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"Sono amico del pm ma mai privilegiato"
Viti replica all'intervista di Restaino

Basilicata

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POTENZA - «SE Restaino ha da denunciare qualcosa lo faccia, ma non credo che possa andare oltre queste allusioni. Frequento tante persone che stimo alla luce del sole e nel rispetto della loro autonomia, tra cui diversi magistrati. Sono amico del pm Salvatore Colella, che è tra questi. Ma non è pensabile che proprio io sia stato privilegiato dopo quello che mi è successo».

Non si nasconde Vincenzo Viti, chiamato in causa, senza mai essere nominato, da Erminio Restaino, all’indomani del suo proscioglimento nel processo per lo scandalo Arpab-Fenice.

Nell’intervista a Salvatore Santoro l’ex consigliere regionale del Pd ha attaccato con veemenza gli investigatori e il pubblico ministero che lo hanno messo sotto indagine, accusandoli di «aver cucito» sulla sua persona «un’inchiesta fatta di falsità, di approssimazione, di esagerazioni che addirittura prevedevano il mio arresto».

Così Restaino, che in seguito alle accuse nei suoi confronti è stato “dimissionato” da assessore regionale alle attività produttive.

«Ed io mi auguro che si tratti solo di incompetenza». Ha aggiunto, prima di lanciare la stoccata al compagno di partito e al magistrato che ha coordinato il lavoro degli investigatori, Salvatore Colella, oggi in servizio a Matera.

«Forse è un caso ma è singolare che dopo di me sia diventato assessore un consigliere regionale notoriamente amico del pm».

Tolto dai possibili bersagli Marcello Pittella, entrato in giunta assieme a Viti in occasione della “staffetta” di gennaio del 2012, Restaino ha rincarato la dose. Ma sempre senza fare nomi. Parlando di «alcune carriere» che dopo quella vicenda «hanno cambiato verso».

«Non so a che cosa si possa fare riferimento». Gli ha replicato Viti al telefono con il Quotidiano. «Farebbe bene a chiarirlo. Faccio politica, mi sono candidato, sono stato eletto in consiglio regionale, sono diventato assessore, e sto pagando un prezzo altissimo. Se fossi stato davvero protetto non mi sarebbe mai accaduto».

Poco meno di un anno fa Viti è stato tra i destinatari dell’ordinanza di arresti spiccata dal gip di Potenza nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rimborsi per le spese di segreteria e rappresentanza dei consiglieri regionali. L’unico a dimettersi da tutti gli incarichi, a ben vedere, dopo essere stato deputato per 3 mandati con la Dc e capogruppo democratico in Consiglio regionale, un’altra “postazione” contesa a lungo con Restaino. A tutt’oggi Viti sta affrontando l’udienza preliminare assieme a una trentina degli ex consiglieri, incluso il governatore Marcello Pittella, il suo predecessore Vito De Filippo, appena nominato sottosegretario alla Sanità, e 4 consiglieri in carica: Nicola Benedetto (Cd), Paolo Castelluccio (FI), Francesco Mollica (Udc) e Michele Napoli (FI).  

«Non so che cosa possa attribuirmi Restaino, né intendo raccogliere questo tipo di insinuazioni, che non vanno oltre i fantasmi e le opinioni personali. Non riesco a immaginare dove potremmo arrivare se mi imbarcassi in questo tipo di dietrologie e ho troppo stima in me stesso per farlo».

La morale è un’amara constatazione, ma molto meno cinica e rassegnata di quanto sembri. «Ognuno deve stare al suo posto e fare politica con le armi di sempre. D’altronde nella vita è così: si viene accusati, si affrontano dei processi e poi ci si rimette a delle decisioni». 

l.amato@luedi.it

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