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Il nuovo scippo?
La colpa è in Basilicata

Basilicata

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POTENZA - Sarà anche vero che il governo Letta ha deciso di spostare circa 69 milioni di euro per il progetto per il distretto G “Marascione” alla Lombardia per poter finanziare i lavori di costruzione dell’area dell’Expo del 2015, ma è anche vero che quello che è stato fino ad oggi lo schema idrico Basento/Bradano è il risultato di una burocrazia che dal 1987 si muove a colpi di carte bollate, progetti e relazioni per poi fermarsi lì. Ma tutta l’area del distretto G “Marascione” e l’intera area di campi coltivati che dovrebbe accogliere il tracciato delle tubature che dovrebbero irrigare circa 24mila ettari di terreno, lo stesso pezzo di suolo che tra Banzi e Palazzo San Gervasio è contesa anche dalla Teknosolar, che dovrebbe occupare 240 ettari per la costruzione di un impianto termodinamico da fonte solare. E stando a quanto sta accadendo in queste ore, un eventuale blocco per mancanza di finanziamenti dello schema irriguo porterebbe automaticamente alla fine di una contesa su quei pezzi di terreno e alla eventuale messa in opera dello stesso impianto termodinamico. Eppure questo schema è stato studiato apposta per poter coprire una vasta area di territorio.

I Comuni interessati sono quelli di Acerenza, Banzi, Genzano, Palazzo San Gervasio e Irsina. E poi Venosa, Maschito, Forenza, Rapolla, Spinazzola in parte, Montemilone, Lavello e Melfi. Un’opera mastodontica ma necessaria per l’intero sistema agricoltura della zona. Non a caso il progetto che fu finanziato tramite delibera Cipe nel 2011 per circa 85 milioni di euro prevedeva la realizzazione di una condotta principale (collegamento diga di Genzano alla diga del Basentello) di 23,170 chilometri più alcune diramazioni settoriali per alimentare i 14 settori del “distretto G”. A questo progetto si aggiunge una rete di distribuzione irrigua, con sviluppo di circa 400 chilometri, 14 vasche di compenso di volume variabile complete di strumenti di misura delle portate, un impianto di sollevamento per il settore G6 con portata di 172,36 litri al secondo e prevalenza di 189 metri. Tutto questo faceva parte di due progetti poi unificati, il primo riguarda strettamente lo schema idrico Basento Bradano, con annessa costruzione dell’adduttore diga di Genzano con quella del Basentello, il secondo invece prevedeva la costruzione dello schema idrico Basento Bradano e la messa in opera del distretto G, ovvero l’area che avrebbe dovuto ospitare le vasche e gli impianti di sollevamento.

A risalire all’origine del progetto si arriva al progetto speciale numero 14 della Cassa del Mezzogiorno, il tutto datato 1987. Ma è il 2006 l’anno in cui tutto comincia ad incagliarsi, fino al completo blocco nel 2011, cinque anni dopo.

Il 2006 infatti è l’anno del parere favorevole delle due province e dell’Anas ma con “prescrizioni”. Segue il parere favorevole del comitato tecnico sulla Valutazione di impatto ambientale e all’autorizzazione paesaggistica e infine l’ok del dipartimento regionale, sempre con prescrizioni. Sempr enel 2006 il ministero dei Trasporti trasmette la relazione al Cipe proponendo l’approvazione del progetto per 85,7 milioni da prelevare dai fondi Fas. Segue il nulla osta del ministero delle politiche agricole dopo i chiarimenti forniti dalla regione su alcune modifiche al progetto. Arriva il tempo del parere favorevole del ministero del Beni Culturali, il 6 marzo 2006. Subito dopo il Cipe, nella delibera 75 avvia la ricognizione delle risorse stralciando anche alcuni interventi. Si tratta proprio dello “Schema Basento-attrezzamento settore G”. Nonostante tutto il Cipe approva il progetto (delibera 197) definitivo e definisce l'importo di 85,7 milioni di euro come limite di spesa. Fondi che stando al comitato tecnico interministerale non possono essere prelevati dai Fas. Il Cipe assegna un contributo di 6,3 milioni per 15 anni ma la concessione definitiva del contributo è subordinata alla presentazione da parte del soggetto aggiudicatore, entro 2 mesi dalla pubblicazione della delibera, di un piano economico-finanziario aggiornato. Arriva la conferma del finanziamento e la copertura della quota residua di fabbisogno, pari a 15,7 milioni. La Regione quantifica in complessivi 8,8 Meuro le risorse disponibili, e si impegna a farsi carico della restante somma di 6,9 Meuro. Con un’altra nota del 16 novembre, la Regione precisa che la copertura dell’onere deriverà dalla “compartecipazione all’aliquota del prodotto di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi estratti nella regione”. In parole povere, le royalties.

Ed ecco che con la delibera 146 del 2006 il Cipe autorizza la Regione ad utilizzare le “economie” conseguenti ai ribassi d’asta relativi ad altri interventi per un totale di 8,8 milioni di euro. E poi? La Regione contrae nel 2008 il mutuo con la Cassa depositi e prestiti che però l’anno dopo si tira indietro dichiarando indisponibilità. Ultimo annuncio: aprile 2011, mese in cui la regione ha iniziato a predisporre un nuovo bando per contrarre un mutuo. Da lì in poi tutto fermo. E lo scontro politico tra il 2006 e il 2011 era tutto sulla questione “Marascione”, ovvero la condotta che avrebbe dovuto trasportare l’acqua dalla Basilicata alla Puglia per aiutarla nei periodi di secca. Discorso che non è poi piaciuto tanto a Bubbico, allora governatore. La linea era piuttosto questa: prima badare alla rete idrica della Basilicata e poi eventualmente valutare la possibilità di un collegamento con la Puglia. Ma in ogni caso da questa vicenda chi ne esce colpevole è proprio la regione, che due anni fa si è arenata in attesa di contrarre un nuovo mutuo.

v.panettieri@luedi.it

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