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Il Pd conferma Muscaridola
E' stato votato da 592 iscritti

Basilicata

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Sosteneva Antonio Gramsci: «Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere». E’ questo il fenomeno che il Pd materano è chiamato ad evitare a tutti i costi, con l’elezione del nuovo segretario cittadino. In tre avevano  corso alla carica: il segretario uscente, Cosimo Muscaridola, Ernesto Bocchetta e Giuseppe Falcone.

L’ha spuntata, con una riconferma voluta da 592 iscritti, il segretario uscente Cosimo Muscaridola. Ernesto Bocchetta è stato scelto da 380 iscritti, Giuseppe Falcone  da 81.   «Il Pd a Matera si aprirà all’esterno. Sarò il segretario di tutti, la mia sarà una politica di inclusione, non di esculsione - spiega a caldo il neo confermato segretario.  Riunito ieri a congresso, il partito aveva  tentato di passare ai  raggi x la gestione del segretario uscente. Ne era emersa una spaccatura, un’idea ancora poco chiara di ciò che il Pd vuol fare a Matera di cui poco si  era  compreso, nella sua accezione complessiva, da nessuno dei tre interventi programmatici in apertura di seduta.  Buoni, intanto,  i propositi del segretario provinciale Pasquale Bellitti che aveva chiesto: «Una classe dirigente intelligente e diligente». Come un sognatore d’altri tempi aveva  aggiunto: «Se riusciremo a dirci le cose che non vanno, perfezioneremo gli obiettivi, altrimenti continueremo a tirare a campare». Forte l’appello del sindaco Adduce che aveva chiesto di mettere da parte «I problemi da quattro soldi. Sperperiamo troppo tempo su complicazioni interne e poco per il tessuto sociale della città. Bisogna ribaltare questa storia - aveva  concluso.  «Nel Pd c’è pluralità di voci - aveva  chiarito Muscaridola - Dalla mia elezione ad oggi, il partito ha lavorato con serietà pur nella fase dialettica interna. Chiunque vinca, dovrà ricostruire il centrosinistra  nella città di Matera - ha concluso.  Di opinione decisamente contraria Ernesto Bocchetta che aveva contestato alla gestione appena conclusa la concezione di partito: «Chiuso,  impenetrabile, inaccessibile alle istanze di cambiamento, tale da rendere invisibile il ruolo del partito cittadino.  Quello che vorremmo - aveva aggiunto - è un partito inclusivo, con i piedi per terra». All’unione con il Partito socialista europeo aveva  fatto riferimento  il terzo dei candidati, Giuseppe Falcone. «Il Pd - aveva  proseguito riferendosi alla realtà locale - è stato considerato come un soggetto non compiuto, spinte contrapposte sui processi sociali non ci hanno aiutato. Le vicende comunali - ha aggiunto - ci consegnano elementi di riflessione. La selezione del gruppo dirigente del partito è un problema serio -  aveva concluso  riferendosi anche a quello che ha definito l’abuso delle primarie.

a.ciervo@luedi.it

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