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Nardiello e Digilio senza paura
"Rinunciamo alla prescrizione"

Basilicata

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POTENZA - Andranno incontro alla sentenza del Tribunale, l’ex finiano Egidio Digilio e Giacomo Nardiello dei comunisti italiani, decisi entrambi a ottenere un’assoluzione nel merito senza avvalersi della prescrizione.

Lo hanno annunciato ieri mattina in Tribunale a Potenza i loro legali, Clemente Delli Colli e Giovanni Losasso, nel processo ai membri dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale che il 20 dicembre del 2005 ha affidato a un consulente esterno, ovvero l'avvocato Paolo Albano, l’incarico di elaborare un progetto di riorganizzazione dello stesso Consiglio regionale per una spesa di 23.869 euro.

A causa dell’impedimento di Tuccino Pace, difensore del viceministro Filippo Bubbico (Pd), all’epoca era presidente del parlamentino lucano, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 2 febbraio per acquisire in maniera formale la sua volontà e quella degli ex consiglieri Antonio Flovilla (Udc) e Rosa Mastrosimone (Idv), sulla possibilità di avvalersi a loro volta della prescrizione. Ma a meno di sorprese l’orientamento già espresso dalle difese verrà confermato nel senso che opteranno tutti per una sentenza immediata di non luogo a procedere, piuttosto che aspettare ancora, rischiando una condanna.

Alla base dell’accusa, per tutti, di abuso d’ufficio c’è la considerazione che la delibera in questione sarebbe stata carente del «presupposto dell’assenza di risorse umane all’interno dell’amministrazione in grado sotto il profilo quali-quantitativo di svolgere l’attività affidata al consulente esterno».

All'interno degli uffici del Consiglio, infatti, in quel periodo prestavano servizio 87 dipendenti, tra i quali 9 dirigenti e 46 funzionari con qualifica direttiva, che «in considerazione del titolo di studio posseduto e della figura professionale rivestita», secondo la Procura «ben avrebbero potuto attendere all’incarico affidato all’avvocato Albano», in considerazione del «carattere ordinario» delle attività affidate all’esterno dell’amministrazione, che non avrebbero implicato «problematiche di particolare complessità» per cui si sarebbe reso necessario un curriculum di livello certamente superiore come il suo.

Quindi, ad avviso della procura, Albano avrebbe elaborato un’ipotesi di riassetto degli uffici del Consiglio regionale «che non è stata di alcuna utilità per la Regione». Una circostanza dedotta da una delibera del 2007, per cui gli uffici del Consiglio sono stati riorganizzati secondo le proposte avanzate in un documento del nuovo direttore generale, «che diverge profondamente rispetto alla proposta del consulente esterno». Di qui l’idea che il compenso percepito dall’avvocato, nominato di recente all’ufficio Valutazione, merito e semplificazione e responsabile per la trasparenza della Regione Basilicata, configurerebbe «un danno ingiusto» inflitto alle casse di via Verrastro.

Nella prossima udienza, su richiesta del Tribunale, verrà dunque sentito il direttore generale del Consiglio che nel 2007, contravvenendo a quanto disposto due anni prima dall’ufficio di presidenza e dal suo predecessore, ha deciso di non prendere in considerazione il progetto di Albano.

«Si è trattato di un incarico regolare a un consulente dotato di un curriculum altamente professionale, che ha svolto un lavoro eccellente comunque in parte utilizzato».

Così Nardiello -contattato dal Quotidiano- ha spiegato la sua decisione di rinunciare alla prescrizione. Una decisione due volte coraggiosa, anche perché Nardiello fa parte anche dei membri di un altro ufficio di presidenza che ad aprile sono stati condannati per una presunta truffa sui rimborsi benzina spettanti ai residenti fuori Potenza.

«Sono di Ruoti, sono innocente su tutto e non ho fatto niente». Queste le sue parole. «Ho rinunciato con cuore e passione alla prescrizione perché credo nella giustizia e appartengo a un partito che ha sempre rispettato e difeso le istituzioni e il lavoro della magistratura».

Di taglio un po’ diverso il pensiero dell’ex senatore Digilio, fermo restando la sua dichiarazione d’innocenza. «Voglio che un giudice mi dica se sono colpevole e devo pagare o innocente. Non mi interessano altre vie che chiamerei “democristiane”».

lama

l.amato@luedi.it

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