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Non c'è nessuna rivoluzione
Ma accetto la sfida del nuovo

Basilicata

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NON c’è granché di rivoluzionario nella scelta degli assessori operata da Marcello Pittella. Il presidente della Regione ha solo esercitato, in maniera piena, le prerogative che gli vengono attribuite dalla legge. Niente di più e niente di meno.

 Auguri, quindi, di buon lavoro a lui e agli assessori nominati, che non conosco ma che presentano curricula di buon livello. Come pure risulta ormai ozioso l’interrogativo di quanti si chiedono se in Basilicata non vi fossero tecnici altrettanto qualificati. Certo che c’erano, ma Pittella ha scelto questi, che riscuotono evidentemente la sua fiducia, ritenendoli in grado di affrontare la sfida del governo in questo contesto non facile. 

 La questione come sempre è “la politica”. Con il linguaggio della comunicazione “social” Marcello Pittella, che probabilmente aveva meditato da tempo la sua scelta, ha cercato di segnare una certa distanza dalle logiche e dai riti ormai consumati del centrosinistra. Si è rivolto direttamente agli elettori, cercando ancora una volta il loro consenso, per essere in sintonia con il “tempo nuovo” della politica. Per quanto mi riguarda (ma credo che della stessa opinione siano diversi compagni e amici che hanno idee simili alle mie) accetto la sfida senza riserve. Ma sono anche consapevole dei problemi e delle contraddizioni della nuova fase che si apre oggi, e soprattutto del fatto che dopo le dichiarazioni roboanti servono i fatti. Perché è con i fatti che si qualifica l’azione di governo.
 Il tempo nuovo, è bene non dimenticarlo, è anche quello di Matteo Renzi segretario del Pd, dopo il successo di Grillo alle elezioni politiche, e con Berlusconi che ha ancora un suo spazio e un suo fascino. Un tempo nuovo nel senso che non vi è nulla di scontato, le suggestioni si affollano e si esaltano nella potenza mediatica e ci fanno osservare il forte scarto fra il dire e il fare. 
Ho sostenuto, in coerenza con la mia storia personale, Gianni Cuperlo, ma spero fortemente che il nuovo corso, con la direzione di Matteo Renzi, riesca a dare un nuovo impulso al Pd rendendone evidente il progetto di governo, innanzitutto sulle questioni economiche e sociali e poi anche su quelle istituzionali. Ma non si può sottovalutare il rischio che venga mandato all’aria, per ragioni di mera affermazione della leadership, un governo come quello di Enrico Letta, che pur fra tante difficoltà ha fatto recuperare credibilità all’Italia ed ha iniziato una seppur minima riduzione delle tasse ed avviato politiche antirecessive.
Analogamente, mi auguro che il tempo nuovo della politica in Basilicata, innescato occasionalmente (o forse no) dalle dimissioni di De Filippo, con il piglio decisionista del neopresidente Pittella porti la Regione ad affrontare con determinazione ed efficacia i problemi e i nodi irrisolti di oggi, attraverso un percorso democratico di condivisione con le forze politiche di maggioranza ed opposizione e con le rappresentanze economiche e sociali. Evitando il rischio, che taluni paventano, di passare da una democrazia troppe volte inconcludente ad un contesto di potere monocratico.
Nel tempo nuovo della politica, dobbiamo tutti contribuire a riformare e rinnovare la partecipazione politica nei partiti e nei movimenti e non utilizzarne a proprio vantaggio le debolezze o le contraddizioni (mi riferisco al Pd), dimenticando magari che le stesse debolezze del gruppo dirigente che ha caratterizzato gli ultimi otto anni della vita politica lucana riguardano certamente De Filippo, ma anche tutti gli altri (me compreso), e sicuramente anche coloro che sono stati determinanti per la vittoria di Marcello Pittella alle primarie del 22 settembre.
L’imminente congresso regionale del Pd sarà una cartina di tornasole e ci dirà se davvero stiamo andando verso un tempo nuovo e “democraticamente rivoluzionario” (ma io preferisco “democraticamente riformista”) o verso restaurazioni trasformistiche storicamente (e più modestamente) consone al genio italico.
 La sfida che Pittella lancia con la formazione di una Giunta regionale composta da tecnici va quindi raccolta da tutta la comunità lucana e soprattutto dal nuovo Consiglio regionale. La Giunta del presidente è l’occasione per dare piena attuazione all’assetto derivante dall’elezione diretta, che ha rafforzato i poteri del presidente della Giunta e ma che allo stesso tempo consegna al Consiglio una responsabilità ed un protagonismo nelle funzioni legislative, di programmazione, di indirizzo e di controllo (prerogative queste che andrebbero ulteriormente rafforzare nel nuovo Statuto della Regione, come si è detto anche di recente). Con la legislatura che sta per avviarsi il confronto democratico (e anche lo scontro) fra maggioranza e opposizioni garantirà certamente qualità e trasparenza del dibattito su vicende e questioni delicate, a cominciare da quelle attinenti al rapporto fra ambiente, risorse naturali e territorio. Gli interessi fondamentali della Basilicata e delle nostre comunità sono in capo ai consiglieri regionali eletti un mese fa, che sapranno certamente svolgere la propria funzione di tutela, di rappresentanza degli interessi diffusi. 
Nel tempo nuovo della politica la funzione di rappresentanza e di sostegno su questioni generali o particolari che riguardano l’intera comunità o anche un solo cittadino sarà certamente la prerogativa di quanti intendono la politica come uno strumento per risolvere i problemi. Io almeno ho inteso così, in questi anni, il mio compito, nel rapporto diretto con i cittadini. Nel tempo nuovo della politica (a proposito, buon 2014 a tutti) ognuno dovrà impegnarsi di più, e tutti, dal presidente Pittella, ai consiglieri neoeletti, ai parlamentari, ai sindaci, dovremo lavorare per affrontare e risolvere le questioni che ogni giorno si pongono di fronte a noi.
*Deputato del Partito democratico

 La questione come sempre è “la politica”. Con il linguaggio della comunicazione “social” Marcello Pittella, che probabilmente aveva meditato da tempo la sua scelta, ha cercato di segnare una certa distanza dalle logiche e dai riti ormai consumati del centrosinistra. Si è rivolto direttamente agli elettori, cercando ancora una volta il loro consenso, per essere in sintonia con il “tempo nuovo” della politica. 

Per quanto mi riguarda (ma credo che della stessa opinione siano diversi compagni e amici che hanno idee simili alle mie) accetto la sfida senza riserve. Ma sono anche consapevole dei problemi e delle contraddizioni della nuova fase che si apre oggi, e soprattutto del fatto che dopo le dichiarazioni roboanti servono i fatti. Perché è con i fatti che si qualifica l’azione di governo. 
Il tempo nuovo, è bene non dimenticarlo, è anche quello di Matteo Renzi segretario del Pd, dopo il successo di Grillo alle elezioni politiche, e con Berlusconi che ha ancora un suo spazio e un suo fascino. Un tempo nuovo nel senso che non vi è nulla di scontato, le suggestioni si affollano e si esaltano nella potenza mediatica e ci fanno osservare il forte scarto fra il dire e il fare. 
Ho sostenuto, in coerenza con la mia storia personale, Gianni Cuperlo, ma spero fortemente che il nuovo corso, con la direzione di Matteo Renzi, riesca a dare un nuovo impulso al Pd rendendone evidente il progetto di governo, innanzitutto sulle questioni economiche e sociali e poi anche su quelle istituzionali. Ma non si può sottovalutare il rischio che venga mandato all’aria, per ragioni di mera affermazione della leadership, un governo come quello di Enrico Letta, che pur fra tante difficoltà ha fatto recuperare credibilità all’Italia ed ha iniziato una seppur minima riduzione delle tasse ed avviato politiche antirecessive.
Analogamente, mi auguro che il tempo nuovo della politica in Basilicata, innescato occasionalmente (o forse no) dalle dimissioni di De Filippo, con il piglio decisionista del neopresidente Pittella porti la Regione ad affrontare con determinazione ed efficacia i problemi e i nodi irrisolti di oggi, attraverso un percorso democratico di condivisione con le forze politiche di maggioranza ed opposizione e con le rappresentanze economiche e sociali. 
Evitando il rischio, che taluni paventano, di passare da una democrazia troppe volte inconcludente ad un contesto di potere monocratico.Nel tempo nuovo della politica, dobbiamo tutti contribuire a riformare e rinnovare la partecipazione politica nei partiti e nei movimenti e non utilizzarne a proprio vantaggio le debolezze o le contraddizioni (mi riferisco al Pd), dimenticando magari che le stesse debolezze del gruppo dirigente che ha caratterizzato gli ultimi otto anni della vita politica lucana riguardano certamente De Filippo, ma anche tutti gli altri (me compreso), e sicuramente anche coloro che sono stati determinanti per la vittoria di Marcello Pittella alle primarie del 22 settembre.
L’imminente congresso regionale del Pd sarà una cartina di tornasole e ci dirà se davvero stiamo andando verso un tempo nuovo e “democraticamente rivoluzionario” (ma io preferisco “democraticamente riformista”) o verso restaurazioni trasformistiche storicamente (e più modestamente) consone al genio italico. La sfida che Pittella lancia con la formazione di una Giunta regionale composta da tecnici va quindi raccolta da tutta la comunità lucana e soprattutto dal nuovo Consiglio regionale.
 La Giunta del presidente è l’occasione per dare piena attuazione all’assetto derivante dall’elezione diretta, che ha rafforzato i poteri del presidente della Giunta e ma che allo stesso tempo consegna al Consiglio una responsabilità ed un protagonismo nelle funzioni legislative, di programmazione, di indirizzo e di controllo (prerogative queste che andrebbero ulteriormente rafforzare nel nuovo Statuto della Regione, come si è detto anche di recente). 
Con la legislatura che sta per avviarsi il confronto democratico (e anche lo scontro) fra maggioranza e opposizioni garantirà certamente qualità e trasparenza del dibattito su vicende e questioni delicate, a cominciare da quelle attinenti al rapporto fra ambiente, risorse naturali e territorio. 
Gli interessi fondamentali della Basilicata e delle nostre comunità sono in capo ai consiglieri regionali eletti un mese fa, che sapranno certamente svolgere la propria funzione di tutela, di rappresentanza degli interessi diffusi. Nel tempo nuovo della politica la funzione di rappresentanza e di sostegno su questioni generali o particolari che riguardano l’intera comunità o anche un solo cittadino sarà certamente la prerogativa di quanti intendono la politica come uno strumento per risolvere i problemi. Io almeno ho inteso così, in questi anni, il mio compito, nel rapporto diretto con i cittadini. 
Nel tempo nuovo della politica (a proposito, buon 2014 a tutti) ognuno dovrà impegnarsi di più, e tutti, dal presidente Pittella, ai consiglieri neoeletti, ai parlamentari, ai sindaci, dovremo lavorare per affrontare e risolvere le questioni che ogni giorno si pongono di fronte a noi.
*Deputato del Partito democratico

 

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