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Catanzaro, la rivoluzione non è ancora finita
Nuova giunta in 7 giorni per smorzare liti e scandalo

Calabria

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CATANZARO - Entro venerdì, al massimo sabato, i partiti della coalizione dovranno indicare o confermare i nomi degli assessori. Sergio Abramo lo dirà stasera. Quando, alle 18, si troverà seduto intorno allo stesso tavolo con le forze politiche che lo hanno portato alla vittoria elettorale non una, ma due volte nello stesso anno. Il day after dell'azzerramento della giunta si apre all'insegna di mille domande. Consiglieri e assessori sono in fibrillazione. E continueranno ad esserlo per almeno altri sei giorni. Dall'interpartitica di questa sera non uscirà la nuova giunta, ma solamente una base di ragionamento da cui partire per dare vita all'esecutivo bis.  Al tavolo del confronto siederanno i referenti di ciascuna forza politica accompagnati dai relativi capigruppo. Forse con la sola eccezione dell'Udc che affida le trattative al presidente Francesco Talarico e al segretario provinciale Salvatore Mazzotta. Due delegati per ogni partito, nessun altro. Abramo non vuole confusione. Soprattuto in questo momento. E soprattuto dopo aver preso la drastica decisione di licenziare, con un colpo di spugna, una squadra che, a gennaio, egli stesso aveva promosso a pieni voti. Ma le cose cambiano. Ed il clima al Comune non è più quello di due mesi fa. Abramo asseconda, così, la richiesta di chi, alle resistenze dell'ingresso dell'Udc nell'esecutivo, ha risposto per un'intera settimana a muso duro. Dà un segnale alla città.  Cercando di frenare l'onda negativa che, nelle ultime ore, si sta abbattendo su Palazzo de Nobili con lo spinoso caso delle intercettazioni delle telefonate tra assessori e tecnici comunali su multe e appalti. Conversazioni da cui  è scaturita la polemica per gli straordinari imposti ai vigili urbani per presidiare le auto lasciate al parcheggio in occasione della manifestazione Pdl che aveva portato verso Roma simpatizzanti e miltanti del partito. Di più. Con la riunione di questa sera, Abramo vuole far capire una volta per tutte  la bontà del progetto "Udc". 
Un tentativo poco riuscito durante la settimana. Per sette giorni gli alleati del centrodestra se ne sono dette di tutti i colori. Mettendo in discussione la leadership di Mimmo Tallini e insinuando il dubbio che dietro l'operazione "Udc" possano esserci dinamiche politiche legate alle elezioni regionali e alle comunali di Lamezia Terme. Per sette giorni Abramo è rimasto in silenzio. Ha continuato a lavorare cercando di far ragionare i tre componenti del suo stesso gruppo, tra i nove consiglieri che, per primi, si sono opposti all'ingresso dello Scudo Crociato in giunta. 
Ora, però, stanco dei litigi e amareggiato per le ultime vicende, il sindaco mette a tacere tutti: si riparte da zero. Anzi no. Si riparte da due nuovi  elementi: l'ingresso dell'Udc nella squadra di governo e le modiche intervenute nella composizione dei gruppi. Leggendo queste ultime righe nello stringato comunicato arrivato ieri sera dall'ufficio stampa del Comune, tutto lascia presagire che, forse, Abramo voglia rivedere più di una postazione. Ma la scelta (o le scelte) dipende anche dai nuovi assetti derivati dalla scissione del Pdl tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Di più. Qualcuno è già pronto a chiedere anche l'azzeramento della presidenza del Consiglio (votata dall'assise) e degli incarichi di sottogoverno. Ad ogni modo poche ore ancora e ne sapremo di più. Alle 18, nell'ufficio del sindaco, ci saranno i leader dei partiti accompagnati dai capigruppo: il senatore Piero Aiello con Marco Polimeni, il consigliere regionale Claudio Parente con Carlo Nisticò, il dirigente di Forza Italia, Wanda Ferro e l'assessore regionale/capogruppo di FI, Mimmo Tallini, Eugenio Riccio in rappresentanza del gruppo Catanzaro con Abramo, il segretario provinciale dell'Udc, Salvatore Mazzotta e il leader dello Scudo Crociato, Francesco Talarico. 

CATANZARO - Entro venerdì, al massimo sabato, i partiti della coalizione dovranno indicare o confermare i nomi degli assessori. Sergio Abramo lo dirà stasera. Quando, alle 18, si troverà seduto intorno allo stesso tavolo con le forze politiche che lo hanno portato alla vittoria elettorale non una, ma due volte nello stesso anno. Il day after dell'azzerramento della giunta (LEGGI) si apre all'insegna di mille domande. Consiglieri e assessori sono in fibrillazione. E continueranno ad esserlo per almeno altri sei giorni. Dall'interpartitica di questa sera non uscirà la nuova giunta, ma solamente una base di ragionamento da cui partire per dare vita all'esecutivo bis.  

 

Al tavolo del confronto siederanno i referenti di ciascuna forza politica accompagnati dai relativi capigruppo. Forse con la sola eccezione dell'Udc che affida le trattative al presidente Francesco Talarico e al segretario provinciale Salvatore Mazzotta. Due delegati per ogni partito, nessun altro. Abramo non vuole confusione. Soprattuto in questo momento. E soprattuto dopo aver preso la drastica decisione di licenziare, con un colpo di spugna, una squadra che, a gennaio, egli stesso aveva promosso a pieni voti. Ma le cose cambiano. Ed il clima al Comune non è più quello di due mesi fa. Abramo asseconda, così, la richiesta di chi, alle resistenze dell'ingresso dell'Udc nell'esecutivo, ha risposto per un'intera settimana a muso duro. Dà un segnale alla città.  Cercando di frenare l'onda negativa che, nelle ultime ore, si sta abbattendo su Palazzo de Nobili con lo spinoso caso delle intercettazioni delle telefonate tra assessori e tecnici comunali su multe e appalti (LEGGI). Conversazioni da cui  è scaturita la polemica per gli straordinari imposti ai vigili urbani per presidiare le auto lasciate al parcheggio in occasione della manifestazione Pdl che aveva portato verso Roma simpatizzanti e miltanti del partito. Di più. Con la riunione di questa sera, Abramo vuole far capire una volta per tutte  la bontà del progetto "Udc". Un tentativo poco riuscito durante la settimana. Per sette giorni gli alleati del centrodestra se ne sono dette di tutti i colori. Mettendo in discussione la leadership di Mimmo Tallini e insinuando il dubbio che dietro l'operazione "Udc" possano esserci dinamiche politiche legate alle elezioni regionali e alle comunali di Lamezia Terme. Per sette giorni Abramo è rimasto in silenzio. Ha continuato a lavorare cercando di far ragionare i tre componenti del suo stesso gruppo, tra i nove consiglieri che, per primi, si sono opposti all'ingresso dello Scudo Crociato in giunta. 

Ora, però, stanco dei litigi e amareggiato per le ultime vicende, il sindaco mette a tacere tutti: si riparte da zero. Anzi no. Si riparte da due nuovi  elementi: l'ingresso dell'Udc nella squadra di governo e le modiche intervenute nella composizione dei gruppi. Leggendo queste ultime righe nello stringato comunicato arrivato ieri sera dall'ufficio stampa del Comune, tutto lascia presagire che, forse, Abramo voglia rivedere più di una postazione. Ma la scelta (o le scelte) dipende anche dai nuovi assetti derivati dalla scissione del Pdl tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Di più. Qualcuno è già pronto a chiedere anche l'azzeramento della presidenza del Consiglio (votata dall'assise) e degli incarichi di sottogoverno. Ad ogni modo poche ore ancora e ne sapremo di più. Alle 18, nell'ufficio del sindaco, ci saranno i leader dei partiti accompagnati dai capigruppo: il senatore Piero Aiello con Marco Polimeni, il consigliere regionale Claudio Parente con Carlo Nisticò, il dirigente di Forza Italia, Wanda Ferro e l'assessore regionale/capogruppo di FI, Mimmo Tallini, Eugenio Riccio in rappresentanza del gruppo Catanzaro con Abramo, il segretario provinciale dell'Udc, Salvatore Mazzotta e il leader dello Scudo Crociato, Francesco Talarico. 

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