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Al comune di Reggio Calabria «ancora collusioni»
La relazione dei commissari con la richiesta di proroga

Calabria

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REGGIO CALABRIA –  Una quindicina di pagine in tutto, divise in due parti. Sulla prima vengono evidenziati i profili “critici”, nell'altra le attività intraprese nel corso degli ultimi 12 mesi per tentare di “sanare” la situazione. E' così composta la richiesta di proroga della gestione commissariale del Comune di Reggio Calabria. Una relazione inviata al ministro dell'Interno Angelino Alfano con tanto di lettera di accompagnamento dell'ex prefetto della città dello Stretto, Vittorio Piscitelli, che porta la data del 30 dicembre scorso. Una richiesta di proroga sintetica e diretta, che spiega quali siano ancora i nodi da risolvere ed in alcune parti individua le responsabilità della vecchia classe dirigente anche sul piano dello squilibrio di bilancio. Disordine nei conti, accertato anche in una relazione della Corte dei Conti. E proprio dalla magistratura contabile sono state rese note ieri le motivazioni per le quali è stato bocciato il piano di rientro: un testo nel quale le responsabilità vengono attribuite chiaramente alle gestioni precedenti del Comune tanto da sostenere la necessità della proroga del commissariamento. Ma nel documento si afferma in modo chiaro anche la necessità di "formalizzare un dissesto fattualmente in atto da troppo tempo" (LEGGI). 

Ma non ci sono solo i conti a rendere spinoso il caso Reggio: nella relazione inviata al Viminale, i tre commissari che amministrano Palazzo San Giorgio (Giuseppe Castaldo, Carmelo Lapaglia e Gaetano Chiusolo) affrontano anche la questione più spinosa, ossia quella delle infiltrazioni della 'ndrangheta. Secondo quanto affermano i commissari  esistono ancora sacche di collusione con le organizzazioni criminali dell'apparato del personale e del sistema delle società miste. 

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