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Casaletto, Latorraca
e quello che ancora non si comprende

Basilicata

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POTENZA - La questione è complessa. Non c’è dubbio. L’avvento di Renzi sul proscenio politico nazionale e poi su quello lucano ha creato uno scossone così forte che ci vorranno mesi, se non anni,  prima che possa essere spiegato completamente. Molti, compresi politici del calibro di D’Alema (o di molti big lucani), hanno palesato disorientamento e incapacità nel comprendere o meglio reagire all’azione di sfondamento del sindaco di Firenze. Per certi versi è stato come un pugno allo stomaco improvviso. Senza addentrarsi in giudizi di merito.

Sta di fatto che Renzi ha sbaragliato la concorrenza. E sta di fatto che sempre più spesso chi sventola i vessilli renziani sul territorio riesce ad avere la meglio anche su avversari più titolati. Almeno sulla carta. Questo racconta la cronaca degli ultimi mesi. Può piacere o non può piacere.

La verità (se mai di verità si può parlare) è che gli ex invincibili del Pd lucano ora ci vanno molto più cauti nel esporsi in campo aperto contro “l’effetto renziano”. L’attendismo estremo sulla segreteria regionale (le candidature si chiudono tra poco più di una settimana) e sul candidato sindaco di Potenza sono un segnale in tal senso: meglio un accordo un pò doloroso che rischiare l’ennesima sconfitta.

Ma come si diceva il tema è complesso. Ricco di spunti, in tal senso, è il “commento” di Giovanni Casaletto (pubblicato su Facebook) che citando chi scrive ha aggiunto altri elementi alla questione che partiva - come semplice imput per un ragionamento più complessivo - dal risultato del congresso cittadino di Molterno in cui l’ex sindaco Angela Latorraca ha perso contro il giovane renziano Antonio Rubino. Magari è stato un pò ingeneroso definire Latorraca uno degli “ex draghi” imbattibili. In definitiva lei è più vittima che carnefice dei veri colonnelli democratici che non una sola volta l’hanno “utilizzata” come pezzo della scacchiera da sacrificare. Insomma non era lei l’oggetto dell’analisi ma piuttosto è stato il risultato di Moliterno a offrire lo spunto iniziale. Detto questo c’è da aggiungere che da altre fonti si è appreso che la stessa Latorraca ha partecipato al congresso cittadino di Moliterno più per garantirsi un posto nella Direzione che per vere velleità di vittoria.

Ad ogni modo si parlava anche del commento di Casaletto. Questi alcuni passaggi “(...) sulle primarie ed altre sciocchezze di cui la Basilicata non si nutre”: «Conosco e sono molto amico di Antonio Rubino e mi permetto di commentare, sicuro che Antonio è persona troppo avveduta da non comprendere la complessità di una vittoria con soli 7 voti di differenza, con un direttivo a metà e nonostante il vantaggio di posizione; una volta ci si gloriava di una vittoria per tutto il partito quando e se ottenuta all’unanimità od a larghissima maggioranza. E sono ancora più sicuro che saprà rifuggire dalle facili strumentalizzazioni che vengono da alcuni settori “neorenziani” o di francescanesimo dell’ipocrisia. Specie perché Antonio è in buona fede. Dunque: a chi giova tutto questo? Ai cambi di casacca? Agli assertori della società civile contro quella politica? Alle prime contro le terze persone? A quelli che..."me sò fatto da solo"? A quelli che..."io sò io e voi nun siete..."? Ma no, poi mi dicono che ce l’ho con il primo (il renziano dagli occhi di ghiaccio e tintarella di luna) e mi danno del “prezzolato”, pensa te. Ma il carro dei nuovi renziani di Basilicata è bello carico (...)». Da qui le conclusioni che offrono altri spunti al dibattito con Caseletto che riduce tutto a «(...) soltanto uno scontro di potere e tra poteri differenti (...)». 

s.santoro@luedi.it

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