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Pittella, un bilancio dei primi sessanta giorni di "rivoluzione"
Cosa ci piace e cosa no

Basilicata

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Sarà che i toni altisonanti della recente campagna elettorale hanno generato prevedibili e inevitabili aspettative. Lasciando molti in attesa di capire se e come quell’inno alla “rivoluzione democratica” potesse trasformarsi in atti concreti. Fatto sta che, a sessanta giorni dall’insediamento di Marcello Pittella alla Regione, si sente già la necessità di un primo bilancio. Del resto era stato proprio il governatore a farne il criterio discriminante: “giudicatemi in base a quello che farò”. 
Secondo solo all’altro assunto: dopo il lungo vuoto amministrativo provocato dalla fine anticipata dalla legislatura, l’imperativo doveva essere “fare presto”. E proprio dalla variabile tempo si potrebbe partire per esprimere una valutazione su questa prima fase di Governo Pittella. Con alcuni risultati colti ma solo in parte. Ha sicuramente avuto una valenza di rottura la nomina di quattro assessori esterni tecnici, che in qualche modo ha messo fine in maniera anticipata al balletto di nomi e spartizioni interno alle forze di maggioranza. Ma, fatti gli assessori, la macchina amministrativa aveva bisogno di altre condizioni per partire senza indugi. I direttori generali dei dipartimenti, in teoria, si sarebbero dovuti insediare nel giro di poche settimane. Ostacoli di percorso ed esitazioni. In mezzo si è messa anche la riapertura, a quanto pare non necessaria, dell’avviso pubblico per dirigenti. Risultato: lo sprint iniziale di una squadra di tecnici con profili professionali altamente qualificati ne è uscito automaticamente ridimensionato. Buona, se non ottima, la rapidità con cui si sta procedendo nella riforma di alcuni enti strumentali: dall’Arpab, all’Arbea, passando attraverso il commissariamento e l’unificazione dei tre Consorzi di bonifica. Ma proprio quest’ultimo caso rappresenta il tasto dolente. Tutti d’accordo sulla necessità di riorganizzare e razionalizzare. 
Ma quando si è trattato di indicare le persone a cui affidare le delicate fasi di transizione, la scelta non è sembrata all’altezza della sfida. Nulla di personale contro i nominati. Ma che la scelta sia ricaduta sul fratello di uno dei più accaniti sostenitori della sua corsa elettorale (Falotico commissario unico dei Consorzi) e un componente della sua segreteria (Mimì Salvatore all’Ato rifiuti) hanno poco il sapore di quel cambio di passo esclusivamente improntato al merito tanto sbandierato. Con delle aggravanti: nel primo caso, il successivo rifiuto del segretario regionale della Cisl; nel secondo, il fatto che la nomina dell’ex presidente della Provincia sia passata nel silenzio assoluto. E non ci sono solo gli enti strumentali. Una brutta vicenda si è consumata anche nella segreteria dell’assessorato all’Ambiente. Dove, seppure con il successivo passo indietro della Regione, compariva il nome di Pietro Mazziotta, vicesindaco del Comune di Ferrandina, ma soprattutto ingegnere con un importante giro di affari nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Se la sua nomina nello staff di Berlinguer, prima che la Regione si accorgesse del caso che ha definito “un errore”, quella di Mazziotta sarebbe stata una posizione in chiaro conflitto d’interesse. Sempre in tema di razionalizzazione delle risorse, si presentano male anche i provvedimenti in materia sanitaria che hanno sbloccato il turn over e ripristinato i rimborsi per missioni nelle aziende e strutture sanitarie. Una manovra che sembra andare in direzione opposta rispetto a quella dell’ex assessore Martorano che ha raggiunto il pareggio di bilancio. Esattamente l’opposto, invece, va detto sulla scelta di ridurre le commissioni consiliari da cinque a quattro, quindi i presidenti, i vicepresidenti e i segretari. Operazione lodevole, da cui deriva un notevole risparmio.
Buone anche le aspettative che si sono create intorno alla squadra di esperti recentemente reclutati per comporre la speciale task force sull’Agenda digitale lucana. Motivi per essere ottimisti ce ne sono. Soprattutto se si pensa alla finalità del progetto: fare di una regione fortemente penalizzata dalla mancanza di infrastrutture materiali, un modello avanzato nel settore della digitalizzazione significa dare un’importante marcia in più in termini di competitività. con il contributo di figure professionali altamente specializzate nel settore. Le premesse per un esperimento che potrebbe rivelarsi molto interessante ci sono. In caso desideriate ulteriori chiarimenti, potete rivolgervi direttamente a lui, ovvero al presidente in persona. Tra i meriti che gli possono essere riconosciuti, sicuramente c’è proprio questo: aver inaugurato un modello di comunicazione diretto con i cittadini. Il governatore, che fin dai tempi dall’assessorato, ha cercato di promuovere la sua immagine (social network compresi) non solo dal punto di vista più istituzionale ma anche nei suoi aspetti più umani, e che in campagna elettorale ha puntato molto sulla personalizzazione del candidato, ha mantenuto aperto un canale costante di dialogo con gli elettori. Un esempio ne sono le dirette twitter e facebook durante le quali il governatore non si sottrae a nessuna domanda. 
Ma comunque, ancora troppo poco per farne una “rivoluzione democratica”. 

POTENZA - Sarà che i toni altisonanti della recente campagna elettorale hanno generato prevedibili e inevitabili aspettative. Lasciando molti in attesa di capire se e come quell’inno alla “rivoluzione democratica” potesse trasformarsi in atti concreti. Fatto sta che, a sessanta giorni dall’insediamento di Marcello Pittella alla Regione, si sente già la necessità di un primo bilancio. 

Del resto era stato proprio il governatore a farne il criterio discriminante: “giudicatemi in base a quello che farò”. Secondo solo all’altro assunto: dopo il lungo vuoto amministrativo provocato dalla fine anticipata dalla legislatura, l’imperativo doveva essere “fare presto”. E proprio dalla variabile tempo si potrebbe partire per esprimere una valutazione su questa prima fase di Governo Pittella. Con alcuni risultati colti ma solo in parte. Ha sicuramente avuto una valenza di rottura la nomina di quattro assessori esterni tecnici, che in qualche modo ha messo fine in maniera anticipata al balletto di nomi e spartizioni interno alle forze di maggioranza. Ma, fatti gli assessori, la macchina amministrativa aveva bisogno di altre condizioni per partire senza indugi. I direttori generali dei dipartimenti, in teoria, si sarebbero dovuti insediare nel giro di poche settimane. 

Ostacoli di percorso ed esitazioni. In mezzo si è messa anche la riapertura, a quanto pare non necessaria, dell’avviso pubblico per dirigenti. Risultato: lo sprint iniziale di una squadra di tecnici con profili professionali altamente qualificati ne è uscito automaticamente ridimensionato. Buona, se non ottima, la rapidità con cui si sta procedendo nella riforma di alcuni enti strumentali: dall’Arpab, all’Arbea, passando attraverso il commissariamento e l’unificazione dei tre Consorzi di bonifica. Ma proprio quest’ultimo caso rappresenta il tasto dolente. 

Tutti d’accordo sulla necessità di riorganizzare e razionalizzare. Ma quando si è trattato di indicare le persone a cui affidare le delicate fasi di transizione, la scelta non è sembrata all’altezza della sfida. Nulla di personale contro i nominati. Ma che la scelta sia ricaduta sul fratello di uno dei più accaniti sostenitori della sua corsa elettorale (Falotico commissario unico dei Consorzi) e un componente della sua segreteria (Mimì Salvatore all’Ato rifiuti) hanno poco il sapore di quel cambio di passo esclusivamente improntato al merito tanto sbandierato. Con delle aggravanti: nel primo caso, il successivo rifiuto del segretario regionale della Cisl; nel secondo, il fatto che la nomina dell’ex presidente della Provincia sia passata nel silenzio assoluto. E non ci sono solo gli enti strumentali. Una brutta vicenda si è consumata anche nella segreteria dell’assessorato all’Ambiente. Dove, seppure con il successivo passo indietro della Regione, compariva il nome di Pietro Mazziotta, vicesindaco del Comune di Ferrandina, ma soprattutto ingegnere con un importante giro di affari nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Se la sua nomina nello staff di Berlinguer, prima che la Regione si accorgesse del caso che ha definito “un errore”, quella di Mazziotta sarebbe stata una posizione in chiaro conflitto d’interesse. Sempre in tema di razionalizzazione delle risorse, si presentano male anche i provvedimenti in materia sanitaria che hanno sbloccato il turn over e ripristinato i rimborsi per missioni nelle aziende e strutture sanitarie. Una manovra che sembra andare in direzione opposta rispetto a quella dell’ex assessore Martorano che ha raggiunto il pareggio di bilancio. Esattamente l’opposto, invece, va detto sulla scelta di ridurre le commissioni consiliari da cinque a quattro, quindi i presidenti, i vicepresidenti e i segretari. Operazione lodevole, da cui deriva un notevole risparmio.Buone anche le aspettative che si sono create intorno alla squadra di esperti recentemente reclutati per comporre la speciale task force sull’Agenda digitale lucana. 

Motivi per essere ottimisti ce ne sono. Soprattutto se si pensa alla finalità del progetto: fare di una regione fortemente penalizzata dalla mancanza di infrastrutture materiali, un modello avanzato nel settore della digitalizzazione significa dare un’importante marcia in più in termini di competitività. con il contributo di figure professionali altamente specializzate nel settore. Le premesse per un esperimento che potrebbe rivelarsi molto interessante ci sono. In caso desideriate ulteriori chiarimenti, potete rivolgervi direttamente a lui, ovvero al presidente in persona. 

Tra i meriti che gli possono essere riconosciuti, sicuramente c’è proprio questo: aver inaugurato un modello di comunicazione diretto con i cittadini. Il governatore, che fin dai tempi dall’assessorato, ha cercato di promuovere la sua immagine (social network compresi) non solo dal punto di vista più istituzionale ma anche nei suoi aspetti più umani, e che in campagna elettorale ha puntato molto sulla personalizzazione del candidato, ha mantenuto aperto un canale costante di dialogo con gli elettori. Un esempio ne sono le dirette twitter e facebook durante le quali il governatore non si sottrae a nessuna domanda. Ma comunque, ancora troppo poco per farne una “rivoluzione democratica”. 

 

COSA CI PIACE

1. La nomina di assessori esterni che ha messo fine ai balletti interni alla maggioranza
2. Le riforme già in corso di Arpab e Arbea. Il Commissario per i tre Consorzi di bonifica
3. La riduzione di commissioni consiliari, vicepresidenti e segretari con il risparmio che ne consegue
4. Il progetto dell'Agenda che punta a digitalizzare una regione che soffre il gap di infrastrutture materiali
5. Il modello di comunicazione diretta con i cittadini rafforzato dalle dirette sui social network

COSA NON CI PIACE

1. I ritardi nella ufficializzazione dei direttori generali che depotenziano la macchina amministrativa dell'Ente
2. La nomina di Falotico, fratello dell'ex assessore che lo ha sostenuto per le elezioni a capo dei Consorzi
3. Il decreto "segreto" che ha assegnato a Salvatore, componente della sua segreteria all'Ato rifiuti
4. Nello staff dell'Ambiente l'ingegnere con interessi nel settore dei rifiuti. La Regione dice "per errore"
5. Lo sblocco del turn over e il ripristino dei rimborsi per missioni nelle aziende e strutture sanitarie

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