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Il caso Gentile, per gli inquirenti non c'è solo Asp
Anche nell'Aterp i rapporti sono stretti e multipli

Calabria

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6) Pino Gentile - NCD (10.859 voti)

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A COSENZA la vicinanza tra i fratelli Gentile e la sanità è storia nota. Così come quella con l’Aterp. Del resto, provengono anche da lì. Tonino lavorava al Mariano Santo, Pino era dipendente dell’Aterp, quando ancora si chiamava Istituto case popolari. Prima di essere tirati in ballo nel caso Asp, un anno e mezzo fa il nome dei Gentile figurò nell’inchiesta aperta dalla Procura di Cosenza sull’Aterp. Truffa e abuso d’ufficio tra i reati contestati, a carico di tredici indagati. Dominus del “sistema” un funzionario dell’Aterp, Oscar Fuoco, considerato dagli inquirenti «vero e proprio punto di riferimento per i congiunti di noti pregiudicati che a lui si rivolgono per impedire interventi di sgombero da immobili illegittimamente occupati». Tra gli indagati dell’epoca (è ottobre 2012) anche Raffaele Gentile, fratello di Pino e Tonino, per violazione della legge sulla privacy. Viene assolto a giugno, nel corso del processo che si svolge con la formula del rito abbreviato, «perché il fatto non sussiste». Pino Gentile non è indagato, ma tra gli atti dell’inchiesta c’è l’intercettazione di una conversazione telefonica che all’altro capo del filo vede Fuoco. «Si cerca di infangare la mia persona e la mia storia politica», dirà poi l’assessore regionale, quando l’intercettazione – citata dalla Procura per evidenziare i rapporti tra Fuoco e politici ed esponenti della società civile – diventa pubblica. L’assessore regionale riferisce a Fuoco che è stata fatta la nomina del nuovo commissario dell’Aterp. «Questo durerà due mesi e mezzo - tre, poi dobbiamo decidere il direttore generale chi deve essere (...) È tutto da verificare... va bene... ma noi... facciamo buon viso con questi, hai capito?», dice Gentile. Poche battute più avanti l’assessore regionale ricorda a Fuoco di fare «quella cosa che ti ho detto». Fuoco assicura di averla già avviata, ma che bisogna fare «la procedura di recupero intanto». Gentile taglia corto: «Chiamali eh! Che poi aggiustiamo le carte, hai capito?». Quest’attenzione per le “carte” ritorna anche in un’altra intercettazione, agli atti dell’inchiesta sull’Asp per l’affidamento di consulenze legali. Gli interlocutori sono il direttore generale dell’Asp, Gianfranco Scarpelli, e, di nuovo, l’assessore regionale Pino Gentile. Conversazione – scrivono gli inquirenti – che «fornisce eloquente dimostrazione del fatto che le proprie scelte amministrative debbano rispondere alle indicazioni di precisi referenti politici». C’è una certa «cosa» della magistratura «che non è vera proprio», dice Gentile a Scarpelli. «Siccome non è vera, eh, eh... hai capito? Non è neanche giusto che noi pochi amici abbiamo e se li perdiamo la via via perché gli altri ci strumentalizzano, è un peccato», argomenta l’assessore. Dunque Gentile spiega a Scarpelli cosa deve fare in merito a quello che sembrano due incarichi da conferire a qualcuno: «Uno lo fai provvisorio e l’altro lo fai definitivo, poi quando si deve vedere si vedrà intanto, no?».

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