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Enti, l'allegra gestione lucana
Dovevano tagliarli e invece i costi aumentano

Basilicata

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POTENZA - Magari verranno ancora a dirci che adesso c’è bisogno di cambiare, razionalizzare, snellire, tagliare gli enti improduttivi, renderli più efficienti, risparmiare. Chiacchiere, molte chiacchiere. Almeno fino a ora.

Nonostante già da tempo si faccia un gran discuture - anche in Basilicata - della necessità di ridurre  i costi dell’apparato amministrativo, di risultati neanche a parlarne. 

Un caso per tutti: la Società energetica lucana. In molti ricordano ancora l’“anomalia” delle ultime nomine datate 2012: “la società della regione - annunciava  un comunicato stampa della Giunta di allora - nonostante l’aumento dei componenti del Cda da tre a cinque, avrà un risparmio di tre mila euro”.

Una “falsa” operazione di tagli - nonostante il generale orientamento di austerità che giungeva anche da Roma  - visto che, a quelli conteggiati, andavano sommati i costi per l’aggiunta di una nuova figura nella società, ovvero quella del direttore tecnico.

Per gestire un ente di piccole dimensioni, con una pianta organica ridotta, un presidente, ben due direttori e un consiglio di amministrazione che addirittura aumenta.

«Una scelta fatta per garantire più democraticità nella governance di una società», rispondeva allora il presidente De Filippo. Con qualche forzatura, l’operazione alla fine era stata digerita.

Ma, a nemmeno un anno e mezzo di distanza, alla Sel si cambia ancora.  Il Cda passa di nuovo da 5 a 3.

Due  dei quattro consiglieri candidati alle recenti regionali (come  tradizione vuole, i membri del Cda, presidente incluso, sono tutti uomini di partito) si dimettono. Le nuove normative nazionali prevedono che i cda delle società pubbliche non superino i tre componenti. Alla Sel si adeguano, gli uscenti non vengono sostituti. Ma del risparmio che ne sarebbe dovuto conseguire, visto che il compenso lordo annuo per consigliere è pari a 21.000 euro, rimane molto poco.

Una parte della somma data dalla riduzione va a finire dritto dritto nelle tasche del presidente, Ignazio Petrone, ovvero, il segretario organizzativo del Pd regionale ed ex sindaco di Pignola.

Chi non lo ricorda, qualche mese fa, nel suo lungo dubbio amletico sul da farsi: entrare in Consiglio al posto di Folino, ma solo per pochi mesi, dato il voto anticipato o rimanere in Sel.

Alla fine, Petrone ha deciso: “sto bene dove sto”, faceva sapere  lui.

Ma non alle stesse condizioni.

E così il compenso del presidente è passato dai 55 mila euro iniziali all’anno, agli attuali 83.110 (come è possibile verificare sul sito on line della società). Chiaramente l’operazione è passata del tutto sotto silenzio. Proprio come quella chi si è consumata solo qualche mese prima ad Acqua Spa, società in house della Regione, una delle tante che si occupa di acqua in Basilicata. Il Cda era scaduto da tempo, ma non rinnovato, anche in vista delle novità che presto avrebbero potuto riguardarla.

La società  sembrava addirittura poter sparire, alla luce della complessiva riforma che dovrebbe interessare gli enti che si occupano della stessa risorsa. Ed  è ancora tra quelle realtà che anche il presidente Pittella, almeno secondo quanto annunciato, vorrebbe “ritoccare” . Ma Acqua Spa  per ora resta. Il presidente De Filippo, per altro già dimissionario - con un’altra nomina in extremis come quella di Raffaele Riccuiti  a Sviluppo Basilicata - ha provveduto a riconfermare fino al 2015 Antonio Triani (Popolari uniti, proprio come il direttore generale, Egidio Iacovino transitato qualche mese fa da Al ad Acqua spa), che da presidente è diventato amministratore unico. In questo caso la notizia positiva è che il Cda è stato completamente eliminato.

“Squadra che vince, non si cambia”, recita il proverbio. Ma per quanto riguarda Acqua Spa è veramente difficile esprimere qualsiasi valutazione, visto che svolge un’attività quasi fantasma, di cui, per giunta, non c’è alcuna traccia sul sito on line. E sempre per restare in tema di gestione della risorsa idrica, rimane invece ancora a 5 il Consiglio d’amministrazione di Acquedotto lucano che, qualche mese fa, è tornato a bussare alle porte, o meglio alle casse, della Regione.

La Spa a completa partecipazione pubblica ha chiesto un nuovo aumento dei trasferimenti: sette milioni in più, oltre ai dodici già assegnati a marzo. Ed ecco fatto. La delibera di giunta dello scorso 28 agosto accoglie la richiesta e il nuovo finanziamento. “Un aumento per far fronte ai maggiori costi energetici sostenuti nel 2012 per il maggior ricorso del sollevamento e alla potabilizzazione della risorsa idrica per effetto dell’andamento climatico e del rendimento idrico delle sorgenti”, si legge nel documento ufficiale.  Ma non è mistero per nessuno che la più grande società che si occupa di occupa di acqua in Basilicata, maggiore stazione appaltante della regione, con un apparato di centinaia di dipendenti la cui spesa sfiora in bilancio i 19 milioni di euro all’anno, è in una situazione finanziaria tutt’altro che rosea, fino ad arrivare, qualche tempo fa, a sospendere i pagamenti ai fornitori. Tanto per fugare i dubbi di qualche ingenuo ottimista: per ora ai risparmi sono costretti solo i comuni mortali.

m.labanca@luedi.it

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