Salta al contenuto principale

Politica sotto esame
"Vi sentite responsabili?"

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 24 secondi

«C’è poco da stare a discutere, non è più tempo per certe strade. E il Sud, diciamolo, è stato a lungo troppo piagnone». Bisogna tirare dritto, dice Marcello Pittella a quel gruppetto di studenti arrivati in Regione per interrogarlo. «Devo farlo io, i miei amici, tutti i pezzi di società. Ma i miei amici soprattutto». Come a dire: il nuovo corso significa anche nuovo metodo. Nessuno dovrà più avere dubbi su come si gestisce la cosa pubblica.

Come può farcela la Basilicata presidente? E per noi futuri neolaureati che cosa farete? Ma non vi sentite un po’ responsabili se la Basilicata non è cresciuta? Loro, terza liceo del classico paritario del seminario minore di Potenza ci avevano ragionato su. Discutendo in classe con la professoressa Mariangela Caporale (che ieri li accompagnava con il rettore del seminario don Donato) si sono resi conto che il sud è sempre uguale a se stesso, nel divario, dall’Unità ad oggi. «Prendi un’anno qualunque dell’Italia postunitaria, uno a caso. Poi descrivine la situazione sociale. Sarà sempre: il nord cresce e spende, il sud arranca». Sempre.

È per questo che hanno deciso di fare un piccolo tour locale tra le istituzioni regionali. Magari per chiedere conto a chi davvero sta al comando che cosa è accaduto e che cosa si può fare. Giovedì dal sindaco di Potenza Santarsiero e ieri a via Verrastro. A parlare di mezzogiorno, università, infrastrutture, innovazione. Luca e Gennaro portavoce incaricati; a rispondere, appunto, il governatore.

«Partiamo dalla prassi di anni - comincia Pittella -, quella che ha visto la politica avere una delega in bianco nella gestione della cosa pubblica. Il cittadino si è abituato  a risolvere i problemi tirando per la giacca il rappresentante istituzionale. Un pezzo corposo di società si è distratto, la politica ha agito solo sull’emergenza». Fino a quando il palazzo è crollato. «La capacità della politica sta nel cogliere i grandi cambiamenti». E riguarda tutti i segmenti della vita attiva della società, scuola compresa.

Terminato il tempo dell’atteggiamento rivedicazionista, siamo capaci di fare sistema? Pittella spiega che cosa ha in testa per rendere concreto il cambiamento proposto. Banda larga e agenda digitale per cominciare. Sul paradosso risorse (tante) e sviluppo (scarso)  serve fare ammenda, dice. «Dal 1998 ad oggi non sempre le risorse sono state spese adeguatamente».

L’università per esempio: sopravvive grazie a parte delle royalty, «ma sulla spesa serve più controllo, non sempre è stata indirizzata alla qualità».

Vale anche per la forestazione, pure finanziata con l’oro nero: «Nessuno vuole mandare a casa 5.000 famiglie, ma forse si potrebbe inserire in maniera più proficua il lavoro nel circuito ambientale».

E in attesa di capire che cosa sarà del tesoretto destinato alla card benzina, tanto contestata per via giudiziaria da Veneto e Liguria, «dobbiamo ammettere che la quota destinata ai Comuni ha peccato di scarsa programmazione».

 Invece di rifare marciapiedi e piscine, magari sarebbe stato meglio pensare a un’operazione di efficientamento energetico. «Dobbiamo dare alle royalty un indirizzo diverso - dice Pittella -. Ma per farlo serve una grande maturità della classe dirigente: dovrà togliersi un pezzo di titolarità».

Ecco il metodo con cui, spiega, si deve progettare un territorio diverso. Ben venga, poi, se i giovani vanno fuori a specializzarsi, a studiare l’eccellenza nel mondo. «Il punto è metterli in condizione di tornare».

E poi ci sono le riforme: basta sovrastrutture doppioni e senza competenze specifiche o che si sovrappongono come Alsia, Arbea, Consorzi di Bonifica.

«La Basilicata - dice ai ragazzi - ce la può fare, con uno sforzo comune, di ogni pezzo della società. La politica deve essere osservata, redarguita, controllata. Il metodo, però, è essenziale: tutti sotto esame». Ma proprio tutti.

sa.lo.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?