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Reggio all'angolo: dissesto, minacce e infiltrazioni
Sabato il ministro Alfano arriva in un clima rovente

Calabria

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Angelino Alfano ed il caso Reggio. Adesso ci si mettono anche le motivazioni della corte dei conti in merito alla bocciatura del piano di rientro predisposto dal Comune a rendere davvero imbarazzante la visita del Ministro dell'interno e leader nazionale del Ncd, atteso sabato in citta' e chiamato a decidere, il prossimo 19 febbraio, in merito alla proroga del commìssariamento del comune di Reggio Calabria, sciolto per contiguità mafiosa dopo un decennio di amministrazione di centrodestra.
Il braccio destro di Alfano nel Meridione, il Governatore Scopelliti, coordinatore nazionale dei circoli ncd, ha più volte auspicato la fine del commìssariamento ed il mancato accoglimento della richiesta di proroga di altri sei mesi avanzata dai Prefetti di Reggio Calabria (" Il malato e' ancora grave", le parole usate dai commissari per illustrare lo stato di salute della legalità in riva allo Stretto).
"Si torni a votare a maggio" e', invece, l'imperativo del Governatore che sarà' leitmotiv di una manifestazione di piazza che si terrà domani, a Piazza Italia, sotto le finestre del palazzo comunale ed intitolata "Ora basta la città deve ripartire".
Ma adesso a rendere ancora più caldo un clima di per se' incandescente (lettere di minacce al Governatore della Calabria, al Prefetto che guida la terna commissariale di Reggio, un rogo all'auto di un ex assessore, manifestazioni di piazza a rischio per l'ordine pubblico) ci si mettono anche le motivazioni della bocciatura del piano di rientro fornite dalla Corte dei conti al Comune di Reggio.
Frasi chiare, nette ed inequivocabili. "Va dichiarato un dissesto già formalmente in atto e frutto della pregressa amministrazione", frasi che inchiodano alle proprie responsabilità la classe politica cittadina di centrodestra che nell'ultimo decennio e' stata saldamente alla guida di Palazzo San Giorgio. Frasi pronunciate da un organismo contabile non dalla solita opposizione. Il piano di rientro per Palazzo San Giorgio, si legge,non può passare per "insussistenza del presupposto sostanziale per l’accesso alla procedura di riequilibrio, essendo riscontrabili, come peraltro già rilevato ed accertato da questa Sezione con delibera n. 309/2012, gli estremi della più grave situazione finanziaria prevista dall’art. 244 del Tuel, reclamante l’immediata debita dichiarazione di dissesto finanziario".
Il dissesto come unico strumento per la tutela dell'ente e suggerisce ancora la Corte dei conti "potrebbe forse risultare opportuno che la gestione commissariale si protragga sino alla completa restituzione della casa comunale al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione". Insomma un invito a lasciare ancora in sella la terna commissariale.
Come si comporterà adesso Alfano, già autore a gennaio 2013 da segretario Pdl della prefazione del volume "La democrazia sospesa" che bollava lo scioglimento dell'ente cittadino come frutto di un complotto ordito ai danni di Reggio e del suo Governatore?
Nei giorni scorsi, nel corso della sua audizione in commissione  parlamentare antimafia a chi avanzava una questione di opportunita' ha replicato: "giudicatemi per i fatti non per le prefazioni".
Quel che certo e' che sabato anche per lui Reggio sarà una piazza bollente.

REGGIO CALABRIA - Angelino Alfano ed il caso Reggio. Adesso ci si mettono anche le motivazioni della corte dei conti in merito alla bocciatura del piano di rientro predisposto dal Comune (CLICCA PER L'APPROFONDIMENTO) a rendere davvero imbarazzante la visita del Ministro dell'interno e leader nazionale del Ncd, atteso sabato in città e chiamato a decidere, il prossimo 19 febbraio, in merito alla proroga del commìssariamento del comune di Reggio Calabria, sciolto per contiguità mafiosa dopo un decennio di amministrazione di centrodestra (LEGGI).

 

Il braccio destro di Alfano nel Meridione, il Governatore Scopelliti, coordinatore nazionale dei circoli ncd, ha più volte auspicato la fine del commìssariamento ed il mancato accoglimento della richiesta di proroga di altri sei mesi avanzata dai Prefetti di Reggio Calabria («Il malato è ancora grave», le parole usate dai commissari per illustrare lo stato di salute della legalità in riva allo Stretto). «Si torni a votare a maggio» è, invece, l'imperativo del Governatore che sarà leitmotiv di una manifestazione di piazza che si terrà domani, a Piazza Italia, sotto le finestre del palazzo comunale ed intitolata "Ora basta la città deve ripartire".

Ma adesso a rendere ancora più caldo un clima di per sé incandescente - tra lettere di minacce al Governatore della Calabria (LEGGI), al Prefetto che guida la terna commissariale di Reggio (LEGGI), un rogo all'auto di un ex assessore, manifestazioni di piazza a rischio per l'ordine pubblico - ci si mettono anche le motivazioni della bocciatura del piano di rientro fornite dalla Corte dei conti al Comune di Reggio.

Frasi chiare, nette ed inequivocabili. «Va dichiarato un dissesto già formalmente in atto e frutto della pregressa amministrazione», frasi che inchiodano alle proprie responsabilità la classe politica cittadina di centrodestra che nell'ultimo decennio è stata saldamente alla guida di Palazzo San Giorgio. Frasi pronunciate da un organismo contabile non dalla solita opposizione. Il piano di rientro per Palazzo San Giorgio, si legge, non può passare per "insussistenza del presupposto sostanziale per l’accesso alla procedura di riequilibrio, essendo riscontrabili, come peraltro già rilevato ed accertato da questa Sezione con delibera n. 309/2012, gli estremi della più grave situazione finanziaria prevista dall’art. 244 del Tuel, reclamante l’immediata debita dichiarazione di dissesto finanziario". Il dissesto come unico strumento per la tutela dell'ente e suggerisce ancora la Corte dei conti «potrebbe forse risultare opportuno che la gestione commissariale si protragga sino alla completa restituzione della casa comunale al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione». Insomma un invito a lasciare ancora in sella la terna commissariale.

E proprio i commissari, nella relazione che accompagna e motiva la richiesta di proroga della gestione commisariale, mettono in risalto che a Reggio sussistono ancora infiltrazioni tra i dipendenti comunali e nelle società miste (LEGGI)

Come si comporterà adesso Alfano, già autore a gennaio 2013 da segretario Pdl della prefazione del volume "La democrazia sospesa" che bollava lo scioglimento dell'ente cittadino come frutto di un complotto ordito ai danni di Reggio e del suo Governatore? Nei giorni scorsi, nel corso della sua audizione in commissione  parlamentare antimafia a chi avanzava una questione di opportunità ha replicato: «giudicatemi per i fatti non per le prefazioni». Quel che certo è che sabato anche per lui Reggio sarà una piazza bollente.

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