Salta al contenuto principale

Corte dei Conti: «A Reggio Calabria
il dissesto è di fatto già in atto»

Calabria

Tempo di lettura: 
4 minuti 5 secondi
Le motivazioni con le quali la Corte dei conti regionale boccia il piano di rientro del comune di Reggio Calabria forniscono particolari di indiscutibile importanza ed offrono un quadro chiarissimo della situazione in cui versa l'ente nella citta' dello Stretto dopo un decennio di amministrazione di centrodestra.
La relazione, intanto, assolve i commissari prefettizi che guidano il Comune di Reggio Calabria dallo scioglimento dell'ente per contiguita' con la ndrangheta da ogni colpa nella "redazione di un piano che non avrebbe potuto salvare un comune gia' in dissesto frutto della passata gestione" e suggeriscono infine all'ente di dichiarare lo stato di default proprio quale "strumento di tutela per il comune" soprattutto per venire incontro ad incolpevoli cittadini che stanno subendo le conseguenze della situazione.
Un altro passaggio illuminante e' un suggerimento fornito all'ente ed a questo punto al Ministro dell'interno Angelino Alfano che, sabato sarà a Reggio e che il prossimo 19 febbraio deciderà in merito alla proroga del commissariamento "potrebbe forse risultare opportuno che la gestione commissariale si protragga sino alla completa restituzione della casa comunale al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione".
L'attribuzione delle responsabilita' e'chiara nel passaggio in cui si prende atto, in merito all'azione dei commissari, «di aver profuso ogni sforzo, a fronte della grave situazione finanziaria rinvenuta, per tentare di arginare gli esiti negativi della pregressa gestione".
"Situazione finanziaria - continua ed e'il passaggio centrale della relazione - che, tuttavia, all’evidenza richiede l’obbligatoria formalizzazione di un dissesto fattualmente in atto ormai da troppo tempo, la cui esplicita dichiarazione, lungi dal costituire ex se un danno per il Comune, potrebbe consentire al medesimo di utilizzare lo strumento giuridico (l’istituto del dissesto, per l’appunto) più incisivo previsto dal nostro ordinamento per la tutela degli enti locali in decozione, per giunta pienamente rispettoso della par condicio creditorum e dello stesso principio di integrale soddisfazione dei crediti, per come imposto dalla menzionata giurisprudenza anche comunitaria; tanto più che gli incolpevoli cittadini reggini risultano ormai già ampiamente incisi, sul terreno tributario e tariffario, dai provvedimenti assunti in esecuzione del piano di riequilibrio".
A questo punto sembrerebbe anche inutile il ricorso alle sezioni riunite della Corte dei Conti da parte del Comune di Reggio Calabria. L'alternativa inevitabile sembra essere la dichiarazione dello stato di default. In ogni caso la terna prefettizia domani cercherà di caprine di più recandosi nella Capitale.

REGGIO CALABRIA - Le motivazioni con le quali la Corte dei conti regionale boccia il piano di rientro del comune di Reggio Calabria forniscono particolari di indiscutibile importanza ed offrono un quadro chiarissimo della situazione in cui versa l'ente nella città dello Stretto dopo un decennio di amministrazione di centrodestra. La relazione, intanto, assolve i commissari prefettizi che guidano il Comune di Reggio Calabria dallo scioglimento dell'ente per contiguità con la ndrangheta da ogni colpa nella "redazione di un piano che non avrebbe potuto salvare un comune già in dissesto frutto della passata gestione" e suggeriscono infine all'ente di dichiarare lo stato di default proprio quale "strumento di tutela per il comune" soprattutto per venire incontro ad incolpevoli cittadini che stanno subendo le conseguenze della situazione.Un altro passaggio illuminante e' un suggerimento fornito all'ente ed a questo punto al Ministro dell'interno Angelino Alfano che, sabato sarà a Reggio e che il prossimo 19 febbraio deciderà in merito alla proroga del commissariamento "potrebbe forse risultare opportuno che la gestione commissariale si protragga sino alla completa restituzione della casa comunale al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione".

L'attribuzione delle responsabilità è chiara nel passaggio in cui si prende atto, in merito all'azione dei commissari, «di aver profuso ogni sforzo, a fronte della grave situazione finanziaria rinvenuta, per tentare di arginare gli esiti negativi della pregressa gestione". "Situazione finanziaria - continua ed è il passaggio centrale della relazione - che, tuttavia, all’evidenza richiede l’obbligatoria formalizzazione di un dissesto fattualmente in atto ormai da troppo tempo, la cui esplicita dichiarazione, lungi dal costituire ex se un danno per il Comune, potrebbe consentire al medesimo di utilizzare lo strumento giuridico (l’istituto del dissesto, per l’appunto) più incisivo previsto dal nostro ordinamento per la tutela degli enti locali in decozione, per giunta pienamente rispettoso della par condicio creditorum e dello stesso principio di integrale soddisfazione dei crediti, per come imposto dalla menzionata giurisprudenza anche comunitaria; tanto più che gli incolpevoli cittadini reggini risultano ormai già ampiamente incisi, sul terreno tributario e tariffario, dai provvedimenti assunti in esecuzione del piano di riequilibrio".

A questo punto sembrerebbe anche inutile il ricorso alle sezioni riunite della Corte dei Conti da parte del Comune di Reggio Calabria. L'alternativa inevitabile sembra essere la dichiarazione dello stato di default. In ogni caso la terna prefettizia domani cercherà di caprine di più recandosi nella Capitale.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?