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La corsa agli incarichi nel nuovo Governo
Pittella, Margiotta e De Filippo ci sperano

Basilicata

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POTENZA - Fare previsioni non è stato mai così difficile come questa volta. Con più lucani a Roma con buone ragioni per sperare in un ingresso nel prossimo Governo. Le consultazioni, aperte dalle dimissioni di Enrico Letta,  sono appena cominciate. Le risposte ufficiale non arriveranno prima dell’inizio della prossima settimana. Nel frattempo ognuno tenta le sue carte e coltiva i propri canali. La staffetta inattesa Letta-Renzi - che rompe lo schema elezioni anticipate o rinviate, ma non per oltre un anno per più di un anno - rimescola di molto le cose. Con un effetto boomerang anche in Basilicata, dove l’attesa per quello che accadrà nelle prossime ore rimette in discussione anche quanto fino a ora si era mosso intorno alla segreteria regionale.

E non solo, visto che chi rimarrà fuori da un Governo nato con l’intenzione di rimanere in carica  fino al 2018, difficilmente avrà altre chance di arrivare a Roma. Insomma, anche si era portato avanti prevedendo possibili scenari, non poteva immaginare che il quadro sarebbe stato questo.

 Per ora non resta che la logorante attesa, prima dell’ufficializzazione della nuova squadra.

 E nel frattempo il primo che è sembrato voler fare un parziale passo indietro rispetto alle notizie di ieri, è il vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella. Che da twitter, a chi lo dà come prossimo ministro, replica: «Non mi risulta. E poi non è il momento dei protagonismi personali, ma della totale solidarietà allo sforzo di Matteo Renzi».

L’eurodeputato che, appena chiusa  la parentesi della sua corsa per la segreteria nazionale del partito,  si è schierato con Renzi senza esitazioni, gode certo di grande stima da parte del sindaco di Firenze. Pittella, ufficialmente, non conferma il suo interesse per una posizione a Roma. Per tutto la giornata di ieri, almeno a giudicare dalle attività sui social network, ha concentrato le sue attenzioni sulle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma un incarico di primissimo rilievo, come circolato nelle ore passate, gli consentirebbe di superare lo scoglio della incandidabilità in Europa. Senza contare che si tratterebbe di un investimento per il futuro, in grado di spalancargli le porte per la candidatura alle prossime Parlamentarie.

Si presenta con un buon biglietto da visita anche il senatore Salvatore Margiotta. Soprattutto in virtù dello sostegno garantito insieme al leader della sua corrente, Dario Franceschini,   a Matteo Renzi, di cui è stato anche capolista in Basilicata. Ma nel calcolo delle possibilità di una nomina dell’attuale vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai, bisogna anche tener conto del fatto che lo stesso Franceschini, come sembra molto probabile, verrà confermato ministro. E che ancora, nella stessa corrente, ci sono molte teste di cui tener conto.

Esattamente il contrario  accade per l’ex presidente De Filippo. Sta con chi ha perso, ma è uno dei pochi ad esserci rimasto. Il Governo Letta si è chiuso a Roma prima che per lui ci fosse quel salto di cui si parla dalla scorsa estate. Ora c’è Renzi. Ma l’ex governatore, con un gesto molto apprezzato,  ha continuato a garantire sostegno all’amico e suo principale punto di riferimento. Solo questione di lealtà politica? Il diretto interessato assicura di sì. Ma, a ben guardare, il sostegno a oltranza all’ex primo ministro potrebbe avere anche un’altra valenza: meglio lettiano fino alla fine, che renziano dell’ultimissimo secondo. Letta ha già detto di non voler entrare nel prossimo Governo.

Per compensazione qualcuno dei suoi dovrebbe farsi largo. E siccome i suoi fedelissimi si contano sulle punte della dita, De Filippo avrebbe buone possibilità di essere indicato dall’ex premier. Ma ci sono almeno due però. Primo: non è detto che Renzi abbia intenzione di premiare chi si è astenuto dal voto, a favore di quei lettiani che invece si sono espressi  favorevolmente. Secondo: lo stesso Letta che per ora sceglie di stare fuori, in segno di rottura, potrebbe chiedere lo stesso sacrificio anche ai suoi.

Completamente diversa è, invece, la posizione di Roberto Speranza, che più che a caccia di un nuovo incarico cerca di confermare quello che ha già. E che, con il voto favorevole a Renzi - va detto, al pari di quanto hanno fatto gli altri cuperliani -  sembra essersi “guadagnato” la conferma da presidente del gruppo alla Camera. Diversamente, sarebbe stato come firmare le proprie dimissioni.

E, infine, c’è lui, il sottosegretario agli Interni uscenti, Filippo Bubbico. I più ritengono che non abbia possibilità di un nuovo incarico nell’Esecutivo. Ma sarà davvero così? Ma fino alla fine, mai dire mai.

m.labanca@luedi.it

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