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"Guarderemo solo agli interessi dei lucani"
Memorandum, il governatore detta la linea

Basilicata

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POTENZA - «Sulle vertenze con il Governo nazionale e con le aziende estrattive, guarderò soltanto ed esclusivamente agli interessi della Basilicata»: dalla relazione programmatica presentata dal presidente in Consiglio regionale, arriva la risposta che la Basilicata attendeva ormai da settimane, in tema di petrolio. Un giudizio politico su quella riforma del Titolo V che il segretario del Pd, Matteo Renzi, vuole portare avanti, e che prevede di rimettere nelle mani del Governo centrale le competenze in fatto di energia. Una presa di posizione fino a ora rimasta sospesa, che aveva fatto pensare a un possibile imbarazzo imbarazzo, data la vicinanza politica del governatore al sindaco di Firenze. Ma ieri, in aula, sul punto Pittella è stato molto chiaro: «Fuori da qualsiasi schieramento politico o da qualsiasi vicinanza di pensiero o di alleanza, penseremo solo agli interessi dei lucani».

E rispetto alla partita specifica della riforma costituzionale, aggiunge: «Non si potrà comunque prescindere  da un negoziato rispetto alle modalità con le quali comunque chi estrae petrolio sul nostro territorio deve rapportarsi con la comunità regionale e con le sue istituzioni». Insomma, al negoziato non si sfugge, anche in caso di una ricentralizzazione delle competenze in materia di energia. «Nessuno potrà decidere unilateralmente». Stato e compagnie - aggiunge il presidente - dovranno tener conto delle istanze dei lucani, non solo in termini di ristoro economico e sviluppo, ma anche ambientale. «La Basilicata non è una mucca da mungere». E per andare agli strumenti che la Regione può ancora utilizzare per far valere le sue ragioni a Roma, il governatore assicura: «La partita non è chiusa». A partire dal Memorandum, tradotto in un decreto attuativo che non rende giustizia ai lucani. Il punto di partenza è che i 50 milioni previsti dal decreto Saccomanni Zanonato, a fronte di nuovi pozzi rispetto a quelli contemplati dall'accordo del 1998 con Eni e del 2005 con Total, «sono inaccettabili». «Di recente - dice il presidente - abbiamo tenuto un incontro al Mise, con parti sociali e datoriali che lascia intravedere spiragli diversi». La linea, allora, sarà questa: «Chiederemo a viva voce, in tutte le sedi, e con tutti i nostri rappresentanti, che ci vengano assegnati i 200/300 milioni in più all’anno che ci spettano, senza nuove concessioni estrattive». Perché la bocciatura della Moratoria da parte della Corte Costituzionale, secondo il presidente che riprende la linea del predecessore De Filippo, non impedisce di bocciare, volta per volta, il rilascio di ulteriori concessioni. L’altra battaglia da portare avanti oltre i confini regionali è quella che riguarda l’esclusione delle royalty del petrolio dal patto di stabilità: «dobbiamo avere un polmone finanziario libero per investire sul futuro del territorio».

Nella sua relazione, al capito petrolio, Pittella inserisce anche la questione ambientale. A partire dalla necessità di ridare al sistema pubblico di monitoraggio «credibilità e autorevolezza tecnica», e l’innalzamento della qualità di governo dei sistemi di regia e coordinamento istituzionale. «L’Arpab - dice il governatore - ha già fatto notevoli passi avanti. Ma bisogna continuare in questa direzione».  Attraverso la riforma dell’Agenzia regionale dell’ambiente, già annunciata dall’assessore Berlinguer. E, se questo non bastasse, anche la creazione di un’Autority regionale. La Regione - annuncia pure Pittella - si doterà anche di un Piano di azione ambientale, collegato con la più generale programmazione regionale, «che avrà nel Dpefr il punto centrale, e che si ispirerà alla strategia di Goeteborg, alla strategia in materia sostenibile dell’UE e alla strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo sostenibile in Italia».

Però - è l’appello che il governatore rivolge all’Aula - c’è bisogno del sostegno, non solo dell’intero sistema regionale, ma della politica in generale, dei sindacati, delle associazioni di categoria. Insomma, di tutti. «Perché la battaglia che ci accingiamo a combattere sul dossier petrolifero è estremamente difficile Ed è la battaglia per definizione - conclude in aula - dalla quale dipende il futuro di tutta la regione».

m.labanca@luedi.it

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