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Incentivi alle nascite, la proposta di Sel
"Non può essere solo uno spot ideologico"

Basilicata

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POTENZA - La differenza comincia nel nome della proposta di legge. Quella presentata da Giannino Romaniello (Sel) è tarata su «incentivi alle nascite, alla prima infanzia e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro». Perché la tutela della famiglia «se questo è il terreno su cui vogliamo davvero dibattere» passa dal welfare, da politiche generali. Soprattutto, «da un contributo reale  impegnato in bilancio».

La proposta si sviluppa su tre pilastri. Il primo, è un contributo una tantum da mille euro per ogni nascita, adozione o affido preadottivo. A beneficiarne  i residenti in Basilicata da almeno due anni, con Isee fino a 15.000 euro.

È prevista poi l’erogazione di un assegno mensile da 300 o 200 euro nei primi tre anni dalla nascita, dal preaffido o dall’adozione, a seconda che l’Isee di riferimento sia nella soglia soglia dei 7.000 o dei 15.000 euro.  Il testo prevede inoltre anche un contributo di 200 euro per i bambini al di sotto dei tre anni per le famiglie con Isee fino a 22.000 euro: servono per la cura del bambino, per aiutare i genitori nel comprare materiale, o magari nel portare i bambini all’asilo o in un Tagesmutter (per cui la Basilicata ha approvato una legge regionale).

Il terzo punto della proposta è diretto alle aziende che realizzano un asilo interno: metà della spesa sostenuta, fino a un massimo di 10.000 euro, ma con l’obbligo, pena restituzione, di restare sul territorio per almeno 5 anni.

La proposta di legge di Romaniello sarà presentata in quarta commissione consiliare, la stessa che sta affrontando il dibattito su maternità, sostegno alla nascita, diritto all’aborto, aperto da un fronte piuttosto largo di movimenti e sigle dopo la presentazione di un’altra proposta di legge sul sostegno alla nascita. Il testo presentato dal consigliere Aurelio Pace (gruppo misto) prevede  un sostegno economico di 250 euro mensili per 18 mesi alle donne che decidano di non abortire e di seguire un progetto coordinato dai Cav. Anche sindacato, associazioni, movimenti, partiti del centrosinistra sono insorti indicando in quella proposta un tentativo ideologico di attaccare la legge 194.

Nel dibattito che ne è nato, tocca ora ai consiglieri regionali dare conto: la proposta di legge di Pace era stata sottoscrita anche da altri colleghi. Se però i consiglieri del M5S hanno già ritirato l’appoggio, alcune firme del Pd sono ancora in calce.

La proposta di Romaniello, forse, servirà anche a tirare le fila. Il regolamento dell’aula, infatti, prevede che in presenza di più proposte di legge sullo stesso tema, i consiglieri debbano provare ad arrivare a una sintesi.

«Partiamo - spiega Romaniello - da presupposti diversi  rispetto all’idea di Pace che, sono convinto, ha voluto lanciare una grande provocazione, persino un po’ offensiva per le donne. Con un solo obiettivo: intaccare il ruolo dei consultori pubblici e rafforzare quello dell’istituzione privata Cav. Del resto, con 100.000 ipotizzate a copertura, di che cosa stiamo parlando? Noi chiediamo di mettere sulla proposta 3 milioni di euro».

Una cifra che, stando ai calcoli statistici fatti sui dati demografici lucani, permetterebbe di erogare i contributi  a più della metà dei casi di nascita (o adozione o preadozione) possibile. Una cifra «recuperabile nelle pieghe di bilancio, volendo davvero».

«L’approccio che mettiamo in questa proposta è di tipo inclusivo. Diritto alla vita significa garantire a tutti i bambini le stesse opportunità, anche se nascono in famiglie non abbienti». Significa, dice ancora Romaniello, permettere ai genitori con reddito basso di poter mandare i bimbi all’asilo, provvedere al corredo, alla tata in caso di necessità. Significa garantire alle donne - «inutile girarci intorno, per quanto la cultura stia cambiando è soprattutto sulle donne il carico della cura dei figli e della famiglia in generale» - di scegliere di essere madri senza paura di dover rinunciare alla carriera, significa garantire la conciliazione sociale dei tempi di famiglia e lavoro.

Alcuni consiglieri, come Gianni Leggieri (M5S), hanno già mostrato interesse. «Crediamo di aver presentato una proposta aperta, fuori da logiche ideologiche, con tanto di sostegno anche alle imprese private: impossibile, questa volta, accusare di statalismo».

s.lorusso@luedi.it

 

@saralorusso10

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