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Quando arrivarono i Re Magi
Le aspettative dei lucani nelle mani di esterni

Basilicata

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Nel Vangelo di Matteo viene descritto l’arrivo dei Re Magi a Betlemme: Matteo non ci dice quanti erano i Re Magi, ma la tradizione facendo riferimento ai tre doni che furono portati a Gesù Bambinello ha tramandato che tre fossero i Magi. I Magi erano astronomi, esperti e saggi; la loro apparizione, appunto Epifania, decretò il riconoscimento in quel bambino di un Dio a cui venivano portati doni di grande valore come l’oro, l’incenso e la mirra.

Anche in Basilicata c’è stata una sorta di Epifania, all’improvviso arrivo di 4 esperti e saggi, come i Re Magi, che sono andati a sedersi sulle poltrone dei 4 assessorati con l’arrivo del neonato Presidente Pittella.

Senza voler entrare nel merito delle almeno quattro ipotesi che conosco e che hanno spinto il Presidente Pittella a fare questa scelta, ritengo che vada riconosciuto un principio che, da sempre, è valido per il mezzogiorno d’Italia e, dunque, per la Basilicata. I meridionali sono abituati ad accogliere nuovi re, nuovi feudatari, nuovi conti e marchesi, da sempre!

Sarebbe facilissimo elencare una serie di episodi che dalla colonizzazione greca e fino all’invasione piemontese, che portò all’Unità d’Italia, episodi che spiegano come questi territori sono terra di conquista e noi meridionali siamo abituati all’accoglienza. Forse, per la Basilicata, l’episodio più eclatante fu la presa di Melfi da parte dei Normanni nel 1041: da Melfi iniziò la conquista di tutto il mezzogiorno con la nascita del Regno di Sicilia nel 1130.

Su stratificazioni complesse, di antichi Lucani divennero un po’ Greci ma anche Goti e Longobardi e molto furono influenzati dagli Arabi che si stanziarono in queste contrade: con i Normanni, con gli Svevi, con gli Angioini, con gli Aragonesi, con gli Spagnoli pian piano, si trasformò e si formò l’uomo del meridione accettando il suo provincialismo che genera l’esterofilia. Tutto ciò che viene da lontano è migliore di ciò che è generato in questi territori. Ieri sera, durante una cena, due cari amici mi hanno fatto notare che chi decide di venire da fuori e stabilirsi in Basilicata, e in particolare a Potenza, compie quasi un atto di coraggio e affronta dei sacrifici. L’atto di coraggio è quello di vivere in territori lontani dai fermenti culturali delle grandi città e dei territori che offrono stili di vita migliori, profondo sacrificio perché, decidendo di venire a vivere qui, accettano uno stile di vita “mediocre” e privo di stimoli. Ammetto che, per me, è molto urticante sentire simili parole: ogni luogo ha la sua bellezza ma anche le sue negatività.

La Basilicata non è inferiore ad alcun posto al mondo.

Se questo è lo spirito con cui i lucani accolgono i nuovi 4 assessori, sento di vergognarmi un po’ di essere lucana, anche perché sono sicura che non è questo l’animo con cui questi 4 esperti affrontano questa nuova esperienza.

Immagino che debbano sentirsi onorati di essere stati chiamati per risolvere una serie di problematiche presenti in questa regione e che metteranno a disposizione le loro capacità e competenze per portare a buon fine progetti e programmi elaborati dal Presidente Pittella che è stato democraticamente votato e ha vinto le elezioni.

Conoscendo bene la mia regione, mi rendo conto che negli animi di coloro che fanno per professione i clientes, ci sia un po’ di smarrimento. Di solito, succedeva che la cognata del fratello che abita sullo stesso pianerottolo del cugino dell’assessore, poteva procurare un appuntamento, poteva favorire una pratica, poteva fare un “piacere” e, dunque, assicurare qualche privilegio in cambio di un voto. Ma ora i voti non servono più!

Tutti questi personaggi abituati a vivere in una regione dove tutti si conoscono, non potranno più arrivare con gli stessi metodi al raggiungimento di obbiettivi che, al contrario, dovrebbero essere raggiunti in modi più onesti e trasparenti.  C’è già chi dice di conoscere qualcuno che conosce bene un assessore o l’altro, c’è già chi racconta, tipo leggende metropolitane, di conoscere la sorella, il cugino, il fratello, il padre di qualche assessore perché era vicino di ombrellone durante le vacanze estive.

C’è chi invece è andato a leggersi con estrema attenzione i curricula dei 4 forestieri, abitudine che di certo non esisteva quando a diventare assessore erano persone interne alla politica e alla Basilicata. Non era necessario, tanto qui ci conosciamo tutti!

Quello che a me non piace è il modo in cui si è arrivati a chiamare i 4 esperti. Non c’erano forse liste, o meglio listini che avrebbero dovuto assicurare la presenza di persone eccellenti nell’ambito della società civile?

Sarebbe necessario una legge nella quale chi decide di diventare presidente, sindaco dovrebbe presentare la lista dei collaboratori a cui affiderà deleghe perché, in questa maniera, il cittadino sarebbe sicuro che votando quel capolista sceglierebbe anche una serie di individui a ricoprire deleghe e ruoli.

A nulla sono servite liste di partito, liste di presidenti, listini e liste minori se poi nessuno dei consiglieri eletti era considerato all’altezza del ruolo di assessore.

È mai possibile credere che in Basilicata non ci sia un solo amministratore capace? E l’unico capace è il Presidente Pittella? Tutto questo è poco credibile e so bene che i motivi che hanno spinto il Presidente Pittella a fare questa scelta sono di ben altro tipo.

Ma, questa scelta continuerà a produrre nel popolo lucano l’idea che non siamo capaci, non siamo all’altezza, siamo sottosviluppati (qualcuno vorrei mi spiegasse che cos’è il sottosviluppo e chi ha inventato questo concetto e quando è stata usata per la prima volta questa parola: forse Cristoforo Colombo quando scoprì l’America?!?!?!).

E i giovani che avrebbero dovuto avere qualche delega dove sono finiti?

Meno male che almeno in giunta c’è una donna che sarà l’unica di genere femminile a sedere in consiglio. Che grande rivoluzione!

Una rivoluzione che ci farà sentire ancora più lontani dalla politica, che non ci farà sentire parte delle decisioni che interessano solo ed esclusivamente noi.

I lucani hanno già accolto i 4 forastieri arrivati all’anza cresa e sono felici di poter conversare con loro, conoscerli e frequentali.

Si aspettano molto da questi 4 individui, si aspettano il riconoscimento di una dignità che è stata calpestata a colpi di malaffare e di scontrini!

I lucani si augurano che l’oro, l’incenso e la mirra non siano solo doni per il neonato Presidente, ma vengano distribuiti in maniera equa fra tutti i capaci e gli onesti fra i cittadini.

I lucani sono stanchi, sconfortati e rassegnati come si evince dall’alta percentuale di non votanti.

A Potenza, nel 1111, arrivò un uomo da Piacenza, era un cardinale e venne in questa città a ricoprire il ruolo di vescovo: non credo considerasse il vivere in questa città un atto di coraggio o un sacrificio. Arrivò con la gioia di regalare a tutti i potentini la speranza di un futuro diverso e migliore: il suo esempio consentì che i potentini si riconoscessero in quell’uomo che, così, regalò l’identità a questa città, identità nella quale ancora oggi ci riconosciamo. Anch’egli fu un forastiero arrivato all’anza cresa.

Tempo di sogni, tempo di speranza, tempo di doni onesti e che regalano certezza!

Intanto, fra i tetti si aggira quella vecchietta molto secca e che vola su una scopa che ricorda che l’anno vecchio in cui lei è personificata, è finito. Porta in dono cenere e carbone dai quali rinascerà per dar vita a una giovane fanciulla che rappresenta il nuovo anno.

Auguri forastieri!

*storica

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