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Quei Consorzi che mangiano soldi da decenni
Tutti gli sperperi in una relazione del '99

Basilicata

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POTENZA – Debiti fuori bilancio milionari, una gestione dubbia dei servizi e un apparato sovradimensionato con stipendi troppo alti. Inutile dire che il futuro dei Consorzi di bonifica passa da qui. Il problema è che per ora non si riesce a trovare l’accordo neanche sulla scelta del nuovo commissario. E questi problemi, legati poi ad una pesante situazione per quanto riguarda gli stipendi dei lavoratori è una bomba ad orologeria che la politica si sforza di mettere a regime da oltre dieci anni. I problemi dei Consorzi, detto in altre parole, sono sempre gli stessi. E neanche i precedenti commissariamenti sono riusciti a mettere una pietra sopra alla questione. Ora, il progetto di Pittella è quello di unificare i tre consorzi riducendo di due terzi le spese di gestione, resta il fatto che questi Consorzi, per come sono composti oggi, sono uno dei canali principali di sperpero delle risorse pubbliche. 

A dirlo è stata la stessa politica regionale già nel lontano 1999, quanto l’allora consigliere Antonio Flovilla svolse il ruolo di presidenza della commissione speciale di inchiesta sulla situazione amministrativa e contabile dei Consorzi. E già allora si parlava di una evidente disparità tra gli interventi effettuati sul territorio e l’enorme mole di debiti, generati quasi tutti dal fatto che una fetta consistente dei finanziamenti finivano nelle tasche dell’amministrazione piuttosto che in interventi effettivi. Quella relazione di Flovilla un ritratto impietoso, che si chiude anche con una riflessione sul futuro dei Consorzi. Riflessione che sarebbe dovuta servire come monito per il futuro, monito che a quanto pare è rimasto inascoltato. Perché a giudicare dai miliardi e dai milioni delle vecchie lire spesi dal lontano 1992 ad oggi, le spese sono sempre state ingenti. «I Consorzi della Basilicata - scriveva Flovilla nella relazione presentata in Consiglio - sono tra i più cari d’Italia», e vivono un costante e «perenne» stato di deficit finanziario. Non poche volte, infatti, la Regione ha dovuto coprire le spese di gestione. Flovilla non è leggero, parla di «gestione parassitaria di enti che vivono alla giornata, facendo correre gravi rischi alle opere irrigue per la loro incapacità ad intervenire, in quanto consumano in spese amministrative la gran parte delle risorse». Il quadro già all’epoca era parecchio grave, e la colpa è della politica stessa che ha permesso negli ultimi trent’anni «la rendita parassitaria, la speculazione, le nicchie di potere, ottenendo risultati opposti alle finalità dei Consorzi».

In pratica nella relazione si dice che gli amministratori del Consorzi sono stanti incapaci nel gestire nel migliore dei modi i bilanci, con una «assoluta inattendibilità delle previsioni in entrata» e che il personale, troppo numeroso, assorbiva più della metà delle risorse disponibili. Per non parlare dell’informatizzazione che ancora oggi lascia a desiderare.

Dal monito su consorzi «strutturalmente sovradimensionati» del 1999 non è cambiato quasi nulla. Debiti, operazione di mutuo e rateizzazione dei debiti sono ancora oggi all’ordine del giorno. Nel 1999 per esempio il Consorzio Bradano-Metaponto registrava quasi 72 miliardi di lire di debiti. Il Consorzio Val d’Agri invece registrò 4 miliardi e mezzo di debiti fuori bilancio. Ma alla cifra c’è da aggiungere i contenziosi, per una cifra attorno ai 23 miliardi e mezzo delle vecchie lire. Insomma, i Consorzi hanno sempre ricevuto piogge di milioni, pur ad andamenti alterni, a partire dalla loro fondazione, ma si sono confrontati con una gestione non soltanto inefficiente, ma anche inetta. «Con la più assoluta superficialità - scriveva Flovilla - i vari commissari succedutisi, non si sono mai posti il problema di considerare e determinare la reale capacità di indebitamento dei Consorzi. I bilanci di previsione del periodo 1982-1996 - continuava Flovilla - sono stati caratterizzati da diffusa inattendibilità se confrontati con i rispettivi consuntivi, bensì è costante la violazione del limite reale di indebitamento, il quale è connesso alla misura in cui l’ammontare complessivo delle entrate correnti riesce a finanziare tutte le spese correnti, comprese quelle relative ai nuovi mutui».

Insomma da questa relazione i Consorzi ne escono fuori come un apparato utile ad arricchire pochi, e certamente incapace di metter e in campo progetti utili alla tutela del territorio. Insomma, di riorganizzazione se ne parlava già più di dieci anni fa, oggi la scelta sembra essere improcrastinabile, ma il timore di un nuovo commissario “incompetente” rischierebbe di far saltare l’intero piano di riforma di Pittella.

v.panettieri@luedi.it

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