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Caso Fallara, slitta la sentenza per Scopelliti
La difesa: «Responsabilità fu solo della dirigente»

Calabria

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5 minuti 30 secondi
REGGIO CALABRIA, 13 MAR - «La mancanza di rilievo di
natura penale delle ipotesi accusatorie nei confronti dell’ex
sindaco Giuseppe Scopelliti» è stata evidenziata oggi dall’avv.
Aldo Labate, nel corso della sua arringa nel processo che vede
imputato in qualità di ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe
Scopelliti, oggi presidente della Regione Calabria, accusato di
abuso e falso per le vicende legate alle autoliquidazioni che
avrebbe fatto l’ex dirigente dell’Ufficio finanza del Comune di
Reggio, Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010.
Nella sua arringa, durata circa 3 ore, Labate ha sottolineato
la «mancanza di rilievo di natura penale delle ipotesi
accusatorie» in ordine alle responsabilità di gestione del
bilancio dell’ente ed al conferimento degli incarichi esterni,
"responsabilità - ha aggiunto richiamando i contenuti dell’art.
5 del Testo unico degli enti locali - ascrivibili interamente al
dirigente del settore Finanze ovviamente con riferimento alla
compilazione del bilancio».
A sostegno delle tesi difensive, il penalista ha ricordato
"proprio come con la gestione Scopelliti, il Comune,
relativamente agli incarichi professionali esterni, istituì una
short list eliminando di fatto una situazione di monopolio da
parte di pochi professionisti ai quali per anni, e con compensi
di centinaia di migliaia di euro, veniva affidato il mandato di
seguire i contenziosi. E’ palese, in termini di elemento
psicologico - ha aggiunto - che la finalità di Scopelliti fosse
stata quella di ridurre le spese dell’ente da lui rappresentato
e non quella di favorire, con compensi irrisori rispetto a
quelli che la Fallara in spregio del contenuto degli incarichi
abusivamente si liquidava, la citata dirigente».
Labate, relativamente al rapporto fiduciario tra Scopelliti e
Orsola Fallara, ha parlato di «raggiro preordinato» della ex
dirigente comunale. Citando la sentenza del processo a carico
dell’architetto Bruno Labate, condannato per peculato, che con
la Fallara ebbe una relazione sentimentale, il difensore ha
ricordato che «a fronte di autorizzazioni di anticipazione di
pagamenti del sindaco pari a 250 euro, la dottoressa Fallara
liquidò, com'è noto, centinaia di migliaia di euro al
professionista senza alcuna giustificazione. Scopelliti lo venne
a sapere solo dopo una conferenza stampa dell’opposizione e
chiamò la Fallara per chiedere conto delle affermazioni dei suoi
avversari politici, ricevendone conferma. Da quel momento e fino
al drammatico gesto i rapporti tra Scopelliti e la dottoressa
Fallara si interrompono e l’unico contatto si manifesta nelle
numerose mail che la stessa invia la sindaco per riconoscere i
suoi errori e chiedere scusa, fino a poco prima della decisione
di togliersi tragicamente la vita. Da qui, tutta la condotta
posta in essere dalla Fallara, finisce sulle spalle del sindaco
senza che nulla egli sapesse dei suoi comportamenti. Addirittura
- ha sottolineato il penalista - l’induzione all’errore era
talmente pregnante da essere reiterata anche con il sindaco
pro-tempore Giuseppe Raffa, con il quale la Fallara non aveva
alcun legame di amicizia pregresso. Raffa non è finito sotto
processo perché il caso diviene pubblico con la conferenza
stampa del centrosinistra, e scoppia in concomitanza con il suo
insediamento. D’altronde se non si fosse trattato di un raggiro
non si comprende la ragione della giusta esclusione di Raffa
dalla lista degli imputati. Neppure Raffa, come ha affermato in
sede dibattimentale, da vice di Scopelliti, si è mai accorto di
problemi di bilancio, emersi dopo il 2010. Ecco perché è davvero
difficile definire come correità la condotta dell’ex sindaco.
Peraltro - ha proseguito il legale - il bilancio di un comune è
corredato dai documenti del settore Finanze, approfondito nella
Commissione consiliare e poi approvato dal Consiglio comunale.
Una partecipazione concorsuale di tutto il sistema».
In apertura di udienza, il tribunale ha rigettato una
richiesta di rinvio della difesa per l’impossibilità del prof.
Nico D’Ascola di partecipare all’udienza per motivi di salute.
Il Collegio ha accolto la richiesta di deposito di una memoria
difensiva del prof. D’Ascola, che difende Giuseppe Scopelliti.
Il processo riprenderà il prossimo 27 marzo.

REGGIO CALABRIA - Slitta la sentenza per il processo sul caso Fallara che vede coinvolto tra gli altri il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, accusato di abuso e falso per le vicende legate alle autoliquidazioni che avrebbe fatto l’ex dirigente dell’Ufficio finanza del Comune di Reggio, Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010. In apertura di udienza, il tribunale ha rigettato una richiesta di rinvio della difesa per l’impossibilità dell'avvocato Nico D’Ascola di partecipare all’udienza per motivi di salute.

Proprio D'Ascola ha firmato una memoria difensiva accolta dal Collegio giudicante ha accolto la richiesta di deposito di una memoria difensiva del prof. D’Ascola, che difende Giuseppe Scopelliti.Il processo riprenderà il prossimo 27 marzo. 

Ha parlato invece l'avvocato Aldo Labate, che in difesa di Scopelliti, ha sostenuto «la mancanza di rilievo di natura penale delle ipotesi accusatorie nei confronti dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti». Nella sua arringa, durata circa 3 ore, Labate ha sottolineato la «mancanza di rilievo di natura penale delle ipotesi accusatorie» in ordine alle responsabilità di gestione del bilancio dell’ente ed al conferimento degli incarichi esterni, «responsabilità - ha aggiunto - ascrivibili interamente al dirigente del settore Finanze ovviamente con riferimento alla compilazione del bilancio». 

A sostegno delle tesi difensive, il penalista ha ricordato «proprio come con la gestione Scopelliti, il Comune, relativamente agli incarichi professionali esterni, istituì una short list eliminando di fatto una situazione di monopolio da parte di pochi professionisti ai quali per anni, e con compensi di centinaia di migliaia di euro, veniva affidato il mandato diseguire i contenziosi». Labate, relativamente al rapporto fiduciario tra Scopelliti e Orsola Fallara, ha parlato di «raggiro preordinato» della ex dirigente comunale. 

Nel corso della sua arringa d'accusa, invece, il pm Sara Ombra ha affermato che «tutto quello che ha detto Scopelliti in questo processo è falso, lui sapeva quello che stava accadendo ed era consapevole del disastro del buco in bilancio». E per l'ex sindaco e attuale governatore ha chiesto una condanna a 5 anni con l'interdizione dai pubblici uffici che lo farebbe decadere dalla guida della Regione (LEGGI GLI SCENARI). Nei confronti dei tre ex revisori dei conti comuanlidel Comune di Reggio Calabria, Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero De Medici, è stata chiesta invece una condanna a 4 anni ciascuno.

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