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Congresso Pd, verso un nuovo regolamento di conti tra i democratici. Braia è l'unico candidato ufficiale

Basilicata

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Di certo c’è solo che avranno ancora un pò di tempo per pensarci e per giocare al meglio ognuno le proprie carte ed evitare l’ennesimo tutti contro tutti tra i democratici lucani. 
Le candidature per la segreteria regionale - dopo il rinvio del congresso al 30 marzo, votato quasi all’unanimità nella direzione di venerdì - non andranno presentate prima del 28 febbraio. Ma c’è da scommettere che quello a cui stiamo per assistere sarà un congresso giocato non proprio sull’onda lunga della pacificazione, ma piuttosto sugli umori neri dei più duri regolamenti di conti. 
Ogni corrente con il proprio leader dovrà scegliere da che parte stare. I toni per adesso restano pacati. Solo per adesso, come si può facilmente azzardare. Del resto si tratterebbe solo di un copione già visto. 
E anche questa la posta in gioco è molto alta. Soprattutto in vista di eventuali Politiche, nel caso in cui dovesse calare il sipario sul Governo Letta. E, ancor di più, se si dovesse votare con le riforme oggetto dell’accordo Renzi Berlusconi già attuate. Quindi, con la nuova legge elettorale e la riduzione, per circoscrizione, del numero dei parlamentari da mandare a Roma. 
Per ora l’unica candidatura annunciata per la segreteria regionale è quella di Luca Braia. La sua corsa sembra certa. Anche se non è escluso che l’annunciata discesa in campo sia utilizzata per dirimere altre postazioni risarcitorie. Certo, nell’ipotesi della riforme, Antezza per numero di anni, consenso e rappresentanza di genere sarebbe notevolmente avvantaggiata nelle primarie necessarie alla candidatura. 
Ma a parte Braia, alla possibilità di farsi avanti per la guida regionali del partito ci stanno pensando in molti. Lo sta facendo, a esempio, l’attuale segretario Vito De Filippo. Ma anche per lui si potrebbe trattare di una sorta di “minaccia psicologica” per rivendicare la nomina di cui si parla dalla scorsa estate all’interno dell’Esecutivo. 
Stessa posizione di primissimo livello a cui ambirebbe anche il senatore Margiotta, che con il vento favorevole degli ultimi mesi sembra aver alzato il livello delle ambizioni, nonostante la finora soddisfacente esperienza della vicepresidenza alla Vigilanza Rai. Anche per lui lo stesso dubbio: l’aspirazione mai smentita al sottosegretariato potrebbe essere un modo per rivendicare un indennizzo di peso, come la segreteria regionale. 
All’interno della sua stessa area c’è l’ altro giovane aspirante segretario, attualmente alla guida del Pd provinciale di Potenza, Antonello Molinari, che sarebbe sempre più stuzzicato dall’idea della corsa congressuale. C’è poi la corrente abbastanza eterogenea (da Tonio Boccia a Erminio Restaino, passando per Straziuso, Lamorte e Peppino Molinari) che ha sostenuto la corsa del sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, che ha tutto l’interesse a far pesare all’interno del partito il senso di appartenenza specifico dell’area dei cattolici. E che starebbe pensando di mandare avanti al congresso proprio il neo consigliere regionale. Facile prevedere, invece, il solito gioco a muso duro del deputato Folino, eroe della patria sovietica, fino alla fine. 
In questo quadro complesso di pezzi che muovono verso lo stesso obiettivo, decisivo sarà il ruolo dal presidente Pittella che, pur avendo giocato fino a ora da outsider, ha pure l’esigenza di misurarsi con il partito un partito che dovrà decidere sulla deroga che darebbe il via libera alla terza candidatura del fratello Gianni al Parlamento europeo.
Insomma, la presentazione delle candidature rappresenterà l’inizio di un’altra guerra fratricida in casa dei democratici.

Di certo c’è solo che avranno ancora un pò di tempo per pensarci e per giocare al meglio ognuno le proprie carte ed evitare l’ennesimo tutti contro tutti tra i democratici lucani. Le candidature per la segreteria regionale - dopo il rinvio del congresso al 30 marzo, votato quasi all’unanimità nella direzione di venerdì - non andranno presentate prima del 28 febbraio. Ma c’è da scommettere che quello a cui stiamo per assistere sarà un congresso giocato non proprio sull’onda lunga della pacificazione, ma piuttosto sugli umori neri dei più duri regolamenti di conti. 

 

Ogni corrente con il proprio leader dovrà scegliere da che parte stare. I toni per adesso restano pacati. Solo per adesso, come si può facilmente azzardare. Del resto si tratterebbe solo di un copione già visto. E anche questa la posta in gioco è molto alta. Soprattutto in vista di eventuali Politiche, nel caso in cui dovesse calare il sipario sul Governo Letta. E, ancor di più, se si dovesse votare con le riforme oggetto dell’accordo Renzi Berlusconi già attuate. Quindi, con la nuova legge elettorale e la riduzione, per circoscrizione, del numero dei parlamentari da mandare a Roma. Per ora l’unica candidatura annunciata per la segreteria regionale è quella di Luca Braia. La sua corsa sembra certa. Anche se non è escluso che l’annunciata discesa in campo sia utilizzata per dirimere altre postazioni risarcitorie. Certo, nell’ipotesi della riforme, Antezza per numero di anni, consenso e rappresentanza di genere sarebbe notevolmente avvantaggiata nelle primarie necessarie alla candidatura. Ma a parte Braia, alla possibilità di farsi avanti per la guida regionali del partito ci stanno pensando in molti. 

Lo sta facendo, a esempio, l’attuale segretario Vito De Filippo. Ma anche per lui si potrebbe trattare di una sorta di “minaccia psicologica” per rivendicare la nomina di cui si parla dalla scorsa estate all’interno dell’Esecutivo. Stessa posizione di primissimo livello a cui ambirebbe anche il senatore Margiotta, che con il vento favorevole degli ultimi mesi sembra aver alzato il livello delle ambizioni, nonostante la finora soddisfacente esperienza della vicepresidenza alla Vigilanza Rai. Anche per lui lo stesso dubbio: l’aspirazione mai smentita al sottosegretariato potrebbe essere un modo per rivendicare un indennizzo di peso, come la segreteria regionale. All’interno della sua stessa area c’è l’ altro giovane aspirante segretario, attualmente alla guida del Pd provinciale di Potenza, Antonello Molinari, che sarebbe sempre più stuzzicato dall’idea della corsa congressuale. 

C’è poi la corrente abbastanza eterogenea (da Tonio Boccia a Erminio Restaino, passando per Straziuso, Lamorte e Peppino Molinari) che ha sostenuto la corsa del sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, che ha tutto l’interesse a far pesare all’interno del partito il senso di appartenenza specifico dell’area dei cattolici. E che starebbe pensando di mandare avanti al congresso proprio il neo consigliere regionale. Facile prevedere, invece, il solito gioco a muso duro del deputato Folino, eroe della patria sovietica, fino alla fine. In questo quadro complesso di pezzi che muovono verso lo stesso obiettivo, decisivo sarà il ruolo dal presidente Pittella che, pur avendo giocato fino a ora da outsider, ha pure l’esigenza di misurarsi con il partito un partito che dovrà decidere sulla deroga che darebbe il via libera alla terza candidatura del fratello Gianni al Parlamento europeo.Insomma, la presentazione delle candidature rappresenterà l’inizio di un’altra guerra fratricida in casa dei democratici.

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