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Nomine regionali
Rinaldi confermato capo di gabinetto di Pittella

Basilicata

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POTENZA - «Nessun conflitto con il presidente Pittella». Raffaele Rinaldi è e resta capo di gabinetto alla Regione. «Con una decisione assunta sulla base di valutazioni pienamente condivise con il governatore». Di quello che sarebbe successo nelle stanze di viale Verrastro,  con l’insediamento del nuovo presidente, rispetto alla nomina dell’uomo di fiducia di De Filippo, si è detto molto negli ultimi tempi. Ma ora, è lo stesso Rinaldi - contattato dalla redazione del Quotidiano - ad accettare di spiegare come sono andati fatti. A cominciare da una premessa. «Sono dirigente della Regione ormai dal 2006. Dipendente dell’ente dal lontano ‘98. Entrato sempre per concorso. Non sono a caccia di incarichi, non lo sono mai stato. Io il mio lavoro ce l’ho. Non ho mai avuto bisogno di chiedere nulla».

Ex insegnate, chiamato per la prima nel 2005 a un incarico di stretta collaborazione con l’ex governatore De Filippo,  «ho sempre inteso il mio impiego nella pubblica amministrazione come quello di un militare impegnato in una causa civile, al servizio della Regione». Per lui, la soddisfazione maggiore deve essere arrivata quando, Pittella, prima ancora che s’insediasse, gli ha chiesto di rimanere al suo posto, nonostante non ci fosse più il presidente che lo aveva voluto in quella funzione. «Me ne sono sentito onorato e ho accettato subito», dice oggi. Sui presunti screzi di cui si è parlato nei giorni scorsi con il neo governatore, il diretto interessato smentisce categoricamente: «Mai nessun alterco». «Litigare con Pittella?  Se devo dirla tutta - aggiunge lui - lo ritengo quasi impossibile, dato il suo garbo istituzionale». Dunque, la sua riconferma c’era dall’inizio. Ma spiega: «E’ vero, a un certo punto si è venuta a creare l’ipotesi di un mio passaggio alla direzione di un dipartimento. Ho dato la mia disponibilità, proprio perché mi ritengo un uomo al servizio delle istituzioni. Ma andando avanti nelle valutazioni, insieme al presidente della Regione, abbiamo concluso che sarebbe stato meglio che io fossi rimasto al mio posto. Ripeto: è stata una scelta condivisa.  In base a quello che sarebbe stato più utile per la macchina amministrativa. E io l’ho accettata di buon grado, nonostante  economicamente non fosse la cosa più conveniente. Ma il mio stipendio è già più che sufficiente. Non ho bisogno d’altro. Questo lavoro mi gratifica pienamente. E il fatto che un altro presidente abbia scelto di continuare la collaborazione, per me equivale  a un impareggiabile riconoscimento». Ma Rinaldi, fino a qualche giorno fa anche consigliere regionale, chiarisce anche un altro aspetto: «Non mi trovavo in alcuna posizione né di inconferibilità, nè di incompatibilità». E ne spiega i motivi tecnici. Le norme in materia, entrate in vigore nel 2013, escludono i dirigenti interni delle pubbliche amministrazioni dai casi di inconferibilità. Eppure, Raffaele Rinaldi, qualche giorno fa ha rassegnato le proprie dimissioni, prima della naturale scadenza della carica di consigliere al Comune di Potenza. «Non ero obbligato a farlo. Ma, dopo aver aspettato la nomina dei nuovi direttori generali, ho scelto volontariamente di dare le dimissioni, per dare un segnale: dimostrare che non avevo nessun bottino tra le mani da voler difendere a tutti i costi. Ho svolto il mio incarico in Comune, in tutti questi anni, rinunciando all’indennità.  Scegliendo di andare via anticipatamente non ho messo in discussione il rapporto di fiducia con gli elettori, visto che ormai manca poco alle nuove elezioni. Ma per me, in questo momento, era importante dare un segnale. E l’ho fatto».

 m.labanca@luedi.it

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