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Piero lo “sfidante”
e i suoi 11.234 voti

Basilicata

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NON è già più tempo di festeggiare per Piero Lacorazza: «Abbiamo tante cose da fare e bisogna farle subito, non c’è più tempo da perdere». Potrebbe sembrare una critica ai suoi predecessori - i dati sull’astensionismo del resto lo giustificherebbero - e invece no. Il bicchiere bisogna guardarlo sempre mezzo pieno: «è innegabile che in 19 anni di governo qualche errore possa essere stato fatto, ma se gli elettori poi confermano la loro fiducia nel Pd significa che più di qualcosa di buono è stata fatta».

Squadra che vince non si cambia insomma. E la squadra di Lacorazza è di quelle che vincono: 11.234 voti sono un risultato enorme, soprattutto se si considera che una metà della Basilicata praticamente non ha votato. Quelli che le urne non le hanno diserate, invece, hanno votato compatti, regalando un risultato storico a Lacorazza. La rivincita dopo la sconfitta alle Primarie? «Assolutamente no, Pittella non era un avversario, quindi nessuna rivincita. Ha premiato il rapporto con il territorio e il grande lavoro fatto con le persone. Anche sui social network. Un rapporto costante: nessuno di quelli che ho incontrato in questa campagna elettorale mi ha detto “ti fai vedere dopo 4 anni”. Io sono sempre stato presente sul territorio con la mia attività e le buone prassi che sono state anche premiate. E poi indubbiamente è stata premiata la mia squadra, un’ottima squadra».

Soddisfazione, ma fino a un certo punto. «La nostra sicuramente è una comunità che è profondamente smarrita. Che non ha fiducia e speranza nel domani. Ed è chiaro che una parte di questi elettori ha voluto segnalare il suo disagio non recandosi neppure alle urne. Il nostro compito ora è quindi quello di ridare credito a questa classe dirigente che sicuramente ha dei limiti e delle responsabilità, ma qualcosa di buono pure l’ha fatta. Certo ora la Basilicata ha dimostrato di avere voglia di cambiare». E l’esperienza in Provincia è servita: si continuerà a insistere su scuola e ambiente: «Primo passo la riforma dell’Arpab, poi la rinegoziazione degli accordi con le compagnie petrolifere e l’alleggerimento della macchina amministrativa». Ce n’è di lavoro da fare e subito. La festa può durare davvero poco.

a.giacummo@luedi.it

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