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Il governatore non dà tregua:
apre e chiude le giornate dei lucani

Basilicata

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Essì, era il tempo nuovo della politica. Un 2014 nel quale il governatore, collegato alla app di Facebook lottava con i negazionisti, commentatore frenetico e per nulla suscettibile:“non ci si può... permettere...”, “Rifiutarsi di interpretare il tempo nuovo è un rischio...”. Chiudeva e apriva le giornate dei lucani, facendo annaspare ufficio stampa, comunicatori e portavoce, spuntava con le foto serali, un mucchio di carte sul tavolo di vetro con la bottiglia della Gaudianello: lavoro, trasparenza, lucidità.

 Dicono che arrivi alle sette del mattino alla Regione, ma non ha copiato Renzi, “ha sempre lavorato tanto”, lo difendono. Supporta però a distanza il segretario fiorentino e anche lì fa a cazzotti con quelli che non stanno al passo: “bisogna fare le riforme istituzionali, priorità dell'agenda politica”. E Renzi ricambia, ieri alla direzione nazionale si è ricordato di lui, buon lavoro gli ha augurato.

C'è aria nuova a Palazzo. Ogni giorno una novità dilata il campo. Ieri le lettere ai quattro assessori, infilate in un sito fresco fresco, tanto bianco, come è ora è di moda, con la barra di scorrimento dei suoi tweet.

 Sui muri però c'è ancora un po’ di muffa, un po' di cose da smaltire in fretta: le leggerezze del passato alle quali sono state date risposte che nella piena autonomia un altro potere sta valutando (leggi rimborsopoli), la sistemazione della storia della parte civile (messa a punto al primo colpo in consiglio), l'assemblea già spezzata con Castelluccio eletto e mandato fuori, il dialogo con quei maledetti comunisti che parlano e scrivono troppo, l'agenda delle priorità che ad ogni occasione si apre, si riformula, si ripropone, la mediazione con la Cgil che lo accoglie con la Camusso ma lo tiene all'erta sulle strategie, per esempio Obiettivo Basilicata (a proposito ma è ancora obiettivo 2012?), la segretaria regionale del Pd (a chi la daranno?), i dirigenti da sistemare, e loro, soprattutto loro: i quattro assessori da spingere e tenere a bada, perchè sì, i lucani e il Pd non perdonano, ora hanno strombazzato sul crocifisso innocente ma per domani hanno le cartucce pronte.

Ma si vive in un tempo nuovo. Guai ai nostalgici. E in un tempo di compagnia. Il presidente non molla. E dopo una giornata passata a raccontare, vorresti fare due chiacchiere con i vecchi compagni di scuola. Niente da fare, compare lui, non dà tregua: “Non possiamo non riconoscere....”.

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