a destinatari laureati - ricercatori, che siano disoccupati e residenti in Basilicata. Che - è chiaramente specificato nell’avviso pubblico - dovranno essere scelti di procedure a evidenza pubblica. La spesa per questa voce dovrà rappresentare il 70 per cento di quella complessiva. Il finanziamento pubblico ammesso non può superare i 130.000 euro. E fino a qui tutto ok. Anzi, l’avviso avrebbe tutte le carte in regola per rappresentare un’ottima occasione, per i ricercatori, ma anche per il territorio.

Solo che, quello che poco convince dell’iniziativa del dipartimento Formazione, sono le procedure individuate per selezionare i progetti. I parametri sono elencati nell’avviso pubblico.

E in essi non c’è traccia di criteri che ancorino l’ammissione al finanziamento alla qualità dei  progetto.

L’Università o l’ente pubblico di ricerca che voglia avere accesso al finanziamento, dovrà solo preoccuparsi di presentare una proposta che rispetti i parametri “tecnici” individuati: modi e tempi di presentazione, essere beneficiari “validi”, aver raggiunto accordi con le aziende e rispetto dei parametri di spesa previsti.

I progetti di ricerca finanziabili devono comunque riguardare questi settori: osservazione della terra, energia mobilità, agrobiotecnologie, materiali innovativi e nuove tecnologie, astronomia ed astrofisica. Quello che manca è, a nostro avviso, il discrimine fondamentale: ossia la validità e la qualità del progetto in termini. 

Tanto che, in caso di domande che superino il numero progetti finanziabili, non verranno premiati i migliori, ma quelli che arriveranno cronologicamente prima, o comunque in base alla quota di cofinanziamento dichiarato.

Insomma, il contributo comunitario elargito dalla Regione rischia di essere l’ennesima manciata di euro distribuiti da questa e quell’altra parte, che potranno pure servire a  finanziare qualche borsa di studio, ma senza risultati apprezzabili nel tempo.

Del resto, com’è ben noto, il trasferimento annuale da ben 10 milioni di euro che la Regione garantisce all’ateneo lucano, ha già tra i suoi principali obiettivi quello quello di favorire il trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo e del terziario avanzato. Solo che, in questo, settore i risultati stentano ad arrivare.

marlab

m.labanca@luedi.it

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