Salta al contenuto principale

Rosa e Allam scrivono a Laura Boldrini
«Se questo non è voto di scambio»

Basilicata

Tempo di lettura: 
6 minuti 6 secondi

 

di SARA LORUSSO
POTENZA - «Insomma, la politica ridotta a un mercato delle poltrone a cielo aperto, senza tenere conto delle leggi, della democrazia, dei cittadini». Firmano in calce il consigliere regionale Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) e l’europarlamentare Magdi Cristiano Allam (Io amo l’Italia). Destinatario della lettera, il presidente della Camera Laura Boldrini, a cui chiedono un intervento sul caso, tutto lucano, di «un voto di scambio». 
Scrivono alla Boldrini che probabilmente nulla può sulla vicenda, ma visto che uno dei protagonisti di quel patto scellerato è il capogruppo a Montecitorio del Pd, Roberto Speranza, la lettera istituzionale è utile a raccontare fuori confine l’accordo che sa di «baratto immorale». 
Sostegno elettorale in cambio di un assessorato. Mica poco, spiegano i due oppositori, in una regione dove negli ultimi tempi di pratiche antidemocratiche ce ne sono state persino troppe. 
Se a novembre si è andati al voto anticipato è per le dimissioni del presidente Vito De Filippo, oggi segretario del Pd, nel bel mezzo di un’inchiesta sui rimborsi gonfiati ai gruppi consiliari: quasi tutti i consiglieri coinvolti, compreso l’attuale presidente della Regione, Marcello Pittella, eletto il 17 e 18 novembre con il 60 per cento dei consensi, ma con un astensionismo pari alla metà degli aventi diritto. 
Rosa e Allam devono aver pensato che diffondere la lettera - è stata inviata a tutti i capigruppo della Camera - potrebbe servire, al di là delle competenze, almeno a rendere pubblico un comportamento che di istituzionale ha poco. 
L’europarlamentare aveva già invitato Speranza a dimettersi da una carica di così alto profilo istituzionale. 
Il fatto a cui si riferiscono è stato già reso noto in Basilicata: l’accordo per un posto in giunta destinato al consigliere regionale Nicola Benedetto (Centro Democratico) doveva rimaner segreto. Salvo - recita la clausola dell’accordo - mancato rispetto dei termini. E siccome il governatore Pittella ha nominato una giunta di esterni e per Benedetto non c’è stato spazio in esecutivo, ecco pubblicato su Facebook il documento che sanciva l’intesa. 
Rosa e Allam raccontano. 
Il 17 ottobre scorso, a un mese dalle elezioni, Speranza, Pittella, De Filippo, il coordinatore nazionale di Centro Democratico Giuseppe Bicchielli e il consigliere regionale uscente (poi rieletto) Nicola Benedetto hanno ratificato un accordo. Se Benedetto non fosse stato candidato nella lista del presidente, avrebbe avuto un posto in giunta. «Il documento, sebbene riservato, può essere reso pubblico in caso di mancato rispetto dell’accordo». E Benedetto lo ha davvero reso pubblico, sul proprio profilo pubblico, una volta nominata la nuova giunta da cui era stato escluso. 
Rosa e Allam descrivono quello che considerano «un comportamento immorale ed illecito perché contrario all’ordine pubblico, diretto a falsare e a condizionare la libertà di voto». 
Di più, come «non considerare voto di scambio l’impegno assunto da Centro Democratico che ha coinvolto e sfruttato i cittadini e il loro voto garantendo il sostegno al candidato Pittella, al fine di ottenere, come contropartita, un vantaggio o un’utilità, ovvero l’impegno del Pd a garantire una poltrona di assessore»?. 
Per carità, «è prassi comune - aggiunge Rosa - formare la squadra di Governo insieme agli alleati, ma stipulare patti scritti per assicurarsi un sostegno, rappresenta un mercimonio delle cariche pubbliche che appartiene ad un modo di fare politica estraneo alla nostra moralità». Un po’ troppo. 

POTENZA - «Insomma, la politica ridotta a un mercato delle poltrone a cielo aperto, senza tenere conto delle leggi, della democrazia, dei cittadini». 

 

Firmano in calce il consigliere regionale Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) e l’europarlamentare Magdi Cristiano Allam (Io amo l’Italia). Destinatario della lettera, il presidente della Camera Laura Boldrini, a cui chiedono un intervento sul caso, tutto lucano, di «un voto di scambio». 

Scrivono alla Boldrini che probabilmente nulla può sulla vicenda, ma visto che uno dei protagonisti di quel patto scellerato è il capogruppo a Montecitorio del Pd, Roberto Speranza, la lettera istituzionale è utile a raccontare fuori confine l’accordo che sa di «baratto immorale». 

Sostegno elettorale in cambio di un assessorato. Mica poco, spiegano i due oppositori, in una regione dove negli ultimi tempi di pratiche antidemocratiche ce ne sono state persino troppe. 

Se a novembre si è andati al voto anticipato è per le dimissioni del presidente Vito De Filippo, oggi segretario del Pd, nel bel mezzo di un’inchiesta sui rimborsi gonfiati ai gruppi consiliari: quasi tutti i consiglieri coinvolti, compreso l’attuale presidente della Regione, Marcello Pittella, eletto il 17 e 18 novembre con il 60 per cento dei consensi, ma con un astensionismo pari alla metà degli aventi diritto. 

Rosa e Allam devono aver pensato che diffondere la lettera - è stata inviata a tutti i capigruppo della Camera - potrebbe servire, al di là delle competenze, almeno a rendere pubblico un comportamento che di istituzionale ha poco. 

L’europarlamentare aveva già invitato Speranza a dimettersi da una carica di così alto profilo istituzionale. Il fatto a cui si riferiscono è stato già reso noto in Basilicata: l’accordo per un posto in giunta destinato al consigliere regionale Nicola Benedetto (Centro Democratico) doveva rimaner segreto. Salvo - recita la clausola dell’accordo - mancato rispetto dei termini. 

E siccome il governatore Pittella ha nominato una giunta di esterni e per Benedetto non c’è stato spazio in esecutivo, ecco pubblicato su Facebook il documento che sanciva l’intesa. Rosa e Allam raccontano. 

Il 17 ottobre scorso, a un mese dalle elezioni, Speranza, Pittella, De Filippo, il coordinatore nazionale di Centro Democratico Giuseppe Bicchielli e il consigliere regionale uscente (poi rieletto) Nicola Benedetto hanno ratificato un accordo. Se Benedetto non fosse stato candidato nella lista del presidente, avrebbe avuto un posto in giunta. «Il documento, sebbene riservato, può essere reso pubblico in caso di mancato rispetto dell’accordo». 

Benedetto lo ha davvero reso pubblico, sul proprio profilo pubblico, una volta nominata la nuova giunta da cui era stato escluso. Rosa e Allam descrivono quello che considerano «un comportamento immorale ed illecito perché contrario all’ordine pubblico, diretto a falsare e a condizionare la libertà di voto». 

Di più, come «non considerare voto di scambio l’impegno assunto da Centro Democratico che ha coinvolto e sfruttato i cittadini e il loro voto garantendo il sostegno al candidato Pittella, al fine di ottenere, come contropartita, un vantaggio o un’utilità, ovvero l’impegno del Pd a garantire una poltrona di assessore?»

Per carità, «è prassi comune - aggiunge Rosa - formare la squadra di Governo insieme agli alleati, ma stipulare patti scritti per assicurarsi un sostegno, rappresenta un mercimonio delle cariche pubbliche che appartiene ad un modo di fare politica estraneo alla nostra moralità». Un po’ troppo. 

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?