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Le piccole imprese lucane
non assumono, non formano e non innovano

Basilicata

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LE piccole imprese lucane sono quelle che in Italia assumono di meno. Il dato che emerge dal terzo report di approfondimento sui dati del nono censimento generale delle imprese e dei servizi mostra tutta la gravità della situazione in cui versano le aziende con un numero di dipendenti che varia da tre a nove addetti. Siamo all’ultimo posto della classifica elaborata dall’Istituto nazionale di statistica relativa all’anno 2011. E, nel confronto con le altre regioni italiane, siamo in coda alla classifica anche rispetto ad altri importanti parametri che indicano lo stato di salute nelle nostre microimprese. Che non sono quelle che assumono di meno, ma sono anche le aziende che investono in formazione. Peggio di noi fanno solo Puglia, Calabria, Campania e Molise. Ma dalla prima classificata, ovvero la Valle d‘Aosta, ci separa un abisso. Per non parlare del gap che tra la Regione e la provincia autonoma di Trento, in fatto di innovazione. Anche in questo caso la Basilicata occupa il quint’ultimo posto in classifica.

Tre indicatori chiave, questi -  assunzioni, formazione e innovazione - che messi insieme restituiscono il senso della gravità della situazione. Anche perché i dati sono relativi al 2011. E per gli ultimi due anni non si può che prevedere un peggioramento della situazione. Del resto, com’è noto, le aziende di piccole dimensioni rappresentano la grossa fetta dell’imprenditoria lucana. Dunque non può che trattarsi di uno stato di salute diffuso e egeneralizzato.

La Basilicata quindi rimane lontana dal quadro generale dipinto dall’Istat che vede una parte delle micro imprese italiane affrontare la crisi sì in difesa, ma anche con una buona propensione alle assunzioni (anche se con profili professionali molto qualificati), all’innovazione e alla formazione. Anche se - come rivela lo stesso rapporto dell’istituto nazionale di statistiche - raramente l’innovazione avviene nell’ambito dell’Ict. Poco meno della metà delle microimprese - dice l’Istat - reputa l’utilizzo di Internet non necessario o inutile per l’attività che svolge. Circa un terzo utilizza un sito web o pagine Internet, mentre un quarto ricorre al commercio elettronico, in larga prevalenza per effettuare acquisti.


I COMMENTI


Annale: «Aiutare le microimprese a difendersi»

«TRA le proposte programmatiche, tutte segnate dall’emergenza sociale e dalla necessità di dare segnali di discontinuità, presentate oggi dal nuovo Governatore Pittella alla direzione del suo partito, credo ci sia bisogno di aggiungere un’attenzione maggiore per aiutare le microimprese lucane (unità con 3-9 addetti) a difendersi in maniera più efficace»: a sostenerlo è Antonio Annale (lista Pittella).

«Il terzo report Istat diffuso oggi – aggiunge – evidenzia che il 69,9% delle piccole aziende della nostra regione  adotta strategie quasi esclusivamente difensive; solo il 39,6% aumenta la gamma dei prodotti e servizi, il 20,5% ricerca l’accesso a nuovi servizi e l’8,1% si adopera per  l’attivazione e l’incremento di relazioni tra imprese. 

Una fotografia particolarmente nitida delle complesse problematiche che riguardano le pmi.

E – continua Annale – non si sottovaluti che tra l’esercito di astensionisti che ha caratterizzato il voto delle regionali ci sono numerosi titolari di ditte individuali e familiari dei comparti commercio, artigianato, agricoltura, servizi che stanno soffrendo i morsi della crisi e che hanno perso la fiducia nella politica.

E’ impensabile riannodare il filo cittadini-politica senza recuperare il consenso di piccoli imprenditori che nel nostro tessuto economico sono la forza imprenditoriale principale”.

Per Annale “le indicazioni contenute nel documento programmatico di “Pensiamo Basilicata”, che è la rappresentanza dell’intero universo di pmi lucane,  sintetizzabile con il Patto di Comunità,  rappresentano la strada da seguire innanzitutto in vista della nuova programmazione del POR Basilicata 2014-2020 che – puntualizza – deve mettere al centro la piccola impresa, scongiurando il ripetersi della polverizzazione dei fondi comunitari.

Dunque ben venga la sburocratizzazione della macchina regionale che come quella della Pubblica Amministrazione in generale è un “cappio” al collo degli imprenditori, come la riorganizzazione dei Dipartimenti e la riforma della governance territoriale, ma è necessario fare di più sia nei servizi di cui hanno bisogno le pmi che soprattutto nel credito per favorire investimenti e nuovi mercati italiani ed esteri e nuova occupazione.

L’Istat ci ricorda che la regione con la quota più elevata di assunzioni da parte di microimprese è il Trentino Alto Adige (30,9%), in coda Basilicata (18,5%)”.


Vaccaro: «Meno tasse le Pmi. Più soldi ai dipendenti»

Anche il segretario regionale della Uil di Basilicata, Carmine Vaccaro, commenta i dati relativi diffusi dall’Istat: «Se nel 2011, il 22,7 per cento delle microimprese del Paese ha acquisito nuove risorse umane, il dato della Basilicata che scende al 18,5% e, secondo i dati Istat, è all’ultimo posto della graduatoria delle regioni, non può che allarmarci, sollecitando un nuovo e maggiore impegno del sindacato sullo “stato di salute” delle 5.959 micro ditte iscritte alle Cciaa di Potenza e di Matera». Il sindacato confederale - spige Vaccaro - condivide la strategia del cartello di pmi di tutti i comparti produttivi “Pensiamo Basilicata” contenuta nel “manifesto” che abbiamo sottoscritto insieme a Cisl e Confindustria innanzitutto per rilanciare la concertazione sociale.

Dai dati dell’Istat – continua Vaccaro – ci sono almeno due elementi che richiedono un’approfondita valutazione: la percentuale ridotta di microimprese che ha svolto attività di formazione aziendale e quella altrettanto risicata di imprese che ha avviato una diversificazione produttiva.

Due fattori che sono rilevanti per salvare attività produttive e di servizi insieme a posti di lavoro, al pari del ricorso allo strumento dell’apprendistato professionalizzato, da noi ancora troppo basso, a strumenti tecnologici ed applicazioni web, a campagne di pubblicità e marketing dei prodotti e servizi aziendali che ancora non trovano attuazione in innovative scelte imprenditoriali. «Dal nuovo Governo Regionale – continua Vaccaro – ci aspettiamo misure coraggiose, mentre ribadiamo il nostro profondo dissenso dai contenuti della Legge di Stabilità che ci ha portato come sindacati a prime iniziative di mobilitazione in base all’esigenza primaria di ridurre le tasse sul lavoro. Siamo l'unico Paese al mondo in cui la gran parte dei lavoratori paga piu' tasse del suo datore di lavoro. La legge di stabilità era stata presentata come un provvedimento di svolta da parte del governo, che avrebbe dovuto mettere fine ai sacrifici e puntare alla crescita è diventata una legge di conservazione. L'Italia per uscire dal guado deve ridurre le tasse, finanziando questo calo con un taglio alla spesa pubblica improduttiva. Per legge, o anche con un decreto, si deve mettere nero su bianco la decisione politica che va presa immediatamente: garantire il trasferimento automatico dei risparmi che derivano dalla riduzione degli sprechi e dalla lotta all'evasione ad un abbattimento delle tasse sul lavoro. Ridurre le tasse sul lavoro e quindi ottenere un abbassamento del costo del lavoro e soprattutto maggiori disponibilità nelle tasche dei dipendenti – dice Vaccaro - avrebbe un effetto positivo per la competitività delle imprese, specie quelle più piccole e rilancerebbe la domanda interna».

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