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Dal voto di scambio alla confisca beni: ecco cosa
contiene il dossier giustizia firmato da Gratteri

Calabria

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(di Massimo Nesticò)
(ANSA) - ROMA, 23 FEB - Non ha potuto averlo al Governo da ministro della Giustizia, come avrebbe voluto, ma Matteo Renzi conta ancora su Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e magistrato simbolo della lotta alla 'ndrangheta. "Se vorrà essere consulente del premier per la criminalità - ha detto il braccio destro del presidente del Consiglio, Graziano Delrio - le porte di Palazzo Chigi per lui sono sempre aperte". E lo stesso Renzi in un tweet ha assicurato che è sul suo tavolo il rapporto - cui ha lavorato anche Gratteri - 'Per una moderna politica antimafià, preparato da una commissione istituita dall’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta.
Delrio ha ammesso che il magistrato calabrese era candidato Guardasigilli, ma la nomina è stata stoppata dal Quirinale. "Gratteri - ha spiegato il sottosegretario - era in corsa, eravamo molto determinati su questa scelta, ma c'era un problema molto serio che non avevamo valutato, una grossa ingenuità. Il fatto che un magistrato non vada al ministero della Giustizia è una regola che è impossibile da eludere". Da parte sua il procuratore continua a tacere. "A costo di ripetermi a distanza di 24 ore - ha detto, contattato dall’ANSA - non dico neppure una sillaba".
Sono tuttavia eloquenti le 182 pagine del rapporto predisposto dalla commissione presieduta dal segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli e che Letta aveva inserito nel suo 'Impegno Italià presentato subito prima delle sue dimissioni. Un documento che Renzi ha annunciato di voler valorizzare e sul quale potrebbe dunque basarsi l'eventuale consulenza di Gratteri.
Il dossier parte da un’analisi del peso economico della criminalità organizzata, i cui ricavi annuali variano da un minimo di 8,3 ad un massimo di 13 miliardi di euro (in media lo 0,7% del Pil). A fronte di questa realtà, il rapporto propone una serie di interventi normativi per migliorare il contrasto. Tra le misure suggerite, spicca l’introduzione del reato di autoriciclaggio, in modo da punire chi ricicla in prima persona i proventi della propria attività delittuosa. Nonchè un giro di vite sul voto di scambio, inserendo l’espressione "altra utilità" all’articolo 416 ter del Codice penale per estendere l'oggetto materiale dello scambio a ipotesi ulteriori rispetto alla mera erogazione di denaro, ovvero a qualsivoglia vantaggio sia elargito dal politico quale corrispettivo della promessa formulata da esponenti dell’associazione mafiosa. Si propone poi una più efficace strategia di aggressione ai beni mafiosi superando le attuali criticità: sono ben 12.946 i beni confiscati definitivamente e 1.708 le aziende. Infine, si punta a rendere più stringente il regime del 41 bis in modo da isolare effettivamente i detenuti dall’ambiente esterno. "E' necessario - si legge nel rapporto - che i detenuti sottoposti al regime speciale siano ristretti in carceri a loro esclusivamente destinate o, comunque, in sezioni di istituti penitenziari a loro riservate".
Sempre sul fronte giustizia c'è poi da registrare il secco "no" di Delrio a chi gli chiedeva se il ministro Andrea Orlando riproporrà la riforma che aveva tratteggiato nel 2010, attirandosi diverse critiche. "Orlando - ha puntualizzato il sottosegretario - è responsabile giustizia, ha mostrato molta competenza, ma questo governo è un governo di coalizione e non del Pd. C'è un pezzo della destra più responsabile, un pezzo di centro riformista ed il Pd". Quindi "le proposte andranno affinate in itinere".

NON ha potuto averlo al Governo da ministro della Giustizia, come avrebbe voluto, ma Matteo Renzi conta ancora su Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e magistrato simbolo della lotta alla 'ndrangheta. «Se vorrà essere consulente del premier per la criminalità - ha detto il braccio destro del presidente del Consiglio, Graziano Delrio - le porte di Palazzo Chigi per lui sono sempre aperte». E lo stesso Renzi in un tweet ha assicurato che è sul suo tavolo il rapporto - cui ha lavorato anche Gratteri - "Per una moderna politica antimafia", preparato da una commissione istituita dall’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Delrio ha ammesso che il magistrato calabrese era candidato Guardasigilli, ma la nomina è stata stoppata dal Quirinale. «Gratteri - ha spiegato il sottosegretario - era in corsa, eravamo molto determinati su questa scelta, ma c'era un problema molto serio che non avevamo valutato, una grossa ingenuità. Il fatto che un magistrato non vada al ministero della Giustizia è una regola che è impossibile da eludere». Da parte sua il procuratore continua a tacere. «A costo di ripetermi a distanza di 24 ore - ha detto, contattato dall’Ansa - non dico neppure una sillaba».

Sono tuttavia eloquenti le 182 pagine del rapporto predisposto dalla commissione presieduta dal segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli e che Letta aveva inserito nel suo "Impegno Italia" presentato subito prima delle sue dimissioni. Un documento che Renzi ha annunciato di voler valorizzare e sul quale potrebbe dunque basarsi l'eventuale consulenza di Gratteri. Il dossier parte da un’analisi del peso economico della criminalità organizzata, i cui ricavi annuali variano da un minimo di 8,3 ad un massimo di 13 miliardi di euro (in media lo 0,7% del Pil). 

A fronte di questa realtà, il rapporto propone una serie di interventi normativi per migliorare il contrasto. Tra le misure suggerite, spicca l’introduzione del reato di autoriciclaggio, in modo da punire chi ricicla in prima persona i proventi della propria attività delittuosa. Nonchè un giro di vite sul voto di scambio, inserendo l’espressione "altra utilità" all’articolo 416 ter del Codice penale per estendere l'oggetto materiale dello scambio a ipotesi ulteriori rispetto alla mera erogazione di denaro, ovvero a qualsivoglia vantaggio sia elargito dal politico quale corrispettivo della promessa formulata da esponenti dell’associazione mafiosa. Si propone poi una più efficace strategia di aggressione ai beni mafiosi superando le attuali criticità: sono ben 12.946 i beni confiscati definitivamente e 1.708 le aziende. 

Infine, si punta a rendere più stringente il regime del 41 bis in modo da isolare effettivamente i detenuti dall’ambiente esterno. "E' necessario - si legge nel rapporto - che i detenuti sottoposti al regime speciale siano ristretti in carceri a loro esclusivamente destinate o, comunque, in sezioni di istituti penitenziari a loro riservate".Sempre sul fronte giustizia c'è poi da registrare il secco "no" di Delrio a chi gli chiedeva se il ministro Andrea Orlando riproporrà la riforma che aveva tratteggiato nel 2010, attirandosi diverse critiche. «Orlando - ha puntualizzato il sottosegretario - è responsabile giustizia, ha mostrato molta competenza, ma questo governo è un governo di coalizione e non del Pd. C'è un pezzo della destra più responsabile, un pezzo di centro riformista ed il Pd». Quindi «le proposte andranno affinate in itinere».

 

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