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I consigli di un padre
al figlio Presidente

Basilicata

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LAURIA - Per commentare da una prospettiva un po’ speciale il successo personale ottenuto da Marcello Pittella alle elezioni amministrative, abbiamo raggiunto telefonicamente il padre del nuovo Presidente del Consiglio Regionale, l’ex senatore socialista Domenico Pittella.

Senatore qual è la sua valutazione sui risultati delle elezioni amministrative?

«Ciò che mi ha maggiormente colpito è il dato dell’astensione, ho pensato che bisognerebbe interpretarlo alla luce dei pensieri dei Lucani che sin dai tempi di Scotellaro, Levi e Rossi Doria hanno sempre preferito le scelte radicali ed hanno mostrato l’abitudine a non fare le cose a metà: in questa occasione hanno ritenuto necessaria una sterzata ed hanno scelto complessivamente di non andare a votare, in maniera purtroppo evidente e per certi versi comprensibile a fronte delle vicende che hanno azzerato la classe politica regionale nei mesi scorsi, anche se ritengo che abbiano sbagliato perché il voto è un gesto di libertà».

Ritiene che la vittoria di suo figlio Marcello possa offrire una risposta anche a questo problema?

«Penso che mio figlio abbia il dovere di raccogliere il messaggio degli elettori che è una invocazione al fare e debba perciò lavorare politicamente con concretezza e dare inizio ad una nuova stagione di serietà: il consiglio che mi sento di dargli non è di rinnovare la speranza che, da sola, serve soltanto a sopravvivere moralmente, mentre qui in Basilicata abbiamo bisogno di mangiare e la cosa comincia a diventare difficile per molti nuclei familiari, purtroppo; piuttosto è necessario trovare le risorse per garantire il benessere e lo sviluppo dei nostre popolazioni magari mettendo in campo un Piano di Azione Territoriale per la Basilicata alla stregua di quello elaborato negli anni ’70 dallo Svimez,  quel laboratorio eccellente di scienziati presso l’Università di Portici che era sotto la direzione di Rossi Doria e che ha visto anche la collaborazione di Scotellaro, grande poeta troppo spesso dimenticato, e del sottoscritto».

Quali dovrebbero essere, a suo parere, le linee guida di questo Piano d’Azione?

«Innanzitutto, quella che ai miei tempi era lotta all’analfabetismo dovrebbe diventare azione strategica per il miglioramento complessivo della situazione scolastica regionale sia dal punto di vista abitativo e strutturale che da quello più ampiamente culturale, per preparare i nostri giovani al futuro nella società della comunicazione. In secondo luogo bisognerebbe avviare dei processi di sviluppo produttivo per creare occupazione, individuando come asse portante l’agricoltura, valorizzando i prodotti tipici e i marchi Dop, organizzando fiere e consorzi del settore in maniera adeguata per aprirlo ai mercati esteri. A questo proposito avremmo anche bisogno di un efficiente piano di prevenzione idrogeologica per evitare disastri come quelli che hanno colpito il Metapontino nei giorni scorsi, mentre invece pare non si faccia nulla nemmeno per fronteggiare l’emergenza con tutti i danni che questo comporta non solo per le attività coinvolte ma per il Pil della regione in generale. Ancora, per stimolare la crescita di posti di lavoro andrebbe data piena attuazione alle opere pubbliche già in cantiere, portandone finalmente a compimento alcune progettate e dimenticate da anni, per le quali sono state stanziate notevoli risorse pubbliche, come le strade superveloci di Potenza e Melfi per i collegamenti con la Puglia e con l’Abruzzo, o come lo svincolo di Lauria-Maratea sulla superstrada fondovalle del Noce. E passando al tema dei trasporti tutto il comparto andrebbe potenziato anche attraverso la predisposizione di un aereoporto locale, come quello delle Marche per intenderci, che potrebbe fungere da nodo infrastrutturale e da volano per l’economia, oltre che da piccolo scalo per favorire, ad esempio, i flussi turistici verso i nostri stupendi territori. Queste sono cose di cui spesso hanno parlato anche i miei figli, sia Gianni che Marcello nell’espletamento delle diverse funzioni relative alle cariche che hanno ricoperto».

Di cosa ha bisogno suo figlio, secondo lei?

«Mio figlio ha bisogno di fermezza, e di essere sostenuto da tutti i partiti per affrontare con fiducia le sfide che ci attendono, che sono vitali per tutti noi. Penso al tema fondamentale del petrolio e della percentuale misera di royalties che lo Stato assegna alla Regione Basilicata, appena il 7%: bisognerà rinegoziare tutto ma per fare ciò servono coesione e trasparenza, senza abbandonarsi a diatribe inutili ed evitando dannose battaglie interne ai partiti di coalizione che hanno fatto solo cadaveri, politicamente parlando, sia nel recente passato che in tempi più remoti come nel mio caso, quando ero senatore del partito socialista».

Il suo augurio paterno?

«Auguro a mio figlio di mettersi all’opera immediatamente, di riscoprire la volontà del fare, di agire con serietà e giustizia pure nel difficile compito di rinnovare e snellire la macchina amministrativa regionale, una pletora di enti sovrapposti ed in contraddizione tra di loro, di uffici inutili o di mera rappresentanza e di personale in gran parte improduttivo e assunto con modalità discutibili: ci vogliono razionalità ed equità, anche nella gestione della Pubblica Amministrazione, a cominciare dalla pubblicazione dei concorsi, perché il favoe fatto a qualcuno sfavorisce tutti. Soltanto così è possibile che la popolazione della Basilicata, che a me piace immaginare come un grappolo d’uva resti unita e coesa e sia capace di portare avanti un processo di rinascita per tutto il Mezzogiorno d’Italia».

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