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Nì alla riforma
No a macroregioni

Basilicata

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MATERA - Ni alla riforma del titolo quinto che costituisce il grosso del dibattito politico nazionale di queste ore e un no secco all’idea delle macroregioni. Una forte difesa dell’identità e della struttura democratica ed elettiva della Basilicata ma non la rinuncia ad un percorso comune di progettazione con le altre realtà del Mezzogiorno. Attraverso gli strumenti nazionali e comunitari che vengono assicurati e a partire magari dalla programmazione dei fondi 2014-2020 che può avere una visione d’assieme che va anche oltre l’idea e le necessità della singola regione.

Sono alcuni dei messaggi chiari che sono emersi ieri sera a Matera nel corso di un dibattito promosso dal Partito Democratico, introdotto dal capogruppo in Consiglio regionale Roberto Cifarelli, con gran parte del gruppo presente e con il presidente dell’assise di via Anzio Piero Lacorazza e il deputato lucano Vincenzo Folino sul “Il destino delle Regioni - Quali Riforme Istituzionali”.

A chiudere l’appuntamento moderato dal segretario di Matera del Pd, Cosimo Muscaridola c’era il sottosegretario alla Salute e segretario regionale in carica Vito De Filippo.

Ad aprire ed introdurre la questione Roberto Cifarelli che ha chiarito subito: «lo diciamo con chiarezza l’idea delle macroregioni di cui tanto si parla in queste ore non viene avanzata in nessun testo e nessuna proposta scritta. Non è contenuta nella riforma del titolo quinto del Governo. Non esiste. A livello nazionale oggi si discute del Senato e della sua composizione, della possibilità di conservare i senatori eletti, a livello locale si discute di questa riforma che amplia la potestà legislativa dello Stato rispetto alle Regioni. Ad esempio su questioni come le risorse energetiche. Ma non si parla di macroregioni, io credo» aggiunge Cifarelli, «che la somma di più debolezze non può diventare una forza ma solo una debolezza più grande. E questo accadrebbe mettendo insieme le regioni del Mezzogiorno. Altra cosa invece è concertare questioni rilevanti a cominciare da quella di programmazione comunitaria 2014-2020 attraverso l’istituzione di una cabina di regia che però non ha niente a che fare con la scomparsa delle Regioni».

Di problema politico ha parlato il sindaco di Matera Salvatore Adduce quando ha sottolineato che «la soluzione più semplice, teatrale è quella di togliere indennità, parlamentari, eletti, il Senato. E’ la soluzione di chi oggi, Renzi, fa il più furbo di tutti. Ma rimane il problema politico, cioè la necessità di affrontare le questioni che riguardano i cittadini e l’efficacia degli interventi di cui oggi si sente davvero la necessità e l’urgenza». Così come di «necessità di non ridurre con queste azioni i servizi ai cittadini» ha parlato il segretario provinciale Bellitti.

La voglia di cambiamento insomma non va scambiata, questo il messaggio che traspare dal dibattito, con la necessità di cambiare ad ogni costo ed in qualsiasi modo.

«Noi viviamo una contraddizione di 20 anni di tentativi di riforme andati a vuoto ma oggi non dobbiamo correre il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca, ma dobbiamo salvare la democrazia, il campanile, i territori.

Dobbiamo inoltre difendere» ha sostenuto Vincenzo Folino, «ad ogni costo la Basilicata che non può essere messa in discussione e che deve mantenere la propria autonomia».

Chiaro il pensiero del presidente del Consiglio Piero Lacorazza che ha aggiunto: «qui o non si cambia nulla o si vuole farlo troppo in fretta. Io sono favorevole all’idea di una semplificazione, alla necessità che ci siano strumenti di cooperazione territoriale, che ci possano essere gruppi di cooperazione territoriale che possano programmare interventi seguendo le indicazioni e gli strumenti presenti a livello nazionale e comunitario. Ma l’identità democratica di una regione non può essere modificata. Fermo restando che di macroregioni non si parla».

A chiosare le diverse posizioni De Filippo che ha sostenuto: «ci sono ragioni oggettive  per questo tipo di azione sulla modifica del titolo quinto. Di fatto per tre volte è stata tentata questa riforma ed è sempre fallita per vari motivi, ultimo il tentativo di D’Alema. Stavolta è necessario dare un segnale e portarla a termine ma questo non vuol dire che non si possano avere margini di discussione sul provvedimento. A patto che non si tenti di far prevalere la solita politica del benaltrismo che tanti danni ha fatto.

Ora io credo» ha concluso De Filippo, «che questa regione deve partecipare delle sedi che ci sono al dibattito per la sua autonomia facendo valere le sue proposte nelle sedi che ci sono. Non pensiamo a primarie, a congressi ma serve un profilo operativo e la voglia di avviare con le altre regioni del Mezzogiorno pun percorso che esalti le potenzialità progettuali del territorio».

p.quarto@luedi.it

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