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«Una nuova intesa per il petrolio»
Ecco il documento di Antezza e Folino

Basilicata

Tempo di lettura: 
11 minuti 31 secondi

 

di VINCENZO FOLINO
E MARIA ANTEZZA*
SIAMO al termine di un anno particolare per la Basilicata, nel quale alla grave crisi economica e sociale si è aggiunta una crisi politica e istituzionale che sta per concludersi dopo le elezioni regionali del novembre scorso. Un periodo difficile anche nelle relazioni tra la Regione e il Governo nazionale: sulle questioni attinenti alle estrazioni petrolifere si è rischiato un vero e proprio “deragliamento”, a causa di una scelta improvvida compiuta nella Commissione Bilancio del Senato nel procedimento di approvazione della "Legge di Stabilità”, dove, su iniziativa di alcuni senatori, complice il Governo, era stato approvato un emendamento al comma 202 con la previsione di finanziare (per un importo di 10 milioni di euro all'anno per una durata di sette anni con un totale di prelievo di 70 milioni di euro) opere di metanizzazione in alcune aree del Mezzogiorno attingendo al fondo nazionale con il quale si finanzia il cosiddetto "Bonus carburanti ", previsto dal' art. 45 della legge 23 luglio 2009 n. 99.
Interventi certamente importanti ma che nulla hanno a che vedere con l’ art. 45 della legge 99/2009, la cui concreta attuazione è stata peraltro bloccata da una sentenza del Tar del Lazio, confermata dal Consiglio di Stato, scaturita da un ricorso della Regione Veneto (contro il decreto attuativo emanato dal Mef di concerto con il Mise il 12/11/2010), che aveva rivendicato l'attribuzione di parte delle risorse di questo Fondo poiché nella legge 99/2009 si fa espressamente riferimento alla presenza di attività di rigassificazione oltre che alle estrazioni petrolifere in terraferma.
Nelle dinamiche parlamentari accadono spesso episodi come quello relativo al comma 202 della legge di stabilità, approvato in Senato e cancellato alla Camera a seguito di un forte impegno dei deputati lucani ed in particolare del nostro capogruppo On. Roberto Speranza, che ha sensibilizzato il Governo sulla delicatezza e complessità della questione delle estrazioni petrolifere in Basilicata.
Da questa complessità bisogna ripartire per il futuro della Basilicata e per l'interesse del Paese, riaprendo il confronto tra la Regione, il Governo e il Parlamento su tutte le questioni attinenti alle estrazioni, sia quelle relative alla sicurezza ambientale, sia quelle relative ai temi economici e dello sviluppo e in particolare al deficit infrastrutturale e della mobilità della Basilicata, al profilo dei servizi pubblici essenziali in relazione alla specificità demografica della nostra comunità regionale, alla fragilità di un territorio strategico per la presenza di risorse naturali, a processi di nuova e moderna reindustrializzazione a cominciare dai settori relativi ai rischi ambientali naturali ed artificiali, a politiche attive di contenimento dei costi energetici per aziende e famiglie, ad interventi finalizzati alla inclusione sociale, solo per citare alcuni degli obiettivi largamente discussi e condivisi negli ultimi anni con le forze economiche e sociali della Basilicata.
L’increscioso episodio parlamentare è risultato quanto mai allarmante poiché evidenzia non solo l’ambiguità dell'articolo 45 della legge 99/2009, ma anche la vulnerabilità di questa norma, al netto della discussione tutt'ora valida sull’utilizzo dei questi fondi per il cosiddetto bonus carburanti che non distingue per fasce economiche, non considera i cittadini sprovvisti di patente e le esigenze di mobilità delle persone diversamente abili e non affronta altri problemi relativi a consumi energetici altrettanto importanti e in particolare il tema del risparmio energetico.
 Da qui la considerazione che l'art. 45 della legge 99/2009 deve essere modificato, separando le eventuali compensazioni relative alle attività di rigassificazione da quelle relative alle somme derivanti dalle attività di estrazioni petrolifere  che devono essere distribuite in proporzione alla produzione su base regionale ed avere una finalità più ampia, articolata e condivisa con le Regioni interessate.
Le risorse economiche derivanti dalle estrazioni sono però più ampie, e comprendono (è bene ricordarlo) le royalties di cui al decreto legislativo 25 novembre 1996 n. 625, quelle rivenienti dagli accordi Eni e Total e soprattutto quelle relative all’applicazione dell'articolo 16 della legge n. 27/2012, conosciuta come "cresci Italia" . 
Il decreto attuativo di questa norma, emanato dal Mise il 12 settembre 2013, stabilisce in maniera senz'altro positiva che l’Ires dovuta dalle imprese di nuova costituzione che hanno sede legale nelle Regioni a Statuto ordinario e svolgono nelle stesse regioni attività di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in concessione, viene versata in un apposito Fondo, in misura del 30% del dovuto fino a 130 milioni di euro di imposta e del 15% per la parte di imposta eccedente i 130 milioni di euro con un limite però  di 50 milioni di euro massimo annuo. Una previsione che a nostro parere non è condivisibile, a differenza di quella, pur presente nello stesso decreto, sulle procedure di utilizzo dei fondi mediante la stipula di Accordi Istituzionali di sviluppo con le Regioni interessate, che tuttavia dovrebbe sancire l'obbligo per le imprese interessate di avere la sede legale nelle regioni in cui si opera.
Ma tutto questo non è sufficiente in considerazione della quantità delle estrazioni, dell'ampiezza dei territori interessati, degli effetti e degli impatti delle attività di coltivazione degli idrocarburi anche solo in termini di perdita di altre opportunità di sviluppo economico (turismo, produzioni agricole etc.).
Per tutte queste ragioni non ci siamo ritenuti soddisfatti per la pur positiva cancellazione del “famigerato” comma 202 e abbiamo presentato insieme a Roberto Speranza un apposito ordine del giorno, accolto dal Governo e approvato dalla Camera dei Deputati, che sottolinea la necessità di ridefinire in maniera organica la normativa di riferimento e in particolare l'art. 45 della legge 99/2009; ma soprattutto, richiamata l’intesa istituzionale tra Governo e Regione Basilicata del 1998, l’ordine del giorno impegna il Governo "a convocare la Regione Basilicata per la definizione di una nuova Intesa Istituzionale per assicurare le risorse energetiche al Paese e rassicurare le popolazioni ed i territori in termini di salvaguardia ambientale e sviluppo economico".
L'esito positivo di questo percorso non è scontato, come la vicenda del cosiddetto "Memorandum" ha dimostrato, non è nemmeno facile e dovrà essere perseguito attraverso un confronto fecondo con il Governo, con il protagonismo della Giunta e del nuovo Consiglio regionale della Basilicata, con un confronto democratico  aperto nella società lucana, con le forze economiche sociali e sindacali.
I parlamentari lucani del Pd faranno la propria parte in stretto raccordo con il presidente Pittella. Insieme a noi, nel rispetto delle differenze e dell’autonomia politica di ciascuno, certamente si impegneranno gli altri parlamentari lucani, con l'obiettivo di garantire un futuro migliore per la nostra terra e per i nostri cittadini.
*Deputati della Basilicata

Una nuova intesa istituzionale sulla questione petrolio tra Governo e Regioni, Basilicata in testa. A partire dalla modifica dell’articolo 45 della legge numero 99 del 2009, ovvero quella con cui è stato costituito il fondo nazionale che finanzia il bonus idrocarburi, per arrivare alla revisione del decreto attuativo dell’articolo 16 del cosiddetto Memorandum. E’ quanto chiedono i deputati lucani del Partito democratico - il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, Vincenzo Folino e Maria Antezza - nell’ordine del giorno approvato in aula, a pochi giorni dallo sventato “scippo” di risorse ai lucani contenuto nell’emendamento alla legge di Stabilità. Un ordine del giorno accompagnato da un documento politico a firma dei parlamentari lucani, Vincenzo Folino e Maria Antezza che pubblichiamo di seguito.

 

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Siamo al termine di un anno particolare per la Basilicata, nel quale alla grave crisi economica e sociale si è aggiunta una crisi politica e istituzionale che sta per concludersi dopo le elezioni regionali del novembre scorso. 

Un periodo difficile anche nelle relazioni tra la Regione e il Governo nazionale: sulle questioni attinenti alle estrazioni petrolifere si è rischiato un vero e proprio “deragliamento”, a causa di una scelta improvvida compiuta nella Commissione Bilancio del Senato nel procedimento di approvazione della "Legge di Stabilità”, dove, su iniziativa di alcuni senatori, complice il Governo, era stato approvato un emendamento al comma 202 con la previsione di finanziare (per un importo di 10 milioni di euro all'anno per una durata di sette anni con un totale di prelievo di 70 milioni di euro) opere di metanizzazione in alcune aree del Mezzogiorno attingendo al fondo nazionale con il quale si finanzia il cosiddetto "Bonus carburanti ", previsto dal' art. 45 della legge 23 luglio 2009 n. 99.Interventi certamente importanti ma che nulla hanno a che vedere con l’ art. 45 della legge 99/2009, la cui concreta attuazione è stata peraltro bloccata da una sentenza del Tar del Lazio, confermata dal Consiglio di Stato, scaturita da un ricorso della Regione Veneto (contro il decreto attuativo emanato dal Mef di concerto con il Mise il 12/11/2010), che aveva rivendicato l'attribuzione di parte delle risorse di questo Fondo poiché nella legge 99/2009 si fa espressamente riferimento alla presenza di attività di rigassificazione oltre che alle estrazioni petrolifere in terraferma.

Nelle dinamiche parlamentari accadono spesso episodi come quello relativo al comma 202 della legge di stabilità, approvato in Senato e cancellato alla Camera a seguito di un forte impegno dei deputati lucani ed in particolare del nostro capogruppo On. Roberto Speranza, che ha sensibilizzato il Governo sulla delicatezza e complessità della questione delle estrazioni petrolifere in Basilicata.

Da questa complessità bisogna ripartire per il futuro della Basilicata e per l'interesse del Paese, riaprendo il confronto tra la Regione, il Governo e il Parlamento su tutte le questioni attinenti alle estrazioni, sia quelle relative alla sicurezza ambientale, sia quelle relative ai temi economici e dello sviluppo e in particolare al deficit infrastrutturale e della mobilità della Basilicata, al profilo dei servizi pubblici essenziali in relazione alla specificità demografica della nostra comunità regionale, alla fragilità di un territorio strategico per la presenza di risorse naturali, a processi di nuova e moderna reindustrializzazione a cominciare dai settori relativi ai rischi ambientali naturali ed artificiali, a politiche attive di contenimento dei costi energetici per aziende e famiglie, ad interventi finalizzati alla inclusione sociale, solo per citare alcuni degli obiettivi largamente discussi e condivisi negli ultimi anni con le forze economiche e sociali della Basilicata.

L’increscioso episodio parlamentare è risultato quanto mai allarmante poiché evidenzia non solo l’ambiguità dell'articolo 45 della legge 99/2009, ma anche la vulnerabilità di questa norma, al netto della discussione tutt'ora valida sull’utilizzo dei questi fondi per il cosiddetto bonus carburanti che non distingue per fasce economiche, non considera i cittadini sprovvisti di patente e le esigenze di mobilità delle persone diversamente abili e non affronta altri problemi relativi a consumi energetici altrettanto importanti e in particolare il tema del risparmio energetico. 

Da qui la considerazione che l'art. 45 della legge 99/2009 deve essere modificato, separando le eventuali compensazioni relative alle attività di rigassificazione da quelle relative alle somme derivanti dalle attività di estrazioni petrolifere  che devono essere distribuite in proporzione alla produzione su base regionale ed avere una finalità più ampia, articolata e condivisa con le Regioni interessate.Le risorse economiche derivanti dalle estrazioni sono però più ampie, e comprendono (è bene ricordarlo) le royalties di cui al decreto legislativo 25 novembre 1996 n. 625, quelle rivenienti dagli accordi Eni e Total e soprattutto quelle relative all’applicazione dell'articolo 16 della legge n. 27/2012, conosciuta come "cresci Italia" . Il decreto attuativo di questa norma, emanato dal Mise il 12 settembre 2013, stabilisce in maniera senz'altro positiva che l’Ires dovuta dalle imprese di nuova costituzione che hanno sede legale nelle Regioni a Statuto ordinario e svolgono nelle stesse regioni attività di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in concessione, viene versata in un apposito Fondo, in misura del 30% del dovuto fino a 130 milioni di euro di imposta e del 15% per la parte di imposta eccedente i 130 milioni di euro con un limite però  di 50 milioni di euro massimo annuo. 

Una previsione che a nostro parere non è condivisibile, a differenza di quella, pur presente nello stesso decreto, sulle procedure di utilizzo dei fondi mediante la stipula di Accordi Istituzionali di sviluppo con le Regioni interessate, che tuttavia dovrebbe sancire l'obbligo per le imprese interessate di avere la sede legale nelle regioni in cui si opera.

Ma tutto questo non è sufficiente in considerazione della quantità delle estrazioni, dell'ampiezza dei territori interessati, degli effetti e degli impatti delle attività di coltivazione degli idrocarburi anche solo in termini di perdita di altre opportunità di sviluppo economico (turismo, produzioni agricole etc.).

Per tutte queste ragioni non ci siamo ritenuti soddisfatti per la pur positiva cancellazione del “famigerato” comma 202 e abbiamo presentato insieme a Roberto Speranza un apposito ordine del giorno, accolto dal Governo e approvato dalla Camera dei Deputati, che sottolinea la necessità di ridefinire in maniera organica la normativa di riferimento e in particolare l'art. 45 della legge 99/2009; ma soprattutto, richiamata l’intesa istituzionale tra Governo e Regione Basilicata del 1998, l’ordine del giorno impegna il Governo "a convocare la Regione Basilicata per la definizione di una nuova Intesa Istituzionale per assicurare le risorse energetiche al Paese e rassicurare le popolazioni ed i territori in termini di salvaguardia ambientale e sviluppo economico".

L'esito positivo di questo percorso non è scontato, come la vicenda del cosiddetto "Memorandum" ha dimostrato, non è nemmeno facile e dovrà essere perseguito attraverso un confronto fecondo con il Governo, con il protagonismo della Giunta e del nuovo Consiglio regionale della Basilicata, con un confronto democratico  aperto nella società lucana, con le forze economiche sociali e sindacali.
I parlamentari lucani del Pd faranno la propria parte in stretto raccordo con il presidente Pittella. Insieme a noi, nel rispetto delle differenze e dell’autonomia politica di ciascuno, certamente si impegneranno gli altri parlamentari lucani, con l'obiettivo di garantire un futuro migliore per la nostra terra e per i nostri cittadini.

 

*Deputati Pd della Basilicata

 

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