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Macroregioni, tutti sì
Anche Scopelliti ci sta

Basilicata

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Una proposta che raccoglie un consenso più trasversale di quello che si potrebbe immaginare. Se il sì del presidente Pittella all’ipotesi di fondere in un’unica macroarea sei Regioni del Centro Sud (Calabria, Puglia, Campania, Molise e Abruzzo, oltre che Basilicata) ha colto i lucani di sorpresa, facendo sobbalzare molti dalla sedia, pare proprio che il progetto del governatore campano, Caldoro, abbia già incassato un largo fronte di pareri favorevoli. Il presidente lucano lo aveva detto: dal confronto con i colleghi di altre regioni sarebbero emerse posizioni comuni.

Si è già espresso molto esplicitamente sul tema, il governatore calabrese Giuseppe Scopelliti, che, rivolgendosi direttamente a Renzi, sul tema delle riforme aveva detto: «Si avvii anche una riflessione seria ridisegnando non solo il Senato come Camera delle autonomie, ma anche la geografia della nazione costituendo le macroregioni, che sicuramente con più forza possono concretamente favorire un vero sviluppo coordinato e progressivo del territorio.

Soprattutto per il  Mezzogiorno d’Italia questo consentirebbe la realizzazione di interventi non più  frammentati, che spesso vedono la disputa tra i diversi livelli istituzionali locali, riconducibili ad un quadro strategico preciso che valorizza le risorse naturali e la collocazione nel Mediterraneo». Sostanzialmente in linea, quindi, con le motivazioni addotte dal presidente della Basilicata per spiegare la sua adesione al progetto del governatore campano. Del resto, la posizione di Pittella - per quanto fino a venerdì scorso mai formalmente ufficializzata, e sicuramente mai affrontata nella campagna elettorale - non rappresenta proprio una novità. Il presidente ne aveva già parlato in un’occasione pubblica come del dibattito organizzato  dalla Cisl a Bari, lo scorso febbraio a Bari.

Davanti a uno dei colleghi meridionali di maggior peso, il pugliese Nichi Vendola. Che, a quanto ne sappiamo, almeno ufficialmente, non ha mai preso le distanze dalla posizione di Pittella. Anzi, proprio Vendola, ormai un anno fa, nel corso del VinItaly di Verona aveva ricevuto anche una sorta di investitura da parte del collega Veneto, Luca Zaia, altro fautore della revisione dei confini geografici delle regioni italiane. «Spero che Vendola diventi grande portavoce di una macroregione del Sud», aveva detto il governatore leghista.

Insomma, quella in questione, più che una semplice ipotesi, è  un progetto attorno al quale ci sarebbero ritrovati già in molti. Tra i favorevoli ci sarebbe anche il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che proprio nei giorni scorsi dal suo blog aveva lanciato la provocazione: «E se l’Italia si dividesse in macroregioni?».  

 Fatta la doverosa premessa di una riforma che -  nel caso in cui venisse portata avanti -  richiederebbe comunque tempi molto lunghi, rimangono aperte, però, almeno due questioni fondamentali. La prima come sempre attiene al delicato passaggio dal livello delle dichiarazioni ai fatti: i pratica, come realizzare concretamente la governance del territorio. L’altra, tutta in chiave lucana, attiene, invece, a ragioni di convenienza: per la Basilicata la rinuncia all’autonomia avrebbe inevitabilmente un sapore molto più amaro. Se i lucani oggi  sono chiamati  a una battaglia contro Roma per difendere il diritto di decidere sulla gestione delle risorse del sottosuolo, perché non dovrebbero temere la minaccia che arriva da quest’altro fronte?  Se fossimo insieme ad altre cinque Regioni, chi deciderebbe su materie  strategiche quali acqua e petrolio?  La posizione fino ad adesso risulta quanto meno ambigua.

m.labanaca@luedi.it  

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