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Maxi risarcimento per l'aiutino al laboratorio
Parla il legale del centro di Senise

Basilicata

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POTENZA - «Del senatore non ne so nulla. Ragionando su quello che è successo posso dire che mi sembra normale che un imprenditore cerchi di trovare spazi. Il problema è se gli vengono dati in una maniera che non è consentita». 

E’ quanto sostiene l’avvocato Francesco Accarino, il legale che ha assistito per trent’anni Gennaro Bastanzio, titolare dell’omonimo laboratorio d’analisi di Senise, nella sua battaglia contro la Regione Basilicata, “colpevole” di aver favorito un centro concorrente fondato dal senatore Guido Viceconte (Ncd), il cugino Felice e il vicepresidente del Consiglio provinciale di Potenza Romano Cupparo (Pdl).

La notizia è che dopo la sentenza del Tar Basilicata, che ha condannato via Verrastro a pagare 2 milioni e 200mila euro più gli interessi maturati in quasi un terzo di secolo, sono state già avviate le pratiche per il recupero della somma.

«La sentenza di un giudice amministrativo è immediatamente esecutiva – spiega il legale - proprio come un atto amministrativo, a meno che la sua efficacia non venga sospesa».

Ma spetta alla Regione chiederlo ai giudici del Consiglio di Stato proponendo ricorso contro la decisione di primo grado.

Quindi per mettere la parola “fine” a questa vicenda potrebbe volerci ancora del tempo, che per effetto del calcolo degli interessi significa altri soldi. Sempre a carico del contribuente, sia bene inteso.

E non è nemmeno tutto, perché l’avvocato ha in serbo ancora qualche colpo.

In questa storia c’è un momento in cui si è toccato davvero il fondo, ed è stato quando il centro di analisi di Bastanzio ha quasi chiuso i battenti rischiando di perdere l’accreditamento con il sistema sanitario.

Secondo i giudici del Tar Basilicata l’inattività del laboratorio non può essere addebitata alla Regione, per questo il risarcimento non considera 9 anni (dal 1998 al 2007) di concorrenza “sleale” del Cedal, il centro diagnostico di Francavilla di proprietà dei due Viceconte fino al 2002, dove Cupparo figura ancora oggi tra i soci. Proprio lui che attende con ansia un’altra decisione dei giudici di via Rosica, in quanto primo dei non eletti a novembre col Pdl in Consiglio regionale, dato che ha chiesto il riconteggio delle schede di una sezione molto sospetta.   

Secondo Accarino le difficoltà che ha attraversato il suo assistito dal punto di vista professionale sono state dovute proprio al pasticcio combinato a via Verrastro, motivo per cui spiega che su questo potrebbe esserci un nuovo ricorso da parte loro. Ma è chiaro che se fosse così, e avessero di nuovo ragione, da 2milioni la condanna potrebbe lievitare subito ben oltre i 3, senza contare gli interessi.

Sulla durata della causa con la Regione l’avvocato risponde con ironia. «E’ vero. Siamo invecchiati con questi fascicoli».

D’altronde l’accreditamento “illegittimo” del Cedal risale al 1984, quattro anni dopo quello di Bastanzio, nonostante per la vecchia Usl di Senise era previsto un solo centro convenzionato per analisi nel campo dell’«endocrinologia mediante diagnostica e dosaggi radioimmunologici».

L’anno dopo l’avvocato Accarino si era per conto del suo assistito al Presidente della Repubblica, ma per una decisione avrebbero dovuto attendere fino al 2006.

«E’ stato difficile, anche perché la parte pubblica ha fatto un po’ di resistenza. Per avere i documenti che dimostrassero quali fossero i centri accreditati già presenti abbiamo dovuto seguire una trafila molto lunga».

Quanto al secondo ricorso straordinario al capo dello Stato, promosso nel 2007, il legale precisa che si è trattato di una scelta obbligata dato che già in precedenza si erano regolati così.

Ad ogni modo a deciderlo sono sempre giudici del Consiglio di Stato, motivo per cui si mostra fiducioso sul destino che potrebbero avere a Palazzo Spada le doglianze della Regione Basilicata rispetto alla condanna appena incassata dal Tar.

«Devo dare atto che se siamo arrivati a questo punto è merito anche del mio assistito». Conclude l'avvocato. «Lui è sempre stato fiducioso nella giustizia senza mai perdere la speranza, e adesso è stato ripagato».  

l.amato@luedi.it

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